Fumetti

Published on ottobre 12th, 2017 | by Giorgia Recchia

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Macumba – Intervista a Mattia Iacono

Il Treviso Comic Book Festival è stato un’occasione per scoprire artisti nuovi o per riconfermare “vecchi” talenti. Fra questi ultimi possiamo sicuramente annoverare Mattia Iacono, giovane fumettista romano, di cui vi avevamo parlato lo scorso anno con Demone dentro. Il nuovo lavoro di Mattia, Macumba, edito sempre con Tunuè, è  un’opera più matura della precedente, intrisa di superstizione e dal retrogusto un po’ amaro. Protagonisti, ancora una volta, un uomo e i suoi demoni o, per chi ha voglia di leggere tra le righe, le paure più disparate che angosciano l’animo umano. L’artista dà sfogo a tutto il suo talento sfoggiando una tavolozza di colori completamente diversa rispetto al lavoro precedente e rivelando in maniera ancora più marcata le sue origini da illustratore.

Vi proponiamo, quindi, una piccola intervista realizzata durante lo scorso TCBF, in cui è Mattia stesso a parlarci di Macumba, dei suoi progetti futuri e di tante altre cose.

Intervista a Mattia Iacono @tunue #tcbf17

Un post condiviso da Una Banda Di Cefali (@unabandadicefali) in data:

Ciao Mattia e benvenuto su Una banda di cefali: tu sei diplomato alla Scuola Internazionale di Comics. Come e quando sei diventato fumettista?

In realtà io nasco come illustratore, non volevo fare il fumettista. Alla Comics ho seguito il corso di Illustrazione e di Colorazione Digitale e l’idea di fare il fumettista non mi apparteneva. Volevo fare l’illustratore e, nei fumetti, le copertine. Invece, durante i tre anni di Comics mi sono pentito amaramente di non aver fatto il corso di Fumetto perché in quello di Illustrazione mi sentivo “stretto”. Una volta, per puro caso, con un amico mi sono messo a disegnare delle tavole di un’ipotetica storia e mi sono reso conto che quel mezzo per me era più forte rispetto all’illustrazione. Lavoro anche come illustratore, perché comunque la formazione è quella, però da lì mi sono messo a studiare come fare un fumetto con vari metodi per varie sceneggiature, un po’ con la scuola e un po’ da solo.

Quali sono invece i tuoi modelli di riferimento sia nel mondo dei fumetti che nel mondo dell’arte in generale?

Tra i vari grandi che mi hanno ispirato c’è David Mazzucchelli con Asterios Polyp, che per me è una bibbia che chiunque legga graphic novel e fumetti dovrebbe leggere. Poi si va da Paco Roca agli inarrivabili Moore, Morrison e Gaiman, che fanno, però, un tipo di graphic novel diverso da quello che faccio io. Io sono nato con la passione per il fumetto americano e poi, a un certo punto, mi sono reso conto che quello che istintivamente mi veniva meglio era un altro tipo di fumetto.

Passiamo ora a Macumba: ci descriveresti il tuo nuovo graphic novel?

Sicuramente sono più soddisfatto rispetto a quando è uscito Demone dentro. Quando realizzi il primo sei più piccolo, è la prima esperienza e hai l’ansia del risultato. Con Macumba, invece, sono andato un po’ più di pancia: sapevo quello che volevo raccontare, sapevo dove volevo arrivare e, a differenza del primo, sapevo come ci volevo arrivare. È una storia molto semplice: il protagonista è un uomo molto scorbutico, burbero, solitario con tutti i suoi problemi del caso (ipocondriaco, ansioso, etc. etc.) a cui, a un certo punto, viene predetta la morte. Lui, da vero paranoico, entra in un loop da cui poi si svilupperanno tante situazioni.

A differenza del mio primo lavoro ci sono tanti dialoghi, tanti personaggi che interagiscono fra di loro, ed è meno intimista. Demone dentro era più emotivo del primo, c’erano meno parole, più sguardi, mentre qui, invece, i personaggi chiacchierano molto.

Un elemento che accomuna Demone dentro a Macumba è la presenza dei demoni. Cosa sono i demoni per Mattia Iacono?

Sono quei mostri che non vedi ma ci sono e ci sono costantemente. Nelle storie che scrivo, indipendentemente da quelle che pubblico, sono sempre presenti. Non è una scelta volontaria, viene istintivamente, i personaggi che cerco di raccontare hanno sempre quel loro lato più nascosto che prende forma, cosa che credo sia comune a tutti quanti. Tutti abbiamo dei demoni che non vediamo ma che sono sempre là: che sia una cosa un po’ più intimista come può essere, ad esempio, la paura della morte fino alle più piccole paure che assumono le forme più disparate. In Demone dentro i demoni erano piccoli, grandi, secchi, grossi, colorati, scuri, mentre qui ce ne sono di alcuni tipi, ma sono, fondamentalmente, tutti uguali. Più che demoni sono visioni.

Abbiamo parlato degli elementi che accomunano le tue due opere. Tra quelli che, invece, le differenziano, c’è senza dubbio l’uso del colore: se in Demone dentro troviamo dei colori più pastello, in Macumba, invece, i colori sono più “duri”. È stato un caso o è frutto di una scelta precisa?

È stata una scelta. Un buon 60% del lavoro che faccio quotidianamente è il colorista. Lavoro per diverse case editrici ed essendo il colore una buona parte del mio lavoro, ha, ovviamente, un peso particolare. I miei disegni, soprattutto in Macumba, mancherebbero di qualcosa di concreto se non avessi usato dei colori così forti. La scelta è dovuta al fatto che Demone dentro lo volevo raccontare in modo un po’ più reale: anche lì i colori sono forti e particolari, ma fanno parte di una palette che può ricondurre alla realtà. In Macumba, invece, ci sono dei punti in cui gli alberi sono blu e il cielo è viola, perché volevo fare arrivare il lettore a provare determinate sensazioni, volevo che l’immagine arrivasse prima delle parole. Perché di parole ce ne sono tante, però i dialoghi sono più semplici. Ecco perché ho scelto un colore che, in un certo senso, “prendesse a schiaffi” il lettore, volevo che, una volta aperto il fumetto, arrivasse una potenza diversa. Ogni scena, ogni sezione ha i suoi colori e la sua palette, pensata e voluta per il momento che racconta.

Hai già idee per i tuoi progetti futuri? Cosa ti piacerebbe disegnare e raccontare?

Ci sarà sicuramente un terzo graphic novel che in qualche modo è legato agli altri due. Si possono leggere individualmente ma c’è un filo conduttore e dunque, leggerli in ordine permette al lettore di avere una prospettiva più completa. Il terzo libro, quindi, permetterà di chiudere un po’ di porte e di chiudere questo cerchio. Non so se riuscirò a fare uscire questo lavoro nel 2018, ma sicuramente entro il 2019 sarà pronto. In più a Lucca uscirà una storia con Bugs Comics che ho disegnato sulla sceneggiatura di Luca Ruocco, uscirà un progetto VHS con This is not a Love Song.

Cosa ti senti di consigliare a un giovane fumettista che vuole intraprendere il tuo stesso mestiere?

È importante insistere tanto, perché è un mondo particolare che sta crescendo e prendendo una forma concreta solo adesso. Finalmente le case editrici hanno dei competitor che le mettono in condizione di correre più veloce degli altri. È un momento buono per chi vuole cominciare perché le case editrici hanno tanto spazio: questa cosa rappresenta allo stesso tempo anche una delle maggiori difficoltà, in quanto, proprio per via della grande richiesta, diventa indispensabile farsi spazio tra tutti gli emergenti. L’impegno e la costanza sono le cose più importanti, a costo di fare le nottate a disegnare o di fare due lavori contemporaneamente, come è successo a molti di noi. E, naturalmente, dovete avere la faccia tosta: a volte gli editori sono così presi e impegnati che non basta mandare una mail, ma bisogna farsi vedere e, soprattutto, mostrarsi interessati.

Intervista a cura di Giorgia Recchia

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GIORGIA RECCHIA, IL CEFALO INDECISO



2 Responses to Macumba – Intervista a Mattia Iacono

  1. Fperale says:

    Vedo che avete intervistato quelli che non ho intervistato io.. bene! A proposito sto preparando la vostra intervista!

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