Libri

Published on maggio 15th, 2017 | by Guest

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Trentacinque secondi ancora

Lorenzo Iervolino, Trentacinque secondi ancora, 66thand2nd editore, 2017. pp 283

Raccontare una storia è quello che ci spinge ad impugnare una penna e cominciare a scrivere. Ci vuole coraggio per raccontare storie e più esse sono importanti più ci fanno sentire piccoli, incapaci; insinuando in noi il dubbio di non essere all’altezza e alimentando allo stesso tempo il desiderio di superare i nostri limiti.
Ecco, la storia di Tommie Smith e John Carlos è una storia pesante, di quelle che ci fanno sentire piccoli e incapaci; ed è per questo una storia da raccontare. Da raccontar bene con fedeltà, attenzione e intelligenza.
Cosa che riesce alla perfezione a Lorenzo Iervolino, nel suo Trentacinque secondi ancora. Lo scrittore accetta con umiltà e vocazione di sparire tra le pagine del suo libro, di adombrarsi per lasciare spazio ai suoi personaggi, a quei due grandi atleti che alle olimpiadi di Città del Messico 1968, dopo aver corso i 200 metri, salirono sul podio olimpico con ai piedi soltanto i calzini scuri a simboleggiare la povertà di tutti i neri d’America, alzarono il pugno guantato di nero verso il cielo e chinarono il capo, mentre nello stadio ammutolito risuonava l’inno degli Stati Uniti d’America.
Come i due corridori scelsero di rinunciare alla gloria individuale per trasformare quella che sarebbe stata una semplice premiazione in un momento di riscatto e rivolta; così Iervolino, da narratore a servizio di una storia, si libera dell’egocentrismo imperante nella narrativa contemporanea e accetta di ridursi a strumento umano per dar voce ad altri; prova silenziosamente ad alzar la voce e con il suo gesto di scrittore fa parlare chi è stato costretto troppo a lungo al silenzio.
Questo libro va finalmente oltre l’immagine celeberrima, che ritrae i due campioni sul podio olimpico, in compagnia di Peter Norman. Un’immagine iconica che proprio per la sua efficacia e potenza espressiva ha però elevato, ed insieme ridotto, i due atleti protagonisti, a creature inumane prive di esistenza reale e vulnerabilità. Era dunque necessario tornare a parlare degli uomini,  sviscerare il significato e le motivazioni che spinsero i due atleti a quel gesto fiero, coraggioso e per alcuni offensivo, quasi profano. Era necessario raccontare il momento in cui quel gesto venne compiuto, perché ricostruendo il passato si può meglio scrutare il presente e comprendere l’incessante bisogno di rivolta del popolo afroamericano. E così capire che quella dei neri d’America, come tutte le rivolte, può essere reale soltanto se permanente.
Trentacinque secondi ancora ci mostra la vita, il percorso e la corsa di Tommie Smith e John Carlos, narrando il prima, il dopo e il durante.  
Lorenzo Iervolino ha preso tra le mani una grande storia e ci ha cucito un potente romanzo, creando un libro importante per tutti. Per Smith e Carlos innanzitutto, ma anche per gli sportivi professionisti e per quelli dilettanti. Per me, per voi e per l’editoria italiana che ha sempre bisogno di qualcuno in grado di ricordarle che raccontare con fedeltà e precisione una storia dovrebbe essere il primo dovere di ogni narratore, perché lo scrittore non si riduca ad un pagliaccio sempre in cerca di attenzioni, ma sia piuttosto uno strumento nelle mani del mondo, in grado di far risuonare con le sue parole e la sua arte gli infiniti volti dell’umanità.

Cristian Carosella

 

Trentacinque secondi ancora Guest

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4.5

Voto


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