Libri Allah, San Gennaro e i tre Kamikaze, recensione di una banda di cefali

Published on luglio 24th, 2017 | by Fabio D'Angelo

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Allah, san Gennaro e i tre Kamikaze

Pino Imperatore, Allah, san Gennaro e i tre kamikaze, recensione, una banda di cefali

Pino Imperatore, Allah, san Gennaro e i tre kamikaze, Mondadori. 17,50 €, 215 pp.

Sono tempi difficili per tutti, anche per gli strumenti musicali. È di questi giorni, ad esempio, la notizia che il pianoforte più social d’Italia, quello di Piazza Garibaldi a Napoli, è andato distrutto perché sospettato di essere un potenziale fiancheggiatore del terrorismo. E se è pur sempre vero il fatto che “molta paura fa fare grandi rivoluzioni” come dice Niccolò Fabi in Non vale più, canzone che chiude il suo ultimo album Una somma di piccole cose, è altrettanto fondato pensare che la paura a volte può essere causa di scelte quantomeno avventate. E così, un pianoforte può diventare vittima inconsapevole della paura del terrorismo, nonché l’aggancio perfetto con la domanda che Pino Imperatore ci pone nel suo ultimo libro Allah, san Gennaro e i tre kamikaze: e se domani, e sottolineo “se”, all’improvviso sbarcassero tre giovani kamikaze pronti a farsi esplodere a Napoli?

Sì, lo so, in tempi di bastiancontrarismo dominante la gran parte di noi sarà tentata di esorcizzare il tema  attraverso frasi del tipo “ansia, no grazie” e “figurati se mi metto a pensare in estate a queste cose brutte”. O con classiche coreografie a base di gesti apotropaici, magari stimolati dai risultati di un’indagine che farebbe gola a Studio Aperto condotta da un team dell’Università di Colonia, in cui viene dimostrato che in una certa misura credere nella buona o nella cattiva sorte può influenzare il risultato delle nostre prestazioni.

Tutto inutile. Perché nessun rito scaramantico o posa da persona indifferente e superiore ai fatti che condizionano la nostra quotidianità avrà il potere di farci fuggire dall’esigenza di trovare una risposta rassicurante.

Neanche l’andarsi a rileggere l’articolo di qualche settimana fa del The Guardian, in cui ci si interrogava sul perché negli ultimi anni l’Italia sia stata risparmiata da grandi attentati terroristici, può fare molto. E questo nonostante il fatto che le risposte fornite dagli esperti contattati dal solerte giornalista inglese siano abbastanza rassicuranti. Le cito qui in ordine sparso:

  • “signori miei, l’Italia ha avuto il terrorismo serio, mica queste cose qua”;
  • “l’Italia ha i network criminali di un certo livello, tipo camorramafiandrangheta detto tutto attaccato, mica queste cose qua”;
  • in Italia abbiamo i migliori infiltrati del mondo;
  • Andreotti ne sapeva, visto che  quel fatto della “moglie americana e l’amante araba” è ancora attuale;
  • “gli italiani hanno culo”.

Quello che continua a fregarci è il fatto che a un certo punto la paura di attentati si sovrappone giocoforza con la parola sicurezza e la domanda iniziale finisce con l’assumere una declinazione più diretta: ma quanto può essere vulnerabile il nostro Paese?

E qui torniamo al libro, perché in Allah, san Gennaro e i tre kamikaze Pino Imperatore  va a fondo della questione nell’unico modo scientifico possibile: quello di testare sul campo la vulnerabilità del Paese attraverso delle vere e proprie prove di laboratorio.

Una sorta di crash-test, se volete. Per farlo sceglie un campione terroristico rappresentativo e lo cala nel contesto più complicato d’Italia: Napoli. Così, tre kamikaze, ognuno scelto per una sua caratteristica peculiare, vengono messi in sfida con una macrocaratteristica della città.

Salim, il capomissione, è anche il più radicalizzato del gruppo. Ma l’elemento che lo contraddistingue dagli altri kamikaze in circolazione è la sua scarsa capacità di affrontare le cose che lo rende assolutamente goffo e imbranato. Pensateci, un aspirante kamikaze imbranato è la condizione di rischio peggiore che si possa immaginare. Perché gli scemi sono sempre quelli più pericolosi.

A Salim, con una certa dose di cattiveria, Imperatore affida il compito di trovare un obiettivo sensibile per il suo attentato all’interno del caos napoletano, quello ad esempio rappresentato dal sistema integrato dei trasporti: la Cumana, la CIRCUMVESUVIANA (scritto così, in  caps-lock, perché nelle angosce del povero lavoratore pendolare viene subito prima del colpo di testa di Sergio Ramos e del parcheggiatore abusivo), ma anche il metrò dell’arte e del mare.

Feisal, invece, è l’unico terrorista aspirante suicida raccomandato – dallo zio per la precisione – che evidentemente nutre un grandissimo affetto nei confronti del nipote.

Al buon Feisal viene affidato il compito di trovare un obiettivo all’interno di quello che è il patrimonio artistico della città: visitare musei e chiese porterà l’aspirante kamikaze raccomandato a diretto contatto con la bellezza accecante di opere come il Cristo Velato e il fascino che si nasconde dietro lo stravagante rapporto che la città ha con i santi.

Amira, l’unica donna del commando, è vittima di una guerra difficile da comprendere. Kamikaze per odio più che per fede, le viene affidato il compito di trovare un posto dove farsi esplodere nella macrocategoria della napoli godereccia: quella dei bar e delle piazze affollate a qualunque ora del giorno.

Le gesta dei tre kamikaze vengono raccontate con una dose massiccia di ironia ed intelligenza, dote ormai rara. Ma questa non è una sorpresa per i fan della prima ora di Pino Imperatore, il quale riesce a dosare con maestria in Allah, san Gennaro e i tre kamikaze questi elementi con l’amore viscerale per Napoli, regalando così al lettore, oltre a una storia accattivante, una straordinaria guida insolita della città.

Ovviamente da questa tastiera non avrete spoiler. Per cui, per scoprire se i nostri eroi, ossia gli elementi di “intelligence” naturali,  riusciranno a bloccare l’azione dei kamikaze meglio degli 007 di sua Maestà, vi toccherà arrivare alla fine del libro. Ma comunque vada a finire, chiuderete il libro con la  consapevolezza che la bellezza salverà il mondo, ma anche l’ironia non scherza.

Fabio D’Angelo

Allah, san Gennaro e i tre Kamikaze Fabio D'Angelo

Summary:

3.5

Voto


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è uno splendido trentenne che vive a Casalnuovo di Napoli e, avendo poche esigenze, se la passa moderatamente bene.



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