Recensioni

Published on settembre 20th, 2017 | by Noemi Borghese

0

Big Little Lies

Ideatori: David E. Kelley, diretto da Jean-Marc Vallée, basato sul romanzo omonimo

Genere: Dark comedy, drama

Durata: 52-58’ (a episodio)

Lingua originale: inglese

Stagioni: 1

Episodi: 7 puntate

Cast: Nicole Kidman, Reese Whiterspoon, Shailene Woodley, Adam Scott, Zoe Kravitz

Distribuzione: HBO

Prima Tv: 19 Febbraio 2017, USA

 

Prendete una manciata di attori famosi, molto famosi, pure troppo;

Poi una location che accoglie e veste come un guanto le migliori dinamiche da suburbia e contemporaneamente tutta la waspiness da New England, però californiana, spalancata sul mare, però non Los Angeles, più a Nord.

Mettete quindi colori freddi, musiche spettacolari, e un approccio alla domotica gridato più che sussurrato, musiche spettacolari – sì lo dico due volte – e violenza in tutte le salse:
Big Little Lies è un concentrato di tutte queste cose, ma ammetto che avrei potuto descrivervelo molto meglio.

This is Monterey. We pound people with nice.

Quanto è stato detto di questa serie da un bel po’ di mesi, ma soprattutto negli ultimi giorni dopo aver letteralmente sbancato agli Emmy Awards, è che sia una delle serie più belleesteticamente – e avvincenti del 2017. Ma spostiamoci sulla storia: tre donne le protagoniste, tre mamme tutte e tre diverse tra loro.

Troviamo Madeline, Celeste e la nuova arrivata Jane, – da sempre il nome perfetto per drama queen autolesioniste, confermato il trend – il personaggio nuovo che arriva a scompigliare gli (apparenti) ordini, complice la bravura dell’attrice Shailene Woodley che ci sbatte in faccia il costante malessere-da-abbandono di cui scopriamo un po’ alla volta.

Madeline e Celeste hanno due vite molto diverse, sono persone molto diverse e vivono a Monterey, con le loro famiglie. Madeline, rumorosa, primadonna e orgogliosissima, ha due figlie, un marito un po’ beta a cui però vogliamo bene, un ex marito un po’ coglione che si è scelto una ragazzina new age;

Celeste, d’altro canto, è bella in modo imbarazzante, ha lasciato il lavoro per stare con la famiglia, ha un marito più giovane e due bellissimi gemelli, oltre ad avere un terrazzo mozzafiato.

Il terrazzo mozzafiato ce l’hanno praticamente tutti, tranne Janea cui forse il mozzafiato non va più molto a genio, pun intended – che rimedia facendosi infinite corsette rigeneranti per scaricare un’ansia che non si capisce subito da cosa nasca.

I know I have this madness, these fucking demons in here, but I’m fighting them. I’m fighting them!

Ed ecco che dopo averci presentato i personaggi principali, arriva la violenza:
verbale, tra membri della famiglia, tra ex partner, tra persone che si conoscono appena, tra conoscenti che trovano l’occasione per rivalersi l’una contro l’altro scegliendo opposti schieramenti;
fisica, tra membri della stessa famiglia, tra bambini, tra adulti che si conoscono da una vita e adulti che si sono appena conosciuti;
atmosferica: non so voi ma il rapporto con il mare è una questione assai delicata, che porta le persone a respirare la fitta e densa aria marina, alle lunghe passeggiate riflessive che ti fiaccano le ginocchia, allo spettacolo del sottofondo stravolto e di milioni di piccolissime vite che si adattano ad un nubifragio continuo, e di un panorama che cambia costantemente.

I toni freddi di una piccola ma ricca città spalmata sulla costa, i paesaggi splendidi e la conseguente costante ricerca, da parte dei protagonisti, di risposte nel turbinio delle onde, tutto questo diventa un crescendo di violenza: pure quando il vento che porta il verso dei gabbiani sembra ispirare pace e riflessione, ci accorgiamo che anche durante un waspissimo aperitivo al tramonto può scoppiare una lite, e può ribollire la rabbia che procede a ondate pesanti.

Men can be a little more intuitive than we give them credit for.

La serie si apre con un episodio di violenza finale – un omicidio – che si concretizza alla fine delle sette puntate, e l’episodio intero è la chiave di lettura di tutto quello che accade prima. Lo stesso accorgimento lo abbiamo già visto ormai in decine di serie TV e non ci stupisce più: ciò nonostante, seguiamo incuriositi la bravura della regia che taglia, sospende e alleggerisce appena prima che il pizzico diventi forte al punto da lasciare un livido.

Formicolanti arriviamo al finale, che però forse arriva in modo troppo frettoloso, un po’ chiamato, e ci suggerisce la soluzione alla violenza: la solidarietà. Che sia una visione utopica o meno, vale la pena metterla in questi termini:

l’America del 2017, l’America del grande e piccolo schermo ha bisogno di solidarietà, la chiama a gran voce e concentra tutte le sue forze contro la violenza.

Big Little Lies è quindi Hollywood che caccia il virus della violenza, unendo le forze? Che esagerazione, starete pensando.

E invece io vi dico che è come dico io, punto e basta.
(pun intended)

 

Perché guardare Big Little Lies?

Per le musiche, per il cast, perché hanno vinto un sacco di emmies e sono kurioso, perché ho un presente violento, perché ho bisogno di motivi per essere incazzato

Perché non guardare Big Little Lies?

Perché non riapriamo il capitolo delle desperate housewives, perché non ho mai visto Nicole Kidman sorridere e vorrei cominciare adesso, perché ho un passato violento, perché sono un tipo da montagna, perché le boobies di Nicole non possono essere ancora così su, non vi credo.

Noemi Borghese

Big Little Lies Noemi Borghese

Summary:

4


Tags: , ,


About the Author

Ho sbagliato tutto, fatemi scendere, voglio fare la ballerina!



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to Top ↑
  • Iscriviti alla nostra Newsletter

  • Seguici su facebook!

  • #unabandadicefali su Instagram

  • Vincitori del premio Radiolibri

    Vincitori del premio Radiolibri
  • Consigli per gli acquisti:


  • BBB (Book Bloggers Blabberling)

    BBB (Book Bloggers Blabberling)
  • Verità per Giulio Regeni

    Verità per Giulio Regeni