Libri

Published on marzo 14th, 2017 | by Fabio D'Angelo

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Il peso minimo della bellezza

Azzurra de Paola, Il peso minimo della bellezza. Collana Penne, LiberAria Editrice (2016), pp 173, 12,00 euro.

Tempo fa, in una trasmissione televisiva, partendo da una discussione legata ad un fatto di cronaca che aveva sconvolto l’opinione pubblica, tanto da provocare una sorta di seduta di analisi collettiva, ci si chiedeva quali e quanti fossero i passaggi, razionali o meno, capaci di influenzare il legame, talvolta oscuro, tra una madre e un figlio. Una domanda complicata, visto che anche chi non ha mai letto (come il sottoscritto) libri di psicologia sul tema, può facilmente intuire il fatto che la maternità non segue le leggi di linearità: è per definizione un evento straordinario e in quanto tale racchiude in sé tutta la complessità, la conflittualità e il mistero dell’esistenza stessa.

Ciò nonostante, una risposta credibile a questa domanda la fornisce Azzurra de Paola, una giovane poetessa, con il suo romanzo di esordio Il peso minimo della bellezza, edito da LiberAria. 

Un libro straordinario, soprattutto per la capacità di scavare con le parole dentro l’origine di tutte le storie, quella tra una madre e un figlio.

Azzurra De Paola, lo fa bene grazie al racconto di un legame volutamente esasperato tra una madre e un figlio, che qui viene scomposto razionalmente in fasi (negazione, rabbia, patteggiamento, depressione, accettazione, la morte e il morire, la fine). 

Il figlio, a cui viene lasciato il compito del racconto (della madre leggiamo solo brevi pagine del diario), ha un handicap affettivo evidente, certificato da una visione ossessiva e oppressiva, che si sublima in una rivendicazioni di un rapporto esclusivo. 

“Ero stato io a volerlo in casa. Ero stato io a dire che sì, si poteva sedere accanto a te. Ero stato io a rendere possibile che ti raggiungesse. Aveva usato me per arrivare a te e adesso mi scaricava, mi chiudeva in una stanza a dormire pensando che non mi sarei accorto del rapimento. Ero stato io a dirgli che poteva continuare a guardare le nuvole con noi. Trovai all’improvviso piuttosto assurdo che lui stesse seduto tranquillo accanto alle tue mani e che ti toccasse con disinvoltura. Non eri sua.”.

Questo senso di unicità finisce per mettere in discussione il senso stesso del “Desiderio”, quello di maternità, che è forse la forma umana più evoluta di sopravvivenza, intesa come la capacità di sopravvivere a se stessi.

Un desiderio che può manifestarsi anche attraverso un bisogno istintivo, ma che nel  figlio genera rancore e rabbia e che finisce col creare una relazione tanto intensa, quanto morbosa, in cui ogni forma di possibile distacco del cordone ombelicale provoca un dolore come di un’amputazione. 

“Ero così triste quando passava del tempo con noi. Mi sentivo così male quando i tuoi occhi si staccavano da me e si posavano su di lui. Pensavo: adesso lo toccherà. Allungherà la mano per sentire che esiste che c’è, che è vero quanto lo sono io. Ma poi. Poi non lo hai mai toccato. Non per davvero. Non per sondarne la consistenza ma per circostanza, per educazione. Però lo amavi.”.

Di questo rapporto doloroso e intenso, Azzurra de Paola non risparmia nulla al lettore. Mentre vi fate trasportare dal  flusso narrativo del figlio, memorizzate le parole, archiviate i capitoli e le varie fasi, sentirete sempre più una sensazione opprimente, come quella prodotta dallo sguardo del figlio che approva e che rimprovera. Conoscete la sensazione? Sì, la conoscete. Uno sguardo che pesa, fino a sentirlo sulla pelle. 

Il peso minimo della bellezza è così.

Fabio D’Angelo

Il peso minimo della bellezza Fabio D'Angelo

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è uno splendido trentenne che vive a Casalnuovo di Napoli e, avendo poche esigenze, se la passa moderatamente bene.



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