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Published on dicembre 12th, 2017 | by Fabio D'Angelo

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La più odiata dagli italiani

Davide Bacchilega, La più odiata dagli italiani, Las Vegas edizioni, una banda di cefali, recensione

Davide Bacchilega, La più odiata dagli italiani, Las Vegas edizioni. 361 pag.

«Il campionato è come la vita, i momenti difficili arrivano per tutti. Il punto sta nel saperli superare il più velocemente possibile»
(Maurizio Sarri)

Io credo che in 18 persone si possa fare un colpo di stato e prendere il potere, disse Maurizio Sarri durante una memorabile conferenza stampa.

Sarri è l’ultimo teorico, ma solo in ordine cronologico, di una rivoluzione culturale che, senza tanti giri di parole, punta dritta alla presa del Palazzo (quello di pasoliniana memoria) per sovvertire la regola antiestetica tutta italiana su cui si regge da sempre la gestione del potere per il potere: la dura legge del goal. Sì, proprio quella enunciata in maniera impeccabile in una canzone da uno dei massimi filosofi contemporanei, Max Pezzali.

Perché, alla fine, l’universo calcio, così come la vita in generale, ruota intorno al conflitto eterno fra due categorie: quelli che pensano al sodo, al catenaccio, alla difesa dell’uno a zero, perché vincere non è importante, è l’unica cosa, anche se la vittoria è incolore, brutta, sporca e o in qualche modo viziata da aspetti poco limpidi; e i sognatori di una rivoluzionare estetica alla Sacchi, alla Zeman, alla Galeone, alla Sarri. Tutti convinti teorici dell’esistenza del nesso tra bellezza e rivoluzione, perché come diceva Camus: “La bellezza, senza dubbio, non fa le rivoluzioni. Ma viene un giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno di lei”.

Vincenzo Sarti, protagonista del libro La più odiata dagli italiani di Davide Bacchilega, pubblicato da Las Vegas edizioni, non è uomo da grandi rivoluzioni, ma anticonformista quanto basta per cercare di contribuire nel suo piccolo alla diffusione del germe della bellezza nella Nazione catenacciara per eccellenza.

Per comprendere Sarti credo sia doveroso menzionare Gigi Maifredi, un tipo strambo e visionario, fonte di ispirazione di molti rivoluzionari pallonari in salsa italiana.

A sua volta, per capire la cifra del personaggio, basti ricordare che Arrigo Sacchi, il massimo teorico italiano del concetto di bellezza applicato al calcio, ringraziò pubblicamente più volte Maifredi, indicandolo come padre calcistico spirituale.

Ora sicuramente vi chiederete “che c’entra Maifredi con il libro?”

Ci arrivo. Il perché è semplice: un amante delle figurine Panini, uno studioso degli almanacchi del calcio (ci sono, credo) o un vecchio affezionato di 90esimo minuto di Paolo Valenti che si troverà a leggere  La più odiata dagli italiani, finirà col ritrovare analogie nella carriera di Vincenzo Sarti  proprio con quella di Gigi Maifredi, che con il suo calcio Champagne (lo prendevano in giro per la precedente professione di rappresentante di una nota marca di Champagne), riuscì, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, a portare il Bologna ai vertici della serie A. Stesso destino di Vincenzo Sarti, ma le coincidenze non finiscono qui. Perché entrambi, dopo un campionato di grandi soddisfazioni con il Bologna, si troveranno la dirigenza della Fottuta Signora Football Club (beh, riconoscere a quale squadra faccia riferimento Bacchilega è francamente facile) fuori la porta di casa con un contratto milionario. Ovviamente accettano.

Destino comune, quindi?

Non proprio, perché Maifredi è uomo di rivoluzioni e magari firmò pensando, per dirla come James Hillman che “se i popoli si accorgessero del loro bisogno di bellezza, scoppierebbe la rivoluzione”. E in linea teorica questo poteva funzionare anche per il popolo juventino. Sbagliò invece previsione. La sua rivoluzione sabauda fallì nel giro di un campionato. E la maledizione dei non colorati lo condannerà senza appello: Maifredi finì con il marchio di eretico, solo ed emarginato proprio come Amadeo Bordiga.

Davide Bacchilega, La più odiata dagli italiani, Las Vegas edizioni, una banda di cefali, recensione

Gigi Maifredi ai tempi del Bologna champagne.

La questione Maifredi fu archiviata in fretta e forse con troppa superficialità, perché come ci suggerisce con il dono della sintesi uno striscione di vent’anni dopo, il fallimento del sogno sabaudo di bellezza ha una radice culturale profonda. E sposta la discussione oltre il rettangolo di gioco, su un terreno, diciamo così, di carattere ideologico. Il problema di Maifredi non era rappresentato dall’essere vincente, ma dal non esserlo a tutti i costi: la sua rivoluzione aveva bisogno di tempo e pazienza per attecchire e si basava su corollari come quello meritocratico del “se giochi male forse perdi” (il forse è doveroso, visto che la palla è comunque rotonda), che mal si conciliano con il concetto del “vincere è l’unica cosa che conta”. E così, per  ragioni sostanzialmente analoghe, anche l’odio calcistico tra juventini e anti-juventini finisce con l’assumere una connotazione ideologica più complessa di una rivalità di carattere sportivo.

Davide Bacchilega, La più odiata dagli italiani, Las Vegas edizioni, una banda di cefali, recensione

Alla Juventus vincere non è importante, è l’unica cosa che conta (striscione Curva Nord Juventus vs Milan, 05/03/2011 )

Non è quindi un caso che il dopo Maifredi sarà rappresentato prima dalla minestra riscaldata Trapattoni e poi dalla restaurazione di stampo Moggiana, nel senso di Luciano Moggi, che coincise con l’inizio dell’epoca del Ti amo campionato perché non sei truccato nel segno dell’amore e del processo per doping. Ed ebbe come epilogo Calciopoli, gli scudetti cancellati e la retrocessione in B.

Davide Bacchilega, La più odiata dagli italiani, Las Vegas edizioni, una banda di cefali, recensione

Effetti collaterali del “Alla Juventus vincere non è importante, è l’unica cosa che conta.”  ph. Giuseppina Zampi

Vincenzo Sarti, invece, più prosaicamente firmò pensando al fatto che un’occasione così non si può rifiutare. Manda al diavolo le dispute ideologiche, il rischio di un destino da eterno traditore e mette in discussione il culto della vittoria attraverso la bellezza per il pragmatico “vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. Mette il suo futuro di allenatore nei piedi di Alex Rambaldi, un centravanti in declino vittima di una madre manager fin troppo opprimente a cui toglierà ben presto il posto da titolare, e nella penna di Maicol Cammarata, un giornalista sportivo che conosce verità imbarazzanti sul suo passato in grado di stroncargli all’istante la carriera.

Ovviamente non vi dico se il destino di Sarti sarà lo stesso di Maifredi. Questo lo scoprirete solo leggendo i novanta capitoli (uno per ogni minuto di gioco) de La più odiata dagli italiani, in cui Bacchilega, grazie a una scrittura veloce e ad una straordinaria dose di ironia e di un non trascurabile di cinismo, riesce a sintetizzare in Vincenzo Sarti (un po’ Mazzone, un po’ Conte e un po’ Oronzo Canà) numerosi aspetti di complessità. Ne viene fuori un personaggio anticonformista, vulnerabile e fragile, in cui Bacchilega riesce nel compito di far convivere in modo credibile sia la visione più romantica e genuina del mondo del calcio, ché anche alcuni vizi, sotterfugi e difetti atavici. Perché se l’estremismo è la malattia infantile di tutti i rivoluzionari – anche di quelli pallonari – il realismo e il pragmatismo neanche scherzano.

Fabio D’Angelo

La più odiata dagli italiani Fabio D'Angelo

Summary:

3.5

Voto:


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è uno splendido trentenne che vive a Casalnuovo di Napoli e, avendo poche esigenze, se la passa moderatamente bene.



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