Fumetti

Published on novembre 16th, 2017 | by Elettra Bernardo

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Jane Austen

“Tu sai qual è il confine tra realtà e fantasia?

Io l’ho perso quella notte…”

Quest’anno, in occasione del bicentenario dalla morte di Jane Austen, nuove iniziative editoriali hanno reso omaggio a quella che può essere a tutti gli effetti considerata una vera e propria icona pop: citata e celebrata dal teatro alla televisione, dal cinema ai videogiochi, nessuno sembra essere indifferente al fascino di una scrittrice che, con un lavoro di fine “cesellatura su due pollici di avorio”, come essa stessa definiva la sua scrittura, riuscì a raccontare l’universo femminile della sua epoca in una maniera del tutto inedita, con una connotazione che non di rado è considerata dalla critica come protofemminista.

Tra gli scaffali, generata dal fermento di questo duemiladiciassette, è apparsa anche la biografia a fumetti Jane Austen ad opera di Manuela Santoni per le edizioni BeccoGiallo, casa particolarmente attiva nel campo della biografia e dell’impegno civile.

Manuela Santoni, Jane Austen. Beccogiallo, 2017 pp 144

Già illustratrice per l’infanzia per Il Castoro e De Agostini, la Santoni è qui al suo debutto ufficiale come autrice a tutto tondo. A completare e approfondire i dati e le nozioni presenti nelle tavole della fumettista romana è posto inoltre in appendice un’interessante saggio di Mara Barbuni, studiosa di letteratura inglese e direttrice della rivista letteraria Due pollici di avorio della Jane Austen Society of Italy.

Poco o nulla si conosce della vita privata della scrittrice inglese e le poche informazioni che ci sono giunte vengono per lo più dalla corrispondenza con i suoi affetti, in particolare con la sorella Cassandra. Molte di queste lettere, per volontà dell’autrice stessa, andarono distrutte alla sua morte ma, tra quelle invece che giunsero fino a noi, si accenna di tanto in tanto ad un certo Tom Lefroy, giovane irlandese che potrebbe in gioventù aver conquistato il cuore della donna. Proprio facendo riferimento a questi scritti e in particolare a questi indizi suggestivi, come vengono definiti dalla Barbuni, si è costruita una fitta rete di ipotesi e supposizioni su quella che fu la vita amorosa di una donna che decise, in barba alle usanze del tempo, di non sposarsi mai e vivere, per quanto possibile, della sua arte.

Anche in questa trasposizione la tormentata storia d’amore con Tom Lefroy diviene il perno centrale del racconto. La storia inizia nel 1817: Jane già malata e prossima alla morte si racconta tramite una lunga lettera alla sorella Cassandra dando il via a un lungo flashback che ci accompagnerà durante tutta la narrazione.

L’infanzia, l’adolescenza, la scoperta dell’amore e le difficili decisioni di vita che in un inevitabile altalenarsi di ragione e sentimento la donna è costretta a prendere, vengono raccontate con semplicità, senza troppi fronzoli, e descrivono con pochi ma decisi tratti una personalità non dissimile da quelle che popolano i romanzi dell’autrice. Si pone soprattutto in risalto la passione di Jane per la lettura e, quasi come naturale e necessaria evoluzione, per la scrittura, mezzi con i quali riesce davvero a esprimersi e che la liberano dal fardello del ruolo che dovrebbe per costume interpretare ma che non riesce – come le scarpe sempre troppo strette che è costretta ad indossare – a calzare. Jane non sa cucire, non sa suonare il piano, non sa ricamare: ma legge, osserva il suo mondo e lo racconta.

La narrazione a ritroso scorre fluida e lineare, il racconto è condensato in meno di cento pagine e risulta sintetico, ridotto all’osso: potrebbe dunque presentarsi come un lavoro un po’ vuoto di contenuti per chi è forse già avvezzo a opere ispirate alla vita della scrittrice dell’Hampshire e che, magari, è già entrato in contatto con la misteriosa storia di Lefroy tramite le pellicole Becoming Jane o Io, Jane Austen. Invece risulta, proprio per questa sua sintesi, un’opera apprezzabile, priva di lungaggini o patetismo, utile soprattutto se utilizzata per avvicinare i più giovani alla scoperta di un’autrice intramontabile.

Anche i dialoghi sono brevi e asciutti, mai riempitivi; il segno grafico, costituito da una linea spessa e sinuosa, gioca con un bianco e nero solido, pulito. Una sintesi, insomma, di storia e disegno, che arriva perfettamente al punto.

La storia si apre con una domanda: “Tu sai qual è il confine tra realtà e fantasia? ”. Questa domanda però, più che trovare risposta in questo racconto, produce ulteriori quesiti: qual è il confine tra realtà e fantasia nell’amore tra Jane e Tom? Quale quello tra Jane e il mondo che narrerà nelle sue opere? Quanta realtà contiene la fantasia e quanta fantasia è nella realtà?

Non sapremo mai qual è la realtà, non abbiamo documenti a sufficienza. Ma ci rimane il diritto inalienabile di immaginarla come più ci aggrada: ed è questo che ha prodotto la Santoni, una realtà di fantasia che possa rispondere a tutte queste domande e che gioca con il confine sottile di queste due categorie.

E se questo non dovesse bastare ci si può sempre affidare, nella spasmodica ricerca della verità, all’unico vero documento sulla vita di un autore, e cioè quello che dalla sua penna è arrivato stampato a noi: “Elinor, solo coloro che sanno cosa sia soffrire possono essere orgogliosi e indipendenti.” (Ragione e sentimento, Jane Austen).

Elettra Bernardo

Jane Austen Elettra Bernardo

Summary:

3.5

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