Musica

Published on marzo 24th, 2017 | by Fabio D'Angelo

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A casa tutto bene – Brunori Sas – Recensione

Brunori Sas, A casa tutto bene. Picicca Dischi (2017), 14,99 euro.


In principio era l’ovosodo di Piero Mansani, il protagonista di un film di Virzì di circa vent’anni fa (Ovosodo per l’appunto), che sintetizzò così un sentimento collettivo/generazionale: “chi lo sa, forse sono rincorbellito del tutto, o forse sono felice… a parte quella specie di ovo sodo dentro, che non va né in su né in giù, ma che ormai mi fa compagnia come un vecchio amico”.

Lo ricordate, no? Perché quel senso di pesantezza, digestione difficile o cattivi presagi oggi è cresciuto fino al punto di tracimare e diventare nell’ultimo album di Brunori Sas, al secolo Dario Brunori, A casa tutto bene, un vero e proprio trattato sociologico sull’Italia di oggi con tanto di occhio di riguardo sui trentenni.

Se l’ovosodo di Mansani era un misto tra fisiologica insoddisfazione tardoadolescenziale e paura del futuro con cui abbiamo dovuto imparare a convivere sin da bambini, per la precisione, dal momento in cui genitori, zii e nonni, dopo il nostro primo accenno di parola, buttano lì quella domanda che ci perseguiterà per tutta la vita: “cosa vuoi fare da grande?”, la paura di cui ci parla Brunori ne è la diretta conseguenza: un sentimento più profondo che parte da quel qualcosa che non va né in su né in giù e che stentiamo ancora a definire.

Chiedi, quindi, ora a uno tardo trentenne che se la passa moderatamente bene che cos’è l’ovo sodo e lui ti risponderà con una frase che è un capolavoro sociologico-generazionale e che solo per pura coincidenza coincide l’incipit di A casa tutto bene:

“te ne sei accorto sì? che parti per scalare le montagne e poi ti fermi al primo ristorante e non ci pensi più”.

Per poi rincarare la dose:

“Te ne sei accorto, sì?/Che passi tutto il giorno a disegnare/Quella barchetta ferma in mezzo al mare/E non ti butti mai”.

E concludere, infine, con il botto:

“La verità è che ti fa paura/l’idea di scomparire/l’idea che tutto quello a cui ti aggrappi/prima o poi dovrà finire”.

Cioè, con la triste presa d’atto che il tempo passa e se uno ci pensa quasi si commuove. Ed è imbarazzante perché si capisce che anche noi come Brunori iniziamo ad avere paura della fine.

E ora, se non ci avete fatto caso, vi segnalo il fatto che siamo ancora alla prima canzone dell’album, La verità, e potremmo chiuderla già così. E invece no. Perché questo Brunori è diverso: lui sta male per tutti noi trentenni. E va ascoltato fino alla fine, proprio come i cantautori d’un tempo, capaci di fotografare un momento storico, parlando di loro e anche un po’ di noi.

E allora cè un Paese che ristagna, travolto da veloci cambiamenti e situazioni internazionali gravi. C’è la crisi culturale, civile, politica ed economica. E ci sono i cambiamenti, le incertezze e l’eccessiva flessibilità prodotta da quella che il sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman chiamava modernità liquida (“abbandonate ogni speranza di totalità, futura come passata, voi che entrate nel mondo della modernità liquida.”), che lui cita ne La vita liquida:

Liquido è il lavoro e il sesso e le mie convinzioni/liquide le ideologie e le nuove religioni/Liquidi i valori ed il mio senso del dovere liquida è una lacrima che mi aiuta a non vedere/che sono un uomo liquido e sotto questo sole/potrei evaporare/e trasformarmi in nuvola/magari un temporale”.

Tutto questo ha favorito il ritorno di vecchi mali che pensavamo ormai sconfitti dalla storia. Bene, non è il momento di stare a guardare e un Brunori quasi gramsciano, con una frase, ci tira fuori dalla zona franca di indifferenza in cui ci siamo rintanati (L’uomo nero):

“Io che sorseggio l’ennesimo amaro/ seduto a un tavolo sui Navigli/Pensando in fondo va tutto bene/Mi basta solo non fare figli/E invece no”.

 È proprio qui che il nostro adempie pienamente al ruolo di artista e ci impone di capire le cose, catapultandoci nella realtà senza indorare la pillola, come faceva, invece, attraverso l’uso garbato dell’ironia negli album precedenti. Approccio degregoriano, se volete, come in Canzoni contro la paura, il brano manifesto del suo A casa tutto bene:

“E invece no tu vuoi canzoni emozionanti, che ti acchiappano alla gola senza tanti complimenti, canzoni come sblerle in faccia per costringerti a pensare, canzoni belle da restarci male. Quelle canzoni da cantare a squarciagola, come se cinquemila voci diventassero una sola, canzoni che ti amo ancora anche se è triste, anche se è dura, canzoni contro la paura”.

O gaberiano, quando sempre ne l’uomo nero riformula il concetto di “Non ho paura di Berlusconi in sé, ma di Berlusconi in me”:

Ed hai notato che l’uomo nero/Semina anche nel mio cervello/Quando piuttosto che aprire la porta/La chiudo a chiave col chiavistello/Quando ho temuto per la mia vita/Seduto su un autobus di Milano/Solo perché un ragazzino arabo/Si è messo a pregare dicendo il corano.”

O quando in Don Abbondio riscopre una sana dose di sentimento antitaliano:

“Don Abbondio nelle scuse, nelle giustificazioni/nelle statue, nelle piazze, nelle commemorazioni/nella voce di un padrone che non devi nominare/ nella bocca che si apre solamente per mangiare/e no stasera no”.

In tutto A casa tutto bene è chiaro e forte il sentimento di amarezza e una certa consapevolezza, che è un po’ quella di Rocky Balboa di “Se io posso cambiare e voi potete cambiare… tutto il mondo può cambiare!”. Brunori fa suo il concetto partendo dal suono: sintetizzatori, archi e l’immancabile chitarra che – come già nell’album precedente Il cammino di Santiago in taxi, Vol. 3 – non ha più quell’effetto mille note. E scegliendo un outfit da torero (Il costume da torero), che il mondo ha ancora bisogno di supereroi.

 “La realtà è una merda, ma non finisce qua/Passami il mantello nero, il costume da torero/Oggi salvo il mondo intero/Con un pugno di poesie/Non sarò mai abbastanza cinico/Da smettere di credere/Che il mondo possa essere/Migliore di com’è/Ma non sarò neanche tanto stupido da credere/Che il mondo possa crescere/Se non parto da me”.

Fabio D’Angelo

 

Tracklist

– La verità

– L’uomo nero

– Canzone contro la paura

– Lamezia Milano

– Colpo di pistola

– La vita liquida

– Diego e io

– Sabato bestiale

– Don Abbondio

– Il costume da torero

– Secondo me

– La vita pensata

 

A casa tutto bene – Brunori Sas – Recensione Fabio D'Angelo

Summary:

4

Voto


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About the Author

è uno splendido trentenne che vive a Casalnuovo di Napoli e, avendo poche esigenze, se la passa moderatamente bene.



2 Responses to A casa tutto bene – Brunori Sas – Recensione

  1. Raffa says:

    Più che una recensione, un vero spiegone del Brunori pensiero. Fantastica <3

    ps. sei brillante e simpatico come durante le presentazioni dei libri

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