Libri

Published on novembre 28th, 2017 | by Fabio D'Angelo

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La notte dei ragazzi cattivi

Massimo Cacciapuoti, La notte dei ragazzi cattivi, Minimum fax, recensione, una banda di cefali

Massimo Cacciapuoti, La notte dei ragazzi cattivi, Minimum fax. Pp. 250, 17 euro.

“Chi fa la spia muore. Il gelo che penetra nelle carni fino a toccare le ossa. Fino a sbriciolarle.
Chi fa la spia muore.”

Giuro che non cadrò nella tentazione di fare uno di quei pistolotti infiniti sul potere della lettura, ma l’ultimo lavoro letterario di Massimo Cacciapuoti, La notte dei ragazzi cattivi (Minimum fax),  è uno di quei libri in grado di trascinare attraverso un carico di suggestioni non trascurabili il lettore fin dentro la storia. E non dico questo perché il protagonista si chiama Fabio, anzi Fabioromano scritto così, tutto attaccato. E neanche per le dinamiche tra maestra e allievo con tanto di infatuazione pre adolescenziale di lui nei confronti di lei in cui in tanti si possono ritrovare. Quanto piuttosto per il fatto che a volte, se il lettore non va verso la storia, allora è la storia che va dal lettore, rompendo gli argini e tracimando fino al punto da annullare la distanza fisica tra le pagine del libro e chi legge. Così, l’empatia che Cacciapuoti crea con il lettore è pari solo a quella che Giulia, l’insegnante di sostegno che viene assegnata a Fabioromano, prova per un ragazzino schiacciato e bloccato dal suo Vietnam famigliare: un padre psicopatico e una madre malata terminale. L’unico riferimento è la sorella Valentina, di poco più grande di lui. La situazione di forte disagio in cui vive, oltre all’umiliazione del sostegno, lo porta anche a diventare il bersaglio delle angherie di Ascanio Lombardi detto “il maiale”, il bullo della classe, geloso delle attenzioni riservate a Fabio da Valeria, la bella della classe.

“Fabio Romano era innamorato di Giulia. Non aveva mai visto un paio di occhi più tristi dei suoi; più cupi e profondi. Nemmeno quelli di sua madre erano così. Anche quando rideva, anche quando sembrava che stesse bene, o quando spiegava e ci metteva tutta se stessa, impegno, cura, dedizione, anche in quei momenti si vedeva benissimo che Giulia era triste. E che in fondo in fondo stava male[…] Era questo, forse, che Fabio Romano amava di lei. Questa tristezza, simile alla sua, che si trascinava dietro peggio di una maledizione e che non la faceva stare in pace da nessuna parte.”

La vicenda raccontata ne La notte dei ragazzi cattivi ruota intorno al ragazzino e alla sua maestra che diventano, in una provincia sempre uguale a se stessa – dove chi ci abita assiste passivo al replicarsi di situazioni secondo uno schema quasi ereditario – il collegamento tra la generazione dei padri e quella dei figli.

E qui il prologo, che grazie a un salto carpiato all’indietro di quasi quindici anni racconta la vicenda che tiene legata Giulia con i genitori di Fabio e Ascanio, diventa un passaggio necessario per dimostrare l’esistenza di una ciclicità degli eventi. Uno spin-off  in grado di spiegare con estrema chiarezza e crudezza le dinamiche che regolano la vita a Guggiano (il nome è di fantasia, ma lo schema si può adottare per gran parte della provincia italiana), il paese in cui è ambientato il racconto.

“Mio dio, mi pento e mi dolgo dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi, e tanto più perché ho offeso te infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Pregava, il Pippa. Era la preghiera che da piccolo suor Priscilla lo costringeva a recitare ogni volta che commetteva un peccato. Pare fosse quella che funzionava di più. Quella a cui il Signore era più sensibile. E in questa notte aveva proprio bisogno del suo aiuto. Per ritrovare Giulia.”

La notte dei ragazzi cattivi è un libro potentissimo, un perfetto trattato sociologico sull’alienazione, in cui la citazione di Gramsci (“Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri”)  si rivela una straordinaria chiave di lettura delle dinamiche che regolano posti come questi, in cui la vita sociale è compressa in non luoghi come Ground Zero, e dove chi passa stenta a riconoscere un passato o a intravedere un futuro e va avanti per inerzia e per noia verso la banalità del male, che rende uguali vittime e carnefici.

“Valeria lo vide salire gli scalini del vagone e sparire all’interno. Dopo un poco il treno cominciò a mettersi in moto. All’improvviso Valeria sentì di nuovo la sua voce. «Sono stato io a uccidere Lillo». gridava Fabio dal finestrino. «Perdonami anche per questo. Io non volevo, mi hanno…»
Il treno si allontanava, le parole ormai si perdevano nel vento. Valeria gli sorrise ancora e agitò la mano. «Lo so che sei stato tu e so pure che non volevi»”

 

Fabio D’Angelo

La notte dei ragazzi cattivi Fabio D'Angelo

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4

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è uno splendido trentenne che vive a Casalnuovo di Napoli e, avendo poche esigenze, se la passa moderatamente bene.



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