Recensioni

Published on maggio 16th, 2017 | by Noemi Borghese

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American Gods

Ideatori: Bryan Fuller, Michael Green, basato sull’omonimo romanzo di Neil Gaiman

Genere: Drama, Fantasy

Durata: 59-63’ (a episodio)

Lingua originale: inglese

Stagioni: 1

Episodi: 3 puntate

Cast: Ricky Whittle, Emily Browning, Crispin Glover, Bruce Langley, Yetide Badaki

Distribuzione: STARZ Originals

Prima Tv: 1 Maggio 2017, USA


Per chi non lo sapesse, Neil Gaiman è autore di tantissime storie. Fumetti e libri, sempre animate da una capacità graffiante che ti trascina nel cuore di ogni personaggio.

Impossibile non innamorarsi di Death, la sua Morte saggia e sbarazzina, o del fratello Destiny, onnisciente e malinconico. E di tutta la serie di fratelli Delirium, Dream, Desire, Destruction, Despair. Emozioni e sentimenti umani resi divinità, come riesce Neil Gaiman a giocare con storie costruite su simboli – anzi, su allegorie – probabilmente oggi non riesce nessuno.

La serie di oggi, American Gods, è tratta proprio da uno dei suoi romanzi, uno dei più riusciti dell’autore, premiato nel 2001 e nel 2002 e responsabile di aver toccato le stesse corde che tocca il fantasy, ambientando sempre ogni storia in un tempo vicino al nostro.

I don’t like you, Mister Wednesday, or whatever your real name may be. We are not friends. I don’t know how you got off that plane without me seeing you, or how you trailed me here. But I’m impressed. You have class. And I’m at a loose end right now. You should know that when we’re done, I’ll be gone. And if you piss me off, I’ll be gone too. Until then, I’ll work for you.

Come al solito, proverò a raccontarvi la trama di American Gods senza troppi spoiler.

Shadow è un carcerato che viene improvvisamente rilasciato a pochi giorni dalla scadenza del periodo in prigione perché gli comunicano la morte della moglie. Durante il viaggio necessario per giungere alla città in cui si terrà il funerale della consorte, Shadow accetterà di lavorare con uno strano individuo conosciuto lungo il tragitto.

Beffardo e provocatorio, Wednesday lo recluterà come sua guardia del corpo, e lo porterà con sé in un’avventura che non capita tutti i giorni: il nuovo capo di Shadow è infatti il Dio Odino, intenzionato a radunare tutti gli antichi dei, per combattere una guerra contro le nuove dininità.

The devil is in the details.

Gli American Gods – non vi sto raccontando la serie giuro, ricordo il libro come se l’avessi divorato ieri e non a 19 anni – di Neil letteralmente vivono nella serie esattamente come il suo creatore li aveva immaginati: scrittura e riprese sono state realizzate sotto la costante supervisione di Gaiman che non ha mai negato il proprio apprezzamento per come la serie è nata ed è stata realizzata.

Musiche, colori, fotografia e personaggi rendono le trame di American Gods affascinanti quanto e più del libro, e dipingono il rapporto tra umano e divino in quel modo che la noiosa religione monoteista ci ha strappato per sempre: un’unica divinità ci viene raccontata come immanente, ma di fatto è e dovrà essere per sempre trascendente.

Se fin qui avete seguito di pari passo e arrancando con svariate definizioni cercate su Wikipedia, tranquilli: sto per svelarvi i motivi per cui American Gods spakkaicooli.
*tolgo gli occhialetti*

You are already dead, asshole. At least die a sacrifice for something worthwhile.

Vi ho accennato  come American Gods sia una narrazione fantasy: forse perché i personaggi non sono veri? No, tutt’altro: sono veri e propri concentrati del meglio – e del peggio – delle emozioni e delle caratteristiche umane.
Si tratta di narrazione fantasy perché come con Tolkien, Martin e King, American Gods è completamente costruito sul bisogno infantile di conoscere il gigantesco mostro, studiarlo e circondarlo, e poi distruggerlo.

I romanzi di avventura, diretti discendenti dell’epos che ha caratterizzato la letteratura occidentale – e non hanno bisogno di eroi, anti eroi, amici e nemici, amore e guerra, e hanno bisogno di divinità: da rispettare e da combattere. E nel romanzo di Neil Gaiman troviamo divinità celtiche, slave, africane, irlandesi, americane, indiane, a combattere la guerra per gli umani.

Quando inventeranno il gioco di ruolo di American Gods, insomma, sapete dove trovarmi.

Ve lo ricordate il cattivissimo supermostro-diavolo di Fantasia? Era Chernobog, ispirato al Dracula di Bela Lugosi. Chernobog è una delle divinità che troverete nella serie e OMMIODIO questa serie spakkaicooli!

 

Perché guardare American Gods? 

Per Wednesday e il suo occhio, per Bilquis e la sua origine-della-vita, per fotografia e post-produzione, perché ho capito tutta la recensione senza googlare mai niente, perché The Old and The New Gods l’ho già sentito da qualche parte.

Perché non guardare American Gods?

Perché il politeismo è sbagliato, perché ho figliato di recente, perché anche se a Gaiman è piaciuta sono certo che il libro sia mille volte meglio!!!, perché non ho comunque letto il libro, perché dopo le tette di Bilquis ho una specie di ansia da prestazione.

Noemi Borghese

American Gods Noemi Borghese

Summary:

5

Voto


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Ho sbagliato tutto, fatemi scendere, voglio fare la ballerina!



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