Libri

Published on ottobre 3rd, 2017 | by Fabio D'Angelo

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Pausa dal dolore

Gianluca Spera, Pausa dal dolore, I libri della Leda editore, recensione, una banda di cefali

Gianluca Spera, Pausa dal dolore, I libri della Leda editore.

Lo sapete, no? La sfiga, la iella, la malasorte, o più in generale la sfortuna non esistono, “sono un’invenzione dei falliti e dei poveri”, come dice Titta Di Girolamo in Le conseguenze dell’amore. E questo magari lo pensano anche gli sconfitti per definizione che animano alcuni dei racconti di La pausa dal dolore, secondo lavoro letterario di Gianluca Spera, edito da I Libri della Leda.

La verità è che la sfortuna non è né un capriccio momentaneo e neanche una disposizione dell’umore. E comunque sia, noi viviamo in un mondo che ci incoraggia a nascondere le difficoltà, come sanno per esperienza sia l’avvocato Luigi Cannaviello che l’autista di autobus Gaetano Cardamone, due dei personaggi del romanzo di Gianluca Spera. I quali, da parte loro, avrebbero pure imparato a camuffare i segni del disagio sul volto, riuscendo a mostrarsi agli altri come persone mediamente felici.

In questo modo, evitano di vedersi regalare un biglietto per Lourdes, l’invito a partecipare a una giornata di trekking presso santuari tipo quello della Madonna dell’Arco. O, nel caso peggiore, un dono non richiesto pieno di compassione o pillole di saggezza del tipo: “Non lo vedi il telegiornale? Tu qua a lamentarti mentre in Africa i bambini muoiono di fame. Pensa piuttosto alla salute!”

Ma i gesti di compassione non richiesta non sono il peggio che possa capitarti. Perché oltre c’è la solitudine del perdente. L’ultimo stadio. Quello delle persone da scansare come la peste, perché portatori sani di malasorte. Come se la sfiga improvvisamente non solo esistesse, ma fosse pure una malattia contagiosa – che i personaggi di Spera, spesso per orgoglio, ricercano con ostinazione.

E qui, interpellato, Gaetano Cardamone te lo potrebbe persino spiegare: il perdente non vorrebbe mai essere tale. Perché tutti hanno uno scopo nella vita o un sogno in cui rifugiarsi, persino lui. Il fatto è che si dovrebbe avere il coraggio di ricominciare dalle poche cose che rimangono. Come la sua memorabile passione per la musica di Bruce Springsteen. Una cosa facile a dire, visto che se uno perde una volta, poi a fotterti è la paura di perdere ancora.

E questo lui vorrebbe quasi scrivertelo picchiando con le nocche delle mani sulla tastiera, e come lui anche gli altri. 
Ovviamente non tutti i protagonisti dei racconti de La pausa dal dolore appartengono alla categoria dei perdenti. Qualcuno se la passa mediamente bene.

A legare i personaggi del libro sono quindi le storie fatte di amore, odio, sogni, senso di giustizia, tentativi di riconciliazione con la vita e di ricerca affannosa di libertà. Per cui La pausa dal dolore non è altro che uno sguardo sulla vita degli altri, in cui l’autore racconta, con forza e rabbia, la disperata caduta dei sogni, ma anche il tentativo di ricominciare.

Sullo sfondo Napoli, con tutte le sue contraddizioni e la sua bellezza, in grado, all’improvviso, di mozzarti il fiato e di regalarti un momento di pausa dal dolore.

Fabio D’Angelo

 

 

 

Pausa dal dolore Fabio D'Angelo

Summary:

3.5

Voto


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About the Author

è uno splendido trentenne che vive a Casalnuovo di Napoli e, avendo poche esigenze, se la passa moderatamente bene.



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