Fumetti

Published on giugno 29th, 2017 | by Martina Caschera

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Reverie – Review Party

Reverie

Il fumetto Rêverie, di Golo Zhao, è tra i primi ad aprire la collana “Băo宝” (in cinese,“tesoro”) dell’omonima casa editrice italiana, che si propone di pubblicare una serie di fumetti realizzati proprio da autori cinesi.

Rêverie si presenta come un’opera attesissima, la “consacrazione autoriale di Golo Zhao” e viene mandata alle stampe in Italia, prima che in ogni altra parte del mondo.

Al primo impatto (visivo) con il fumetto si ha la sensazione di essere immersi in un altro mondo, delicato e sognante: merito di un’elegante bicromia che ci abbraccia con tonalità bianco-ocra. Procedendo nella lettura quest’impressione viene confermata dall’intreccio, dalla costruzione dei personaggi e dalla composizione grafica complessiva.

Si tratta di un graphic novel che deve molto alla tradizione fumettistica europea (francese, in particolare) e nipponica. Il racconto è, non a caso, ambientato a Parigi, dove il protagonista cinese Z-Jun si trova per un breve periodo e in compagnia di una ragazza francese di origini cinesi, che lui chiama indifferentemente Dominique e XiaoYu, con la quale sembra sbocciare una tenera storia d’amore.

Dal punto di vista narrativo, la caratteristica principale è la regolare interruzione del racconto, nel quale si incastonano, come pietre di una collana, una serie di brevi episodi autoconclusivi, che catapultano il lettore fuori dalla storia. La maggior parte di questi intermezzi sono completamente dal racconto se non per alcuni elementi grafici che si ripetono e per il tema dell’amore, declinato con originalità. La storia del detective Nicolas invece ricorre, come un percorso parallelo che si interseca alla narrazione che (crediamo) principale, e solo alla fine ne comprendiamo il motivo.

In generale, la sospensione culturale ed esistenziale del protagonista sembra essere la vera protagonista. Essa si concretizza visivamente come costante ambiguità (e a tratti anche confusione) tra realtà e apparenza, e testualmente con il ricorso a frequenti citazioni filosofiche, letterarie e artistiche. Tra tutte, spicca l’intrusione di Debussy, a cui l’autore fa riferimento per il titolo dell’opera, e Hopper (che sbucano tra le pagine non solo metaforicamente).

Onomatopee lasciate in lingua originale (accortezza editoriale), penetrano tra le linee del disegno, mimetizzandosi. Segni del pennarello e del bianchetto donano all’opera – graficamente impeccabile- un tocco di materialità. Golo Zhao sfoggia particolare maestria nella ricostruzioni architettoniche e negli sfondi in generale.

Con l’esclusione di un’estetica che strizza l’occhio anche alla tradizione fumettistica nipponica, gli amanti del fumetto asiatico resteranno a bocca asciutta, così come i curiosi che si aspetterebbero maggiore “cinesità”. Pochi infatti i riferimenti “facili” alla cultura orientale: sappiamo che il protagonista è cinese, che la sua amica è di origini cinesi, e alcuni elementi della storia della Terra di mezzo compaiono in un breve racconto fantascientifico sul tempo e sulla storia. Ma è lo stesso protagonista, Z-Jun a spiegarci le motivazioni attraverso la scena forse più accattivante dell’intero fumetto, quella dell’incontro con i “maestri” occidentali.

Nonostante alla lunga risulti un po’ troppo vago e dispersivo (si consigliano pause nella lettura), nel complesso si tratta di un fumetto molto gradevole ed interessante, soprattutto visivamente, ed originale, per il modo non superficiale con il quale affronta il tema dell’interculturalità.

Martina Caschera

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