Libri

Published on luglio 19th, 2017 | by Guest

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Happy Diaz

happy diaz, recensione di una banda di cefali

Massimo Palma, Happy Diaz. Arcana Edizioni, 2015 pp 124

Dal lunedì alla domenica. Sette giorni per discutere di pace, disarmo, povertà, ambiente, economia e libertà. Sette giorni per discutere del mondo e delle sue correlazioni e interrelazioni. Questo era l’intento del Genova Social Forum. Questo era almeno prima della mattanza criminale messa in atto dallo Stato che furiosamente massacrò una generazione e i suoi sogni ritrovati nella più grande sospensione dei diritti umani che il mondo occidentale abbia conosciuto dalla seconda guerra mondiale.

Massimo Palma ricostruisce magistralmente quei giorni nel suo Happy Diaz riprendendo la struttura dei giorni della settimana in un omaggio apertamente dichiarato a L’uomo che fu Giovedì di Gilbert Keith Chesterton.

Giorno per giorno, dal lunedì alla domenica, Massimo Palma racconta la formazione politica di una generazione nata negli anni dello Stato deviato, andata a scuola con Tangentopoli, maturata con le barzellette di Berlusconi e disillusa dalla sinistra di governo capace di avallare guerre “umanitarie” e di proporre il precariato come condizione dell’esistenza. Ma Happy Diaz non ha un fine cronachistico. Non si limita agli aspetti politici. È un libro che mette in relazione, connette, corrisponde, crea concordanza e così Massimo Palma ricostruisce anche la formazione musicale di quella generazione ponendo l’accento su una musica in particolare: quella di Manchester, capace di raccontare la trasformazione della città operaia in città del terziario sulla pelle delle persone.

Joy Division, New Order, Smiths, Stone Roses, Happy Mondays, Durutti Column, Oasis (il volto dei cui leader è raccolto in una serie di 13 ritratti del fumettista Tuono Pettinato che arricchiscono il volume) diventano la colonna sonora, seppur parziale, di quella generazione e l’associazione mentale di Happy Diaz diventa potentissima se si pensa che l’immagine di copertina di Closer, il secondo album dei Joy Division, uscito postumo al suicidio di Ian Curtis a soli 23 anni, rappresenta una stele funeraria del cimitero di Staglieno a Genova. Il cimitero dove 31 anni dopo verrà sepolto Carlo Giuliani.

Un piccolo suggerimento per accompagnare la lettura. A ciascun giorno la sua luce, a ciascuna luce la sua canzone.

Canzone del lunedì: Blue Monday (New Order)

Canzone del martedì: Tuesday (Durutti Column)

Canzone del mercoledì: Just Wednesday (Inspiral Carpets)

Canzone del giovedì: Thursday’s Child (Chameleons)

Canzone del venerdì: Gramme Friday (The Fall)

Canzone del sabato: Madchescher Rave On (Happy Mondays)

Canzone della domenica: Everyday Is Like Sunday (Morrissey)

Mario Visone

Happy Diaz Guest

Summary:

4

Voto


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