Libri

Published on settembre 5th, 2017 | by Carla De Felice

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La stanza di Therese

La cosa peggiore che può capitare ad un uomo che trascorre molto tempo da solo, è quella di non avere immaginazione.” (Le conseguenze dell’amore)

Titta Di Girolamo, il protagonista di Le conseguenze dell’amore di Paolo Sorrentino, vive segregato in un albergo in Svizzera a causa di un segreto che emergerà gradualmente durante la storia. È rude, scontroso, brutale e vivere in isolamento non è stata una sua scelta, quanto piuttosto una costrizione. Non so spiegare bene il perché, ma nelle mia testa, una versione al femminile di Titta di Girolamo è Therese, la protagonista di La stanza di Therese, il romanzo di Francesco D’Isa pubblicato da Tunué nella collana di narrativa diretta da Vanni Santoni. Anche lei, donna dalla forte attitudine riflessiva e filosofica e ossessionata dal trascendente,  vive isolata in una camera d’albergo ma, a differenza di Titta, Therese non è stata costretta da nessuno, ha scelto volontariamente di isolarsi e rinchiudersi lì. Il suo obiettivo: smettere di comunicare con il mondo esterno finché non avrà risolto un enigma filosofico sul senso dell’esistenza che la assilla sin da bambina. Therese mente alla sua famiglia, fingendo di essere partita per un lungo viaggio, e intrattiene una sorta di diario/conversazione epistolare con la sorella, che rappresenta l’unico suo contatto con il mondo esterno.

Anch’io sono figlia di una catena illimitata di negazioni e non potrò mai rimanere davvero sola, neanche chiudendomi in una stanza, eppure è proprio grazie al tentativo di tagliare ogni relazione che mi sono accorta di quanto siano indispensabili – la mia solitudine non è una fuga, è un metodo.”

La solitudine non è necessariamente patologica e se l’ho preferita alle religioni organizzate è perché queste ultime, più che cercare una risposta, tendono a giustificare la propria.”

Non crediate però che si tratti di un romanzo epistolare nel senso convenzionale del termine, con un chiaro scambio di lettere tra le due sorelle. L’opera in questione, infatti, ha una struttura del tutto particolare. Therese comunica attraverso un lungo flusso di coscienza, e per supportare le sue tesi e ragionamenti, si aiuta con spiegazioni matematiche, paradossi filosofici, immagini, collage, ritagli di giornale, cancellature e disegni che diventano parte integrante del testo. La sorella, invece, si limita a risponderle con delle note a margine scritte a mano, sempre cariche di tensione, ironia o cinismo dove non poche volte cerca di sminuire i complessi ragionamenti della sorella. Ne consegue una lettura intensa e interessante, dove il lettore viene chiamato a partecipare, riflettere, ragionare. Il romanzo, inoltre, è aperto ad ogni punto di vista, tanto che spesso, durante la lettura, ci si chiede se questa sorella esista davvero o non sia soltanto frutto dell’immaginazione della protagonista. A tal riguardo, durante una presentazione, lo stesso autore ha dichiarato: “Dipende da quanto crediamo sia pazza Therese”.

Oltre ad aver creato un’opera originale, unica e intensa, bisogna fare a Francesco D’Isa anche un altro grande complimento. L’autore è riuscito infatti ad entrare nella testa di una donna, cosa già difficile di per sé per un uomo, e se poi la donna in questione è ancora più complessa della media come Therese, allora possiamo dire che D’Isa è riuscito a compiere un’impresa quasi impossibile.

“Al di là del fatto che sono ancora una disadattata, se continuo a riempierti di paradossi è nella speranza che almeno sul piano dell’astrazione intellettuale tu riesca ad ascoltarmi. L’introversione da cui è nato il mio isolamento, le lenti distorcenti della malinconia e dell’immaginazione, la paura che mi ha allontanato da confronto, responsabilità e conflitti sociali, in breve tutti i difetti che mi imputi – e a ragione – hanno generato cumuli di marciume e sofferenza, finché, per affrontarli, mi sono risolta a una strategia estrema: accogliere l’abissale insensatezza della vita.”

Un romanzo innovativo e stimolante, dunque, fuori da ogni canone o definizione, che coinvolge il lettore dalla prima all’ultima pagina, esigendo da lui una lettura attiva e attenta, chiedendogli di ragionare con la sua testa e trarre poi le sue conclusioni. Un romanzo che si presta a più interpretazioni, dove tutto cambia in base alla prospettiva, tutto è aperto, e che una volta chiuso ti occupa la mente per giorni, settimane, con tutta una serie di domande e riflessioni che continuano a ronzarti nella testa. Assieme ad un forte desiderio di avviare una conversazione epistolare con Francesco D’Isa come Therese e sua sorella, o passare pomeriggi, se non giornate, a discorrere di filosofia con lui.

Carla De Felice

La stanza di Therese Carla De Felice

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L’unico vero realista è il visionario.



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