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Una Banda di cefali

"Up cefalo to arms"

La vita accanto

 

Mariapia Veladiano, La vita Accanto, Einaudi 2011, pp. 170, 16 €, Premio Calvino 2010

Azzurro come un abito da sposa soltanto immaginato. Azzurro come le pareti di una casa che ci parla d’infanzia. Azzurro come il fiume che inghiottì il dolore, di notte. Azzurro come pezzetti di cielo che mi cascano addosso e mi tagliano tutta.

Una donna brutta non può permettersi nemmeno il lusso del bene materno. Il silenzio la circonda poiché gli altri non osano rivolgerle parole. Di silenzio sono fatte le mura tra madre e figlia, di silenzio sono le carezze che la madre le rivolge, di silenzio è lo scudo di chi va in guerra e ne resta intrappolato. Il silenzio la avvolge poiché lei stessa non osa parlare. Non può dire i propri desideri, anzi non ne ha. Conosce solo ciò che può avere. Ha la musica e le basta.

Il pianoforte è sfida, è riscatto, è ascoltare la vita degli altri perché la propria non esiste. Origliare, tutta la vita. L’udito è l’unico senso che la rende partecipe di qualcosa di cui perde però i pezzi per strada. Il pianoforte è legame, è scappatoia, è speranza se Dio non esiste, è amicizia se Dio non ascolta, è abbandono se Dio non risponde. È risposta al silenzio che non cancella la colpa ma almeno la zittisce. È madre, perché lo scherzo di natura non è certo figlio di Dio.

Vicenza è il teatro di questo accendersi e spegnersi di musica. Con i suoi portici, il Monte Berico, i santuari. Con i suoi fiumi sul fondo dei quali è meglio non rovistare: troppi dolori e troppi segreti. La bruttezza è solo un pretesto per vagare di notte. Vicenza con le sue voci, bisbigli maligni di persone curiose, con le sue ipocrisie che nascondono false verità. Con le sue persone perbene. Con le sue donne: forti, volitive, belle e brutte, vere artefici della realtà, capaci di tutto. Donne che piangono, donne che insegnano, donne che scrivono una storia così.

 

Francesca

 

 

voto: 7

 

 

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