13 ott 2011
The Incident – Porcupine Tree
La sequenza la conosci a memoria e l’istruzione operativa, la tua bibbia, non la leggi più. Pesa, spezza, misura, tacchetta, muovi le ganasce, posiziona il ferro, stringi le ganasce, attiva la macchina, aspetta il botto, ferma tutto, leggi il numero, scrivilo sul foglio di lavoro, cataloga, riparti. Dall’altro lato del bancone la pressa schiaccia cubetti con una sequenza più breve. Pesa, misura e schiaccia. Così per otto ore. Vita quotidiana di un martedì qualunque nel laboratorio di prove meccaniche. Sudore, fatica e mani che accompagnano i movimenti delle macchine. Controllo qualità dei materiali. Bel concetto. Se crolla un palazzo, se cede un ponte tutti sono subito in grado di valutare l’entità della tragedia. La cifra è rappresentata dalla quantità di macerie che passano nei telegiornali, dalla conta dei morti e dalla quantità di ospiti invitati nelle trasmissioni televisive. Noi qui la conta dei danni cerchiamo di farla prima che le cose accadano. E’ quello che ti dice lo sperimentatore mentre esegue l’ennesimo loop. Poi si ferma e ti dice che è arrivato il momento del buon Steven Wilson. Si avvicina al computer e fa partire The Incident dei Porcupine Tree, proprio mentre arriva l’ennesimo cliente stressato. Ha un furgone da scaricare, tanti problemi col Genio civile e soprattutto tanta fretta, che novità. Lo sperimentatore torna proprio quando i Porcupine Tree abbandonano un delicato passaggio acustico per una scarica elettrica. Proprio quando il ferro fa il botto, sincronismo perfetto. Ti dice: “Bello l’album, eh?” , “Si, bello”. Che altro dire su The Incident (l’ultimo lavoro in studio, uscito due anni fa) se non che è un disco che suscita subito grande interesse, a partire dalla struttura. Il lavoro è suddiviso in due parti: la prima è un concept album, una sola traccia lunga 55 minuti, The Incident, suddivisa in 14 episodi. Il secondo disco contiene 4 bonus track che non aggiungono e non tolgono niente al primo. Dentro questo lavoro ci trovi tutto: psichedelia, hard rock ed elettronica. Time Flies è un chiaro omaggio ai Pink Floyd di Animals. Finisco per ascoltarlo interamente al laboratorio, ricavando piacevoli suggestioni. Steven Wilson attraversa generi e suoni come fossero luoghi e paesaggi, e ci metti poco a farti trascinare nel viaggio anche se ti trovi ad ascoltare musica in posti in cui l’armonia è difficile.
Voto: 7,5
TRACKLIST
CD 1:
The incident
i. “Occam’s razor”
ii. “The blind house”
iii. “Great expectations”
iv. “Kneel and disconnect”
v. “Drawing the line”
vi. “The incident”
vii. “Your unpleasant family”
viii. “The yellow windows of the evening train”
ix. “Time flies”
x. “Degree zero of liberty”
xi. “Octane twisted”
xii. “The séance”
xiii. “Circle of manias”
xiv. “I drive the hearse”
CD2:
1. Flicker
2. Bonnie the cat
3. Black Dahlia
4. Remember me lover



1
Monica dice:
Pubblicato il 14-10-2011 alle 10:29
Vuoi dimostrare di essere un po’ esterofilo?:D
Bella recensione. Sei originale come sempre, ma continuo a preferire quella di passione.
Ho quasi letto tutte le recensioni e posso dire che tu e Mariangela siete i miei cefali preferiti.
Un bacio dalla vostra affezionata fan romana
Monica.
2
Fabio dice:
Pubblicato il 14-10-2011 alle 18:11
Beh si:D
comunque grazie Monica
troppo buona
pure con Mariangela che non se lo merita:P