Libri

Published on aprile 4th, 2017 | by Roberta Rega

0

La passione secondo Matteo

La passione secondo Matteo, Paolo Zardi, Edizioni Neo 2017

 Qual è il modo giusto per parlare di eutanasia? Forse non parlarne affatto. Ovvero, non affrontando apertamente la questione come dibattito nazionale o diritto individuale, ma facendolo semplicemente accadere nella vita del singolo. Come ci ha abituato nei precedenti XXI Secolo, Antropometria e Il giorno che diventammo umani, Paolo Zardi riesce ad accompagnare il lettore attraverso sentieri molto complicati dell’esistenza senza la gravità delle grandi domande, ma con l’unica risposta in grado di dare loro un senso: le scelte quotidiane, le relazioni, le reazioni delle persone agli eventi. In questo modo, questioni fondative del pensiero contemporaneo vengono calate nell’unica cosa che conta: la realtà delle nostre vite. Per dirla diversamente, andando a scomodare il Franco Battiato di qualche anno fa, “un vecchio cameriere, anche la sua coscienza getta sulla terra dolori e sofferenza”.

Questa volta la coscienza è quella di Giovanni, un vecchio giornalista che dopo una vita disordinata e gaudente deve affrontare un inesorabile declino fisico per mano di una malattia degenerativa. Tutto lo splendore dei suoi giorni passati si converte nella miseria di un presente fatto di cateteri e ospedali, e di una impotenza assoluta verso il proprio corpo.

Spesso aveva preso in considerazione l’idea della morte, ma era vissuto nella convinzione che riguardasse esclusivamente gli altri: c’erano persone che agli incroci stradali non davano la precedenza, altre che camminavano senza guardare dove mettevano i piedi, altre ancora che non si facevano mai le analisi del sangue. Si moriva per disattenzione, pigrizia; lui, non si era mai distratto. Perché il suo corpo lo stava abbandonando? Cosa si era dimenticato di fare? Avrebbe voluto che il proprio destino fosse separato da quello che attendeva la sua carne; ma quella carne, ora gli era chiaro, era lui.

Come non ringraziare Paolo Zardi per averci ricordato che non abbiamo un corpo, ma che siamo un corpo? Oltre che viveur e intellettuale part time, Giovanni è stato anche un padre assente ma significativo nella vita dei suoi due figli, Giulia e Matteo; l’una siciliana, militante, innamorata del padre (forse come di ogni uomo che non l’ha voluta), l’altro diligente e osservante di ogni morale prestabilita, legatissimo alla memoria di una madre ultra cattolica. Già il racconto del concepimento dal sapore felliniano di Matteo – durante una gita a Roma – presagisce l’incapacità di comprendere e conoscere completamente la vita dell’altro, di recintarla sulla base di aspetti fattivi della sua esistenza: è a questo punto che il viaggio in Ucraina verso un padre in cerca di aiuto per morire diventa formativo, anche se Matteo e Giulia hanno superato i quaranta. Quel caos, fatalità o destino, che ha deciso di prendere il corpo di Giovanni, ha deciso anche di confondere Matteo e Giulia, di rimetterli in gioco. Matteo ha sempre seguito le regole, vi ha trovato rifugio e conforto, ha pianificato ogni mossa per diventare un uomo obbediente, pacato e utile, un uomo senza dubbi e senza fronzoli: normale. Nel difendere e spiegare la necessità di una vita ordinaria, non mancheranno cadute e colpi di scena da parte di Matteo, perché fortunatamente, come insegna Caetano Veloso, “da vicino nessuno è normale” (de perto ninguém é normal).

Sarebbe banale parlare della dialettica tra i due fratelli, così diversi tra loro, uno sposato con prole, instancabile lavoratore e dalla fede incrollabile, l’altra scrittrice intrappolata in una eterna adolescenza fatta di uomini sbagliati e seminterrati adibiti a case, ma anche qui Zardi ci suggerisce una prospettiva sul caso da non sottovalutare. Chi sono i veri testimoni del nostro tempo – coloro che ne creano i presupposti col proprio lavoro, o la schiera degli osservatori esterni?

Con la bocca attaccata al vetro riprese a parlare, sottovoce: «È giusto così. È giusto. Io sono la pecora bianca, il figlio che ha scelto di essere serio, quello noioso, il figlio che fa il suo dovere. Io lavoro in un’azienda bancaria, Giulia scrive. Questa è la differenza. Io vivo pensando a come costruire qualcosa per i miei figli, lei racconta il mondo. Ma mi vengono i brividi a pensare che sia lei a descrivere questa nostra epoca. Cosa penseranno di noi tra cento anni? Cosa diranno quando leggeranno i libri scritti da persone come lei?»

Con la sua solita prosa pulita e profonda, Paolo Zardi affonda il colpo e squarcia la superficie per osservare il buio che si nasconde dietro ogni tentativo di normalità, perché nessuno è compiuto, nessuno è redento. Non c’è salvezza, ed è giusto così, in questo romanzo intriso di una religiosità sghemba e imperfetta, dove ad affascinare non sono tanto le risposte che la narrazione fornisce, in un modo o nell’altro, ma l’attimo prima di ogni svolta, in cui tutto è possibile, tutto è discutibile, e non c’è morale in grado di forzare gli argini del desiderio.

Roberta Rega

 

 

La passione secondo Matteo Roberta Rega

Summary:

4

Voto


Tags: , , , , , , , , ,


About the Author

“Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti”



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to Top ↑
  • Iscriviti alla nostra Newsletter

  • Seguici su facebook!

  • #unabandadicefali su Instagram

  • Vincitori del premio Radiolibri

    Vincitori del premio Radiolibri
  • Consigli per gli acquisti:


  • BBB (Book Bloggers Blabberling)

    BBB (Book Bloggers Blabberling)
  • Verità per Giulio Regeni

    Verità per Giulio Regeni