Serie TV

Published on novembre 8th, 2017 | by Noemi Borghese

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Il semiotico cefalo delle Serie Tv

Scegliere una serie tv dipende da fattori come età e stile di vita?

Certo che è così: ognuno di noi segue o snobba, ama o odia una serie a prescindere da quale sia la nostra età, perché entrano in ballo tanti fattori diversi: gusti, interessi tempo, periodo della vita, energia e attenzione che siamo disposti a dedicare a una serie tv.

Eppure, ogni volta che compiamo una scelta rientriamo in una comunità distinta per modi di fare, tecnologia, sogni, senso dell’umorismo e tante altre cose che presuntuosamente abbiamo riassunto qui: il semiotico cefalo delle serie tv.

 

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Quadrante 1: giovani, troll e disoccupati

 


Il primo quadrante è quello che ritrae i più giovani di nome e di fatto.
Sì, lo so, i millennials non sono più così giovani, ma quelli di questo quadrante lo sono ancora.

Età 18-30, studenti o precarissimi, vivono di social. Si riconoscono perché comunicano via meme, seguono pagine di satira, capiscono ogni singola citazione e parlano praticamente soltanto via quote.

Sono chiaramente disoccupati o precari, e questo li fa sentire molto vicini a Bojack Horseman, di cui sono grandi appassionati pur non avendo figliato nè mai avuto problemi di alcolismo o droga.
Preferiscono Martin a Rust di True Detective, e si sono disperati alla notizia di Sense 8 cancellato; hanno difeso Kevin Spacey per la questione delle molestie in tutte le discussioni in cui si sono imbattuti, e odiano l’ultima serie di Black Mirror perché ha perso il dark di un tempo ma amano San Junipero, però la odiano, perché San Junipero stessa è la morte di Black Mirror.

Hanno tutti un’opinione su 13 reasons why, perché è stupida e quasi tutti hanno empatizzato con la lametta utilizzata dalla protagonista.

 

Quadrante 2: nostalgici disfunzionali amanti del divano

Netflix, cosa hai combinato?
Quando le serie potevamo vederle in pochi e deridere chi non ci capiva, il mondo era un bel posto. Poi sei arrivato tu e hai spiegato a gente che legge gli oroscopi di paolo fox come si selezionano i sottotitoli in inglese. Ti sembrava il caso?

Ecco, nel secondo quadrante trovi persone che fanno questi discorsi, oltre a rimpiangere altri tempi: gli anni 2000, che poi sembrano ieri ma sono quasi vent’anni fa.
Perché negli anni 2000 questi giovani vecchi dentro erano adolescenti, e i supereroi erano per chi leggeva i fumetti (loro), la fantascienza per chi leggeva Dick (loro), il sesso era per quelli che NON guardavano Dawson’s Creek (loro, ovviamente, guardavano Dawson’s Creek).

In questo quadrante trovi quelli che si sentono Rust di True Detective, e ovviamente sono i figli adottivi di Walter Bishop. Amano il nuovo finché è inteso come un remake (Ducktales, woo-hoo), ma appena raggiunge il successo, tendono a disprezzarlo.

 

Quadrante 3: la bella gioventù bruciata che ci manca

Il quadrante di chi sa che il tempo passa e CE NE FAREMO UNA RAGIONE.
A chi serve tutta la paranopia sul gender quando posso godermi un primo piano di Carrie Bradshaw che spende il suo intero stipendio in cocktail e scarpe (tutto in colori pastello) e blatera di sfortuna in amore?

A che serve ragionare sul futuro quando esiste una serie come Vinyl che mi riporta esattamente al punto storico in vorrei esser rimasto?

Ah, ovviamente è probabile che i più giovani della generazione X storcano il naso perché ma io non sono così vecchio come mi dipingete voi: per voi mettiamo sullo stesso piano Simpson e The Wire, che sono due facce della stessa medaglia: due produzioni molto belle, che hanno ottenuto ampi consensi della critica, e un successo mondiale molto ampio da un lato e molto di nicchia dall’altro.

Madmen è la nota di freschezza del quadrante, il che per una serie ambientata nei gloriosi sixties, va detto, è comunque degno di nota.

 

Quadrante 4: Siamo tutti Peter Pan

 

Eccoli, i miei preferiti: Non è un caso se alcune delle serie tv più belle, quelle passate alla storia, siano qui.

In questa zona troviamo i 35-45enni legatissimi alla loro infanzia, e lo sai perché a carnevale si vestono in gruppo da A-Team o da David Hasseloff in *inserire ruolo*, oppure trovano che il ballo di Carlton faccia ancora molto ridere, e se la spassano tantissimo con quella gif, oh come se la spassano!

Ma ci troviamo anche quelli che hanno letteralmente rivoluzionato il senso dell’umorismo (e del pathos) della tv: è grazie a loro se Scrubs è stato visto da milioni di persone ed è arrivato ai più giovani. È, ancora, grazie a loro se Stranger Things è quello che è, perché quei ragazzini SONO LORO.

Narcos, chiaramente, li appassiona perché i più grandi sono ossessionati dalle storie di droga, perché sono cresciuti con Scarface e Blow, e amano Narcos perché, come con Gomorra, anche loro non resistono al fatto di poter parlare come un narcotrafficante. (oh come se la spassano!).

Nota di merito: Boris è l’unica serie italiana presente nel quadrante, ed è volutamente a cavallo tra generazione X e Millennials:
perché se è vero che l’Italia è un paese vecchio, è anche vero che i giovani sono molto più compatti di quello che sembra.

 

Origine dei quadranti: i casi persi

Qualcuno avrà di sicuro pensato: “maronna, e io che ho visto quasi tutte le serie di tutti e quattro i quadranti dove mi posiziono?” Nei malati, amico mio. Ma noi non ci tiriamo fuori, anzi siamo i primi, forse, a cadere in questa categoria.

Vabbè togliamo il forse. Perché è vero che siamo cresciuti con McGyver, Supercar e l’A-Team su Rete4, però abbiamo fatto anche le nottate per vedere Lost, neghiamo l’esistenza della nona stagione di Scrubs e sappiamo a memoria tutte le scene di Boris.

Perché sappiamo che Lynch è un ca*zo di genio, e Twin Peaks sta meritatamente all’origine degli assi. A noi piacciono le serie con la trama orizzontale, quelle in cui si può cercare il particolare che chiude il cerchio; giochiamo a trovare l’Observer in tutte le puntate di Fringe, e la produzione della serie lo sa, e fa di tutto per non farceli trovare, ma noi mica demordiamo.

Soprattutto, non abbiamo paura di guardare i pilot nuovi per capire se abbiamo scoperto una nuova perla da consigliare a tutti i nostri amici più o meno malati. Tante volte vediamo che è un po’ moscia ma ha del potenziale, e allora guardiamoci anche il secondo episodio perché in fondo una seconda possibilità non si nega a nessuno.

Non siamo millennials super ggiovani figli della generazione x ma vecchi dentro (rigorosamente in senso orario, dal positivo al negativo, guardate com’è fatto bene il grafico, nda), semplicemente abbiamo un problema. Ci piacciono assai le serie tv, e in fondo mica è un problema.

In quei 20/40/55 minuti stiamo guardiamo la nostra serie preferita. E poi passiamo alla successiva, che è ugualmente la nostra preferita. E così via, fino a chiudere il cerchio. Sul divano, con qualcosa da sgranocchiare e la birra fresca.

 

Noemi Borghese (il cefalo seriale) e Luigi Ferrara (il cefalo a tre occhi)

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Ho sbagliato tutto, fatemi scendere, voglio fare la ballerina!



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