Recensioni

Published on luglio 3rd, 2017 | by Selvaggia Serini

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Glow


Titolo: GLOW
Genere: dramedy, sport
Durata: 35 minuti
Lingua originale: inglese
Stagioni: 1 (10 episodi)
Cast: Alison Brie, Betty Gilpin, Sydelle Noel, Marc Maron
Prima TV: 23 giugno 2017
Distribuzione: Netflix

Trama (spoiler free): Siamo negli anni ’80. Ruth (Alison Brie) è un’attricetta di scarso successo, una secchiona della recitazione, che si scontra con una realtà di piccole parti tutte uguali, e ha la propria grande occasione quando ha la possibilità di entrare a far parte di un gruppo di wrestler improvvisate, guidate da Sam Sylvia (Marc Maron), regista di film sexploitation dalla vita privata e professionale non proprio impeccabile, che ha intenzione di creare uno show di successo con delle donne lottatrici.

Glow, una banda di cefali, recensione

Miss Banalotty

Considerato un po’ il fratello minore di Orange Is The New Black, con cui ha in comune la penna di Carly Mensch, GLOW sembra seguire alcuni aspetti che hanno definito il successo del più noto predecessore: un gruppo di donne, dai caratteri più disparati; un uomo di polso ma paterno che le guida; una certa dose di umorismo, anche grottesco, spolverata anche nei momenti più drammatici.
Per ora, però, GLOW sembra mantenere un approccio più realistico alla narrazione: là dove, dalla terza stagione, OITNB ha preso una deriva più alla Breakfast Club che alla Le Ali della Libertà, GLOW tenta di farci rimanere con i piedi ben piantati per terra.
Il cast, dalla protagonista alle comprimarie, funziona benissimo. Lo spettacolo messo in piedi da Sam Sylvia è l’ultima spiaggia per un ventaglio implausibile di persone: dalla figlia di wrestler osteggiata dal padre alla ragazza pakistana costretta a recitare come terrorista araba, o alla nera che si trova a vestire i panni della Welfare Queen, stereotipo razzista della nera sfaticata che vive alle spalle dell’America reaganiana. 

Glow, una banda di cefali, recensione

Io non la contrarierei.

La forza della serie, oltre a quella prettamente fisica (salti, schienate, rimbalzi sulle corde), è nella grande caratterizzazione delle variabili umane, nella delicatezza con la quale viene toccata la diversità più esplicita (dirò solo Sheila the She-Wolf), ma anche nel costante senso di disagio che permea le immagini. Una California sbiadita e sporca, tante solitudini che comunque non impediscono allo spettatore di liberarsi in grasse risate, rendono GLOW un prodotto più complesso rispetto alla confezione nel quale è avvolto, posando strato su strato le molte sfaccettature di questa prima stagione.

Glow, una banda di cefali, recensione

Sfaccettature? Più brillantini, direi.

Gli anni ’80, che dovevano apparire come il momento di liberazione totale della donna dopo le lotte del decennio precedente, si mostrano alle protagoniste come un baraccone di apparenze, nel quale lo stereotipo è l’unico mezzo comunicativo che funzioni e nel quale la dicotomia buono/cattivo può paradossalmente liberarle da se stesse.
Tutta la serie danza intorno ai meccanismi artistici di creazione e rappresentazione, portandoci a tifare apertamente per la nostra preferita (e quindi sì, gli stereotipi funzionano ancora).
GLOW ci ricorda che non basta urlare al Girl Power per avere davvero del Girl Power, ma che la strada è lunga e sgradevole, come in una demolizione del sogno americano, che negli anni ’80 iniziava già a creparsi.
Quello che però rimane alla fine è la sicurezza che, da quelle crepe sempre più ampie, passino raggi di luce e brillantini tanto forti da lasciarci abbagliati.

Glow, una banda di cefali, recensione

Bring it on!

 

PERCHÉ VEDERE GLOW:
– Perché in cameretta avevo il poster di Hulk Hogan;
– Perché adoro le serie con un cast femminile;
– Perché OITNB mi ha stancata;
– Perché ho sempre sognato di provare la back body drop.

PERCHÉ NON VEDERE GLOW:
– Perché basta co’ ‘ste donne! Mo’ si metteranno pure in testa di voler giocare a pallone!
– Perché per me gli anni ’80 sono solo Righeira e Calippo;
– Perché non mi sento pronto;
– Perché ho un elettroencefalogramma piatto.

Selvaggia Serini

Glow Selvaggia Serini

Summary:

4.5

Voto


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