Libri Qualcuno ha lasciato la luna nel bagno accesa soltanto a metà, recensione, una banda di cefali

Published on luglio 11th, 2017 | by Roberta Rega

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Qualcuno ha lasciato la luna nel bagno accesa soltanto a metà

Qualcuno ha lasciato la luna nel bagno accesa soltanto a metà, recensione, una banda di cefali

Fabio Morpurgo, Qualcuno ha lasciato la luna nel bagno accesa soltanto a metà, Transeuropa Racconti. 16 euro, pp 184.

“Ognuno di noi è sopra queste zattere, – iniziò la donna, indicando uno dei pacchetti di biscotti. – Immaginali come dei continenti che vanno alla deriva e dove viviamo per la maggior parte del nostro tempo, inconsapevoli di cosa ci potrebbe aspettare sulle altre zattere. Quello che c’è su ognuna di queste zattere è la nostra vita, quella che ci è data quando siamo nati, quella che non abbiamo chiesto. Non siamo soli, è logico, ma è come se lo fossimo, perché noi vogliamo raggiungere qualcosa, qualcosa che desideriamo immensamente, che fa parte del nostro destino e verso cui dobbiamo andare. Ma per farlo non c’è altra maniera che abbandonarle, attraversare lo spazio che vedi, e raggiungere altre zattere. Non è facile. L’oceano è vasto e pericoloso, e abbandonarle per troppo tempo significherebbe annegare. Nessuno può nuotare per sempre, ricordatelo.”

Un titolo quasi Wertmülleriano per l’esordio di Fabio Morpurgo potrebbe indurre il lettore a immaginare paesaggi mediterranei e situazioni affollate di personaggi caricaturali. Niente di più lontano, invece, da Qualcuno ha lasciato la luna nel bagno accesa soltanto a metà, una raccolta di racconti di ispirazione e sapore nettamente anglosassoni, dove tutto tradisce un amore e una vicinanza estetica alla letteratura nordamericana. Si ha quasi un senso di straniamento nel leggere le storie, tutte ambientate in Australia, collezionate in un libro che sembra arrivato a noi in traduzione, direttamente dall’altra parte del mondo. Ma qui l’Australia non è un continente di larghe spiagge, esotismo e possibilità; è una terra immensa, dura, dove ci si perde facilmente e il reale si confonde con le allucinazioni e con i miraggi del deserto o di un inverno troppo duro da attraversare. Si affonda completamente in un sentire che solo un mondo altro può dare, con i suoi spazi enormi, i nomi selvatici addomesticati da un inglese forzato, la vita ai bordi del deserto o nelle grandi fattorie costruite sul lavoro duro e sull’isolamento.

Eppure, il pragmatismo descrittivo e narrativo si lascia andare alla sospensione, a un senso di mistero e di minaccia sempre in agguato, e soprattutto a una intima, lucida analisi dei personaggi, delle loro emozioni che non vengono mai sviscerate, bensì esposte con tatto quasi chirurgico. E il racconto, ogni racconto, si ferma sempre a un passo dalla fine, da una risposta, dallo stringere nella mano la realtà fattuale per almeno qualche secondo.

Come in Oltre le finestre nel buio, dove una serie di presagi minaccia la prosperità di Shalom Valley, e non sapremo mai se si tratti di una epidemia del bestiame, di un maleficio, o di un delirio della mente. In altri racconti, invece, il fulcro narrativo è l’incontro – e le prospettive che esso apre nella comprensione di sé  – come quello tra un commerciante di mezza età e una ragazza poco più che maggiorenne che sostiene di essere una strega (La strega dell’Oak Tree), tra un ragazzino in viaggio con i genitori e una ammaliante cameriera (Barbara Allen), tra una giovane vedova attratta da misteriose luci nel deserto e uno sconosciuto che le presta soccorso (Le luci).

In Qualcuno ha lasciato la luna nel bagno accesa soltanto a metà si vive un’esperienza totale di alterità, di dispersione e di lontananza, nel segno di un profondo e sapiente amore per il continente australiano.

Roberta Rega

 

Qualcuno ha lasciato la luna nel bagno accesa soltanto a metà Roberta Rega

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"Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"



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