Interviste

Published on ottobre 3rd, 2017 | by Roberta Rega

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Due o tre cose che so di Neo edizioni

Un neo – bello o brutto, sensuale o disturbante che sia – è qualcosa che rende unici e riconoscibili; e questi sono i primi due aggettivi che possiamo pescare dal mucchio per parlare di Neo Edizioni, la casa editrice a cui è dedicato questo ottobre dell’indie cafè del Book Bloggers Blabbering. Da irriverente e coraggiosa proposta, in pochi anni la Neo è diventata  una delle realtà di riferimento del panorama editoriale indipendente per qualità e originalità delle voci autoriali, che annovera due candidati al premio Strega in tre anni.  Un libro Neo è sempre qualcosa di anomalo, una domanda aperta, uno schiaffo in pieno viso, un tentativo, una piccola rivolta. E gli editori Neo, nelle persone di Francesco Coscioni e Angelo Biasèlla, oltre a fiuto e dedizione hanno una dose di ironia tale da accettare di rispondere alle nostre domande semiserie.

foto di Chiara Pasqualini

Una delle nostre canzoni preferite di Elio e le Storie tese recita: “Mio cuggino mio cuggino, mio cuggino è rispettato, amico di tutti. Mio cuggino ha fatto questo e quello… ecc. ecc.” Anche voi siete cuggini, quindi ci chiediamo, com’è successo che due cugini si siano ritrovati su una stessa linea e abbiano deciso di fondare una casa editrice indipendente?

Coscioni: Perché ho sempre avuto il mito di mio cuggino e perché lui una volta è morto, e quando mi ha proposto di fondare una casa editrice, come potevo dirgli di no? E così, accompagnati da una passione viscerale che ci legava e che ci portava sempre a confrontarci a discutere – di scrittura, di lettura – abbiamo deciso di dare forma a questa passione… prima che fosse troppo tardi.

Biasèlla: Siamo nati nel 2008, coagulando idee, aspirazioni e cattivi propositi sviscerati e metabolizzati nell’arco di dieci anni. Così – io e mio cuggino – siamo ascesi, dal brodo primordiale in cui sguazzavamo ignari, alle sfere celesti dell’editoria italiana. Finita la sbornia di autoesaltazione, un paio di firme dal notaio ed era spuntata la Neo Edizioni. 

Dimmi come ti chiami, e ti dirò chi sei. Come mai avete scelto il nome Neo?

Coscioni: Volevamo un nome piccolo, efficace, ficcante, che fosse da solo un marchio. E quale migliore marchio di quello che segna il corpo di un essere umano dalla nascita? Volevamo che la casa editrice, con la sua proposta letteraria, divenisse un simbolo indelebile del panorama editoriale, che i suoi libri restassero addosso a chi li legge, che li segnasse in modo definitivo.

Biasèlla: Il neo, inteso come nevo cutaneo, è un concetto ambivalente. Può essere un vezzo di beltà oppure sintomo di un tumore in nuce. I nostri libri sono così: affascinanti e pericolosi.

Il vostro è un catalogo vario. Quali sono le caratteristiche che deve avere un autore per entrare nella vostra squadra? Vi trovate d’accordo sulle scelte o vi capita di discutere a riguardo?

Coscioni: I fatti, gli accadimenti, gli intrecci, le relazioni, le gioie, i dolori, le storie in genere dell’uomo non conoscono molte varianti, si ripetono più o meno uguali dai tempi dei tempi e in ogni luogo. Ma il modo in cui li si guarda e li si racconta, può essere unico, sorprendente. Più che trame particolarmente ardite, ci interessa questo, sguardi e voci “narrative” nuove, in cui lo stile e il racconto devono fare tutt’uno, e servire quel portato di novità e di inatteso che è nel modo in cui guardi una storia. Credo che questo debbano avere i nostri autori, uno sguardo preciso e una voce “narrativa” chiara e consapevole, che è l’unico modo per offrire a un lettore audace e pioniere il giusto terreno di incontro.

Biasèlla: Il nostro lettore-tipo è irriverente, viscerale, consapevole e molto curioso. I testi che proponiamo sono tutti, in modo diverso, rivolti a lui. Ma non siamo settari come potrebbe apparire. Il rischio e il nocumento, insiti in ogni nostra pubblicazione, concepiscono uno spettro di possibilità infinite. Utilizzando una metafora musicale, diciamo che i nostri gusti spaziano da Mozart agli Slipknot, e non necessariamente gli autori che pubblichiamo devono posizionarsi al centro tra questi. In sostanza, parliamo di “alieni”. Niente omini verdi, chiaramente. Piuttosto qualcosa tipo L’invasione degli ultracorpi. Robe che camminano tra noi, che hanno sembianze umane ma che sviluppano una percezione delle cose potenziata, non convenzionale. Come Michael Jordan, Maradona, Jimi Hendrix o Attila. Siamo alla ricerca continua di uomini e donne eccezionali… se poi sanno anche scrivere, ben vengano in casa Neo. Quanto ai litigi tra me e il Coscioni, “l’amore non è bello se non è litigarello”.

Pausa domanda dell’invidia: quale libro pubblicato negli ultimi 5 anni avreste visto bene nel vostro catalogo?

Coscioni: Tre italiani: La terra del sacerdote di Paolo Piccirillo (Neri Pozza, 2013) e La carne di Cristò (Intermezzi, 2016), entrambi libri dalle tinte fosche, ma che per approccio, costruzione della storia e stile, ho trovato sorprendenti. E Tempo di imparare di Valeria Parrella (Einaudi, 2013) in cui la scrittrice plasma una storia intima, la “piccola” odissea privata di una madre, con una lingua meravigliosa, poetica ed energica allo stesso tempo.

Biasèlla: Quoto il socio per quanto riguarda La terra del sacerdote. È stata una folgorazione. Non so seguendo quali vie o centrando quali alchimie, Piccirillo lo abbia scritto. Ma è esattamente questo che fanno gli alieni. Ti mettono di fronte a cose che non capisci – ma di cui intuisci la grandezza – che per loro sono del tutto ordinarie. Altra lettura esaltante: Sparire di Fabio Viola, pubblicato da Marsilio nel 2013. In quel romanzo ho trovato lo spaesamento e l’alienazione tipici del millennio che ci è dato di vivere. Tutte le paure, la solitudine e il senso d’inadeguatezza dell’uomo moderno costretto a confrontarsi con le dinamiche fondanti di un mondo sull’orlo del collasso. Il senso di straniamento, l’oblio delle relazioni umane, un’attitudine indotta a restare sospesi in mezzo a cose impossibili da indirizzare. L’apocalisse interiore, sopita e inesorabile, narrata da una penna sottile, elegante. L’estrema bellezza connaturata in ogni deturpamento ineluttabile. Bellissimo.

Come è articolata una giornata in redazione da Neo? Coscioni, è dura avere a che fare sempre con Biasèlla?

Coscioni: È un’apnea continua. Un’immersione in mille cose da fare e tutte diverse. Tutto è prioritario e il senno se ne va. Nelle grandi redazioni, più o meno, ognuno ha un ruolo, alla Neo si è “liquidi”, si scorre e si muta forma. Io e il Biasella, da ragazzi, amavamo fare i tuffi, dalla spiaggia, dagli scogli, dai ponti. Ogni volta che oggi prendiamo una decisione, è un po’ come tornare piccoli: lo stesso timore, la stessa adrenalina, la stessa tensione a migliorare lo slancio.

Biasèlla: Non l’ho mai fatto ma so che è come un continuo bungee jumping. Come arrivi a rifiatare, ti si apre la botola sotto i piedi e precipiti di nuovo, e ancora e ancora, fino alle nove di sera quando stacchi e ti friggi un sofficino.

Come mai avete scelto di restare in Abruzzo, lontano dai grandi centri editoriali come Roma e Milano?

Coscioni: Perché è una terra che amiamo e in cui abbiamo deciso di vivere (Biasella per nascita, io per scelta). E quando ami una terra, vuoi condividere con lei tutto, anche gli azzardi, come molti dicevano. Io sono di Nocera Inferiore (Campania), mi porto dietro le mie origini, amo la dimensione della provincia, quella particolare misura in cui puoi sentire il giusto calore attorno per le cose che fai, senza sentirti solo o troppo pressato. Siamo lontani dai grandi centri, abbiamo meno possibilità di incontri, di relazioni (di tipo professionale), ma l’essere un po’ fuori mi fa sentire più libero, nelle scelte e nei movimenti, anche nel pensare se vuoi.

Biasèlla: Siamo germinati, cresciuti e pasciuti in periodi di crisi. Quindi, per noi, un posto valeva l’altro. Essere in Abruzzo ci aiuta a limitare le spese e a preservare una certa autonomia d’azione. Quando sei immerso in un ambiente lavorativo, tendi inevitabilmente a farti influenzare. E, visto dove sta andando il mercato editoriale italiano, meglio non seguire l’esempio. Meglio essere impermeabili. Meglio seguire noi stessi.

Negli ultimi anni il numero di libri divenuti film o serie TV ha subito un’impennata. Se dovessero chiedervi di trasformare un vostro libro in un film o una serie, quale scegliereste e diretto da chi?

Coscioni: Abbiamo tre libri che, a dire il vero, sono già al vaglio. Due per possibile riduzione cinematografica, uno che aspira alla serie TV. XXI Secolo di Paolo Zardi, in Italia lo vedrei diretto da Matteo Garrone o Saverio Costanzo, all’estero, ci vedrei un grande Clint Eastwood alla regia o anche Kathryn Bigelow. Gobbi come i Pirenei di Otello Marcacci, in Italia diretto da Paolo Virzì o Silvio Soldini. Grande Nudo di Gianni Tetti, assolutamente la produzione della HBO.

Biasèlla: Alla lista del cuggino aggiungerei un Briciole dai piccioni di Alessandro Turati diretto da Harmony Korine. (rido solo al pensiero) e Quattro soli a motore di Nicola Pezzoli diretto da Tornatore.

Insieme ai Neo alla scorsa edizione di Bookpride a Milano

Nei primi anni ’90 la più grande icona italiana di tutti i tempi – Raffaella Carrà – portò in televisione il gioco del “se fosse”, nel quale bisognava descrivere un personaggio attraverso delle similitudini. Ora, in pieno spirito becero di quegli anni, ve lo riproponiamo in chiave semiseria: se Neo fosse un cibo? Se fosse un animale? Se fosse un reato perseguibile penalmente? Se fosse un b-movie? Se fosse uno scrittore americano? E un classico? Se fosse un film di Woody Allen? Se fosse una bevanda alcolica? 

Coscioni:
Cibo: pollo al curry con mele

Animale: Istrice

Reato: Contrabbando di alcool

B-Movie: Dellamorte Dellamore (anche se non so se è un b-movie)

Scrittore: John Fante

Scrittore classico: Gustave Flaubert

Allen: Il dittatore dello stato libero di Bananas

Bevanda alcolica: sacra genziana

Biasèlla:
Cibo: Spaghetti con colatura di alici di Cetara (come la fa Lucio Berardinelli)

Animale: Iena ridens

Reato: Atti osceni in luogo pubblico

B-Movie: Kung Fury

Scrittore: Michel Houellebecq (a parte qualche marchetta indecorosa)

Scrittore classico: Charles Bukowski (sì, è un classico)

Allen: Basta che funzioni

Bevanda alcolica: Nastro Azzurro

Grazie ancora a Coscioni e Biasèlla!

Intervista a cura di Roberta Rega e Carla De Felice

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“Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti”



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