Musica

Published on novembre 18th, 2017 | by Francesco Papadia

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Quicksand – Interiors

Per spiegare chi sono i Quicksand bisogna fare un passo indietro di circa 27 anni. Una teoria di critica musicale sostiene che il metodo migliore per rovinare un genere sia affibbiargli un prefisso. Per questo motivo lo scetticismo fu grande quando nei tardi anni ’80 il movimento post-hardcore cominciò a far parlare di sé.

La città che più di ogni altra fece del post-hardcore la sua bandiera è sicuramente Washington, che vide nei Fugazi la sua punta di diamante. Contemporaneamente, a New York, due gruppi riuscirono a confluire nel movimento anche se non sono mai stati acclamati quanto i loro colleghi della capitale, sono gli Helmet e i Quicksand.

Con i loro due dischi, entrambi usciti nella prima metà degli anni ’90 (Slip e Manic Compression), i Quicksand portarono il genere qualche passo in avanti, la produzione era aggressiva ma pulita e la composizione dei pezzi più articolata, quasi metal. Il 1995 segna il loro primo scioglimento ma è anche l’evento che caratterizzerà il loro sound futuro. Dopo lo scioglimento infatti il cantante Walter Schreifels e il bassista Sergio Vega saranno impegnati in side project degni di nota, il primo come cantante dei Rival Schools, Vega invece sostituirà il compianto Chi Cheng nei Deftones (band a cui facevano spesso da spalla).

Dopo ventidue anni i Quicksand sono tornati con Interiors, un disco sensibilmente diverso dai precedenti, che risente molto delle storie artistiche dei componenti della band. Al contrario di quanto si potesse pensare è un disco dalle sonorità morbide, potente ma allo stesso tempo straordinariamente melodico.
La voce di Schreifels si è addolcita ed è meno ruggente, il disco sembra spaccato a metà: la prima più delicata, ricca di suoni riconducibili alla scena alternative, nella seconda troviamo i Quicksand che abbiamo sempre conosciuto (nei suoni, non nella voce), graffianti e dalle sonorità sbilenche. I due singoli segnano la crescita artistica della band, Illuminant è un’apertura incredibile, un tuffo in un mare di chitarre altalenanti e armonici dissonanti.

Cosmonauts è la canzone che mostra più di tutte  l’influenza della permanenza di Vega nei Deftones. Come suggerisce il titolo , lasciatevi portare tra le stelle dalla voce e da una melodia incredibilmente calda e  accudente, Cosmonauts è un abbraccio. La titletrack, Interiors, ci ricorda che i Quicksand nei pezzi lenti danno il meglio di sé e questa canzone ne è l’ennesima dimostrazione. La chiusura del disco ci riporta al sound post-hardcore che li caratterizzava agli esordi, ma la compostezza e la pulizia del cantato scosta quasi totalmente la band dal genere ma non è assolutamente un difetto se questo è il risultato,  se invece cercate la voce graffiata dello Schreifels che fu, continuate pure ad ascoltare Slip e Manic Compression. Interiors è un disco sofisticato, energicamente delicato, che dimostra a tutti quanto la band sia stata, da sempre, immeritatamente sottovalutata.

Tracklist:

01. Illuminant
02. Under the screw
03. Warm and low
04. >
05. Cosmonauts
06. Interiors
07. Hyperion
08. Fire this time
09. Feels like a weight has been lifted
10. >>
11. Sick mind
12. Normal love

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