Fumetti plume akab

Published on luglio 13th, 2017 | by Simona Di Rosa

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Plume (AkaB)

“Nel mondo dell’editoria, ed intendo nella grande sfera che riunisce gli atlanti, agli harmony, ai grandi best seller da vendere a bancali, i prodotti che sono sempre stati difficili da piazzare sono i fumetti e le raccolte di racconti brevi. Da questo si desume che una raccolta di racconti brevi a fumetti sia la quinta essenza del coraggio nel mondo editoriale. E quello che avete tra le mani in questo istante è esattamente la quinta essenza del coraggio nel mondo editoriale. Nella fattispecie il coraggio è doppio, poichè le storie sono firmate da quella testa calda di AkaB.”

plume akab

Plume è un volume pubblicato da Douglas Edizioni, piccola ma coraggiosa realtà campana, che raccoglie una serie di racconti editi e inediti di AkaB, all’anagrafe Gabriele Di Benedetto, fumettista, pittore e regista. Sono sempre stata molto incuriosita dal lavoro di questo artista, perciò ho acquistato Plume a scatola chiusa, senza neanche sfogliarlo: il risultato è stato quello di portarmi a casa un volume formidabile, nel senso etimologico del termine, ovvero bello, ma che fa paura.

Se siete abituati a leggere graphic novel dal tratto pulito e dall’impostazione classica (e non ve ne siete ancora stancati) lasciate perdere questo libro. Se invece, come me, siete un po’ stanchi di assistere a storie che non vi coinvolgono perché non dicono nulla di più di ciò che già sapete, allora dovete assolutamente leggere Plume. L’introduzione magistrale di Marco Taddei avvisa il lettore su quello che troverà nel libro: paura, angoscia, dolore, ma anche estrema umanità, consapevolezza dei propri istinti primordiali, resa nei confronti della ragione dominante che ci vorrebbe tutti allineati, lindi e pinti. Anche la scelta di produrre un’antologia piuttosto che un’unica storia lunga risulta emblematica (oltre che, probabilmente, comoda per autore ed editore): proprio a causa della sua struttura intrinseca, una storia è un cerchio che si chiude, oltre ad aver bisogno di alcuni elementi di contesto – tempo e luogo, per restare sul facile – che mancano totalmente nei racconti brevi di AkaB. La frammentarietà e l’impossibilità di una ricomposizione armonica e “sintetica” è, dunque, un elemento formale ma anche sostanziale del volume, che non si preoccupa di dare risposte semplici, o di dare risposte in generale.

plume akab

AkaB scandaglia le emozioni più nere dell’uomo, mostra le sue perversioni, le paure, ciò che spesso non si dice perché già solo dirlo terrorizza, sottolinea e dà risalto a un regime dell’immaginario – quello notturno – che tendiamo sempre a occultare ma che, inevitabilmente, ci travolge e ci appartiene. Di racconti che restano attaccati come schegge alla pelle ce ne sono tanti: tutti ruotano attorno a tematiche molto care all’autore: violenza, malattia, morte, sesso, religione. “Il cristo di carne”, ad esempio, chiama in causa il Cristianesimo e il suo “logo”, il crocefisso, parlando del dolore di Gesù: “dove quel dolore andasse a finire non lo sapeva nessuno e a nessuno sembrava importare. Quello che contava è che quella cosa continuasse a soffrire per noi. A farsi carico dei nostri peccati”.

plume akab

Pubblicata inizialmente su Verticalismi, la storia raccontata in “Acquarietto” è lasciata solo alle immagini, anzi, a una sola immagine ricorrente: quattro pagine con ventiquattro acquari per pagina, a raccontare l’insignificante vita e morte di un pesce rosso senza neanche una parola. Il pesce va avanti e indietro ripetutamente, finché non muore e resta a galleggiare sull’acqua. Una cazzata, direbbero alcuni. L’emblema della condizione umana, solitaria nonostante la compagnia, vacua e insignificante, direbbero altri.

plume akab

AkaB chiama in causa anche la storia di Alfredino Rampi, la prima tragedia entrata nelle case di tutti gli Italiani grazie alla diretta TV. Il racconto è “girato” tutto in soggettiva, vediamo ciò che vede Alfredino, dunque un cerchio bianco circondato da una pesante coltre scura: anche in questo caso AkaB unisce la forza grafica alla potenza terribile della parola, dei pensieri di quel bambino che non si è potuto salvare, nella vita così come nell’arte, come se la morte facesse il gesto del dito medio a una vita che ci illudiamo sia luminosa, eterna e, soprattutto, giusta, sacrosanta.

Premiata nel 2013 con il Micheluzzi come migliore storia breve, l’interpretazione che AkaB fa della celebre “Era de Maggio” vi stupirà: al testo della canzone, infatti, l’artista affianca una scena di guerriglia urbana e di scontri con la polizia, con un amore nato tra le barricate, “contro la ginnastica dell’obbedienza”, e tra le barricate terminato a causa di arresti, percosse, storie di ordinaria violenza che chi conosce le manifestazioni cittadine ha visto spesso. Alla delicatezza estrema del testo si contrappone la crudeltà dell’immagine: AkaB non risparmia neanche per un momento il suo lettore dal guardare la realtà come essa è, senza edulcorazioni di sorta o pretese di lieto fine.

plume akab

Nonostante la ricorrenza di alcune tematiche e la costanza dello stile dell’artista – linee dure, uso preponderante del nero, figure umane ridotte spesso a entità mostruose – in Plume non si ha mai la sensazione fastidiosa del “già visto”. Sul finale del libro, c’è un racconto che mi è particolarmente piaciuto, e che si chiama “Untitled”: il bambino protagonista del racconto è un novello San Tommaso che spiega come sia impossibile, dal punto di vista logico, immaginare che esista un’entità onnipotente, buona, infinita, onnipresente e, soprattutto, onnisciente. Nonostante il bambino confuti con argomentazioni inoppugnabili l’esistenza di un essere di questo tipo (nella fattispecie si parla di un Corvo Supremo, metafora di ogni Dio creato dagli uomini), anche stavolta il racconto si chiude con un interrogativo, segno dell’inutilità delle certezze. “Ci hanno fatto credere che il viaggio sia tutto fuori, verso l’alto, verso l’altro. E invece è tutto dentro… Ma dentro cosa?”

C’è ancora una storia che mi è piaciuta moltissimo, forse quella che in assoluto ho amato e sofferto maggiormente. Dal momento che ho spoilerato fin troppo, la linko qui, perchè è originariamente stata pubblicata su Retina Comics. Leggetela. E poi, se vi ha fatto lo stesso effetto che ha fatto a me, correte a comprare Plume, chè di libri così se ne fanno uno ogni dieci anni.

Simona Di Rosa

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