Cefali imperdibili

Published on dicembre 15th, 2017 | by Giuseppe D'Alessandro

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Star Wars: Gli Ultimi Jedi

Star Wars: Gli Ultimi Jedi, recensione, una banda di cefali


Titolo Originale: Star Wars: The Last Jedi
Cast: Daisy Ridley, Adam Driver, Oscar Isaac, John Boyega, Mark Hamill, Carrie Fisher, Andy Serkis, Domhnall Gleeson, Benicio Del Toro, Laura Dern, Anthony Daniels, Kelly Marie Tran, Gwendoline Christie, Frank Oz, Lupita Nyong’o
Produzione: USA
Produttori: J.J. Abrams, Kathleen Kennedy per LucasFilm
Anno: 2017; durata: 152 min.; colore
Genere: fantascienza, fantastico, drammatico, avventura
Regia: Rian Johnson
Soggetto: Rian Johnson
Sceneggiatura: Rian Johnson
Fotografia: Steve Yedlin
Montaggio: Bob Ducsay
Colonna Sonora: John Williams
Effetti Speciali: Chris Corbould
Scenografia e Costumi: Rick Heinricks, Michael Kaplan

Grazie alle indicazioni della mappa ricomposta nel capitolo precedente, Rey raggiunge  l’inaccessibile santuario dei primi Jedi dove si è ritirato Luke Skywalker. Gli chiede di ammaestrarla nella forza e di scendere in campo per unirsi alla ribellione contro il Primo Ordine, guidato dal terribile Snoke e da Kylo Ren, nipote e allievo di Luke passato al lato oscuro della forza. Contemporaneamente, i ribelli guidati da Leia Organa tentano disperatamente di sfuggire alla caccia scatenata dal Generale Hux, graze alle azioni eroiche di Poe Dameron e Finn.

Star Wars: Gli Ultimi Jedi, recensione, una banda di cefali

Mettiamoci per un momento nei panni del malcapitato regista a cui assegnano un nuovo capitolo della saga di Star Wars, avendo la responsabilità dell’intero progetto, dalla scrittura del soggetto alla direzione degli attori: un impegno improbo, colossale. Le Guerre Stellari sono un’eredità pesantissima da raccogliere, sia per la complessa mitologia di cui si nutrono e che film dopo film è sempre più radicata, sia per la responsabilità di offrire un prodotto che non scontenti gli appassionati decennali e al tempo stesso si proponga di essere un buon film, indipendentemente dai paletti dettati dalle vie della forza. Con Il Risveglio della Forza J.J. Abrams due anni fa aveva fatto pienamente centro ma creando un precedente pericolosissimo: reinventando la saga proprio dove George Lucas non aveva mai osato mettere mano, cioè nel rinverdire situazioni e personaggi da lui stesso creati, l’acclamato autore di Lost ha creato un piccolo capolavoro post-moderno che sta al tempo stesso dentro e fuori dalla saga. Ha rispettato la mitologia evidenziando, perfino imponendo in modo brutale la sua ciclicità; e ha portato lo spettatore al déjà vu di un film praticamente già visto, scatenando inevitabili riflessioni personali sul passaggio del tempo, sulla funzione della cinematografia, e quindi dell’arte, nella nostra vita. Un’intuizione certo notevole ma anche pienamente coerente con un largo filone del cinema americano contemporaneo, dai fratelli Coen a Tarantino, la cui ricerca sta tutta dentro la codificazione linguistica della settima arte, e il suo sedimentarsi nella nostra memoria.    

Ma torniamo a noi: il “povero” Rian Johnson viene scelto dalla LucasFilm per raccogliere l’eredità di QUESTO film. Come se ne esce? Se è vero che Abrams con il settimo episodio ha tracciato una via precisa, lasciando aperti protagonisti e fatti che si prestano a molteplici evoluzioni, al tempo stesso ha posto al suo successore il gigantesco problema di chiedersi se proseguire in questa proustiana ricerca del tempo perduto, o sovvertire tutto e imporre dei propri standard estetici. Johnson non teme il confronto con questa problematica e con mano sicura mette in piedi un film che è sia personale che coerente con la filosofia del capitolo precedente. Scrive un buon concept, ricco e pieno di risvolti avventurosi e psicologici, che si compone essenzialmente di pochi e distinti macro-soggetti in cui i tutti protagonisti vivono un personale tormento etico, sia esso legato alla forza e alla sfacciata rappresentazione della lotta tra il bene e il male (Kylo Ren, Luke, Rey), sia di natura più terrena, riflettendo sulle proprie azioni e le relative conseguenze (Poe, Finn, Leia, Holdo, DJ). Ed è proprio nella riflessione psicologica che questo film dice qualcosa di nuovo e di inaspettato, mettendo in scena situazioni inedite e risvolti originali. Due su tutti: un Luke Skywalker dipinto in modo estremamente cupo e pessimista, rifiuta lo scontro, sceglie l’isolamento e rimanda il più possibile la sua partecipazione agli eventi, come fosse un Amleto incapace di agire, un Achille adirato perché derubato della sua stessa fede nel lato chiaro della forza. E poi Kylo Ren, villain tormentato dal bene, atipico in quanto rovescia la consuetudine della saga di rappresentare eroi positivi in lotta contro la seduzione del lato oscuro. Essenziale, per quest’ultimo aspetto, l’interpretazione convincente di Driver, che riesce a mettere in scena l’umanità e il dubbio che il volto perennemente mascherato di Darth Vader non poteva mostrare ma solo lasciare intuire.

Star Wars: Gli Ultimi Jedi, recensione, una banda di cefali

Ma interessante e innovativo è anche lo sviluppo dei personaggi meno centrali nella storia, anch’essi sottratti alla prospettiva fiduciosa dei “buoni”: i ribelli capeggiati da Leia sono tutt’altro che coesi e infallibili, sfiduciati nel riconoscere autorità ai propri leader, spesso mossi da impulsi che stanno al filo tra eroismo e incoscienza, con la conseguenza di riflettere sulle proprie responsabilità nel compiere azioni che ricadranno sulla collettività (come accadrà per Poe), o sulle persone cui sono maggiormente legate sentimentalmente (è il caso di Finn).

Johnson mette sul piatto della narrazione e dell’epica tutto quello che ha a disposizione,  senza rinunciare ovviamente a spettacolarità e potenza visiva che per Star Wars sono d’obbligo, e inserendo tra le righe sia momenti ironici e più leggeri per stemperare la tensione, sia riflessioni di carattere politico legate al mondo contemporaneo. Oggi si dice spesso tanta roba, ed è lecito chiedersi a questo punto se non sia anche troppa. È vero che le vie della forza non possono più essere rappresentate nel modo sereno e quasi adolescenziale usato da Lucas nella trilogia originale, né in quelle cupe e meste che lo stesso Lucas ha adottato per quella dei tre prequel: la celebrazione del mito, che è comunque d’obbligo, impone uno sguardo più conciliante. Ma un po’ si rimpiange la compattezza narrativa del Risveglio della Forza. Nello sforzo di rappresentare e approfondire tutto, il regista perde un poco il senso dell’epica, che seppure per sua stessa natura si nutre di particolari e digressioni, allo stesso tempo necessita di protagonisti al centro della narrazione e le cui azioni abbiano un impatto maggiore nello svolgimento della trama. Nulla da eccepire sulla sua intellegibilità, il film si segue bene e non si lascia niente al caso, ma c’è l’impressione che uno script più essenziale e stringato avrebbe permesso di concentrarsi meglio sui protagonisti e consentito di capirli ancora meglio, di identificarsi pienamente in loro. Johnson probabilmente ha puntato su una scrittura che potremmo definire sinfonica: mette in scena soggetti e contro-soggetti complessi come nelle sinfonie di Bruckner o Mahler, e pretende di svilupparli in modo pieno senza lasciare nulla di approssimativo. Se la cosa lascia qualche piccolo dubbio dal punto di vista dell’epica è però lampante che, al contrario, funzioni al 100% il ritmo narrativo: la durata del film è sterminata (152 minuti: è un record per un episodio di Star Wars), ma Gli Ultimi Jedi sa tenerti incollato alla poltrona dal primo all’ultimo minuto con una velocità a dir poco furiosa che non lascia neppure un secondo di respiro, a tal punto che si esce dal cinema perfino frastornati.

Star Wars: Gli Ultimi Jedi, recensione, una banda di cefali

Adesso dovremo aspettare altri due anni. Il testimone tornerà ancora nelle mani di J.J. Abrams, che ha avuto l’onore di riaprire i giochi; e adesso gli tocca l’onere di chiuderli nel migliore dei modi, dopo che la LucasFilm per il IX episodio ha già cambiato rotta su molte questioni, dal regista alla sceneggiatura, peraltro rimaneggiata ulteriormente a causa della scomparsa di Carrie Fisher. Che si sia adepti o no della mitologia di George Lucas, non si può negare che questi film abbiano segnato e ancora segnino il passare degli anni, scandendo ormai con puntualità il tempo della nostra vita. E con puntualità, per l’ennesima volta attendiamo un nuovo capitolo di una storia meravigliosa.

Giuseppe D’Alessandro

Star Wars: Gli Ultimi Jedi Giuseppe D'Alessandro

Summary:

3.5

Voto:


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