Musica

Published on settembre 20th, 2017 | by Francesco Papadia

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Moon Duo – Occult Architecture Vol.1 e Vol.2

Tutti noi abbiamo un hobby, qualcosa che ci distragga dalla vita quotidiana e dalla nostra attività lavorativa. La distrazione di Eric “Ripley” Johnson dai suoi Wooden Shjips è quella di produrre musica con la compagna, Sanae Yamada.

 

Ma, quando sei bravo in quello che fai, può capitare che il  progetto a cui dedichi meno impegno e meno attenzioni si riveli essere comunque molto interessante. È questo il caso dei Moon Duo, che nel 2011 avevano attirato l’attenzione di pubblico e critica con Mazes. Il loro sound è caratterizzato da una forte impronta psichedelica e nei loro dischi si nota una ricerca di suoni che ci avvicinino il più possibile a una dimensione cosmica.

Il 2017 è l’anno che vede la nascita del loro lavoro più complesso, Occult Architecture, dove la psichedelia incontra la spiritualità.

Il disco è diviso in due volumi, Occult Architecture vol.1,  uscito a febbraio, rappresenta lo Yin. Il volume 2, uscito invece a maggio, rappresenta invece lo Yang.

 

 

Come suggerisce la filosofia taoista, lo Yin rappresenta l’oscurità, la luna, la femminilità (e molte altre cose); aspetti che ritroviamo solo parzialmente nel primo volume, in cui Ripley domina la scena con chitarre spinte da un fuzz aggressivo, come nella possente e oscura Cult of Moloch. La femminilità di Sanae Yamada si esprime solamente in Will of the devil e White Rose canzoni che profumano di kraut e postpunk, dove il synth ci accompagna in una cavalcata stellare.

 

 

Nel volume 2, lo Yang, la luce, il sole, la mascolinità, è proprio Sanae Yamada la padrona di tutto. In questo disco tutto è ampio, respiriamo a pieni polmoni una psichedelia ordinata, un sogno accompagnato da sole cinque tracce ma dalla lunghezza importante. Il disco apre con New Dawn, la nuova alba, non a caso, che richiama gli antichi fasti del synth. Chiudono il disco Lost in light che suona quasi come un inno e un’altra bella cavalcata, stavolta nella luce, The Crystal world.


Se l’obiettivo dei Moon Duo era farci attraversare l’oscurità e la luce in forma di musica l’esperimento è più che riuscito. Se invece vogliamo trovare un difetto all’opera Occult Architecture, il lavoro non brilla per originalità strutturale. Gli accaniti masticatori di musica psichedelica, postpunk o krautrock, infatti, non troveranno niente che non abbiano già sentito altrove in quanto i Moon Duo grattano solo la superficie di generi molto più profondi. Eppure l’ascolto  è straconsigliato: due dischi musicalmente opposti che da soli mantengono un’identità definita ma che insieme diventano un’opera di semplice complessità. E questa non è cosa da poco.

Francesco Papadia

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