Musica

Published on dicembre 16th, 2017 | by Francesco Papadia

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Björk – Utopia

Se mi mettessi a scrivere di quanto la carriera di Björk sia stata poliedrica, trasformista, incredibilmente valida non basterebbero tre vite e sconfinerei velocemente nel pleonasmo.

Björk, la cantante che più di chiunque altro è riuscita ad avvicinare la musica all’arte.
Ma la musica è arte, direte voi. Non nel modo in cui la fa il folletto islandese.
Le canzoni di Björk sono composte da tantissimi strati che le rendono tangibili, concrete, reali. Così la canzone diventa arte figurativa, la si può esporre in un museo, si può guardare, si può toccare, si può annusare. Tutto questo è Björk.

A novembre è uscita l’ultima fatica dell’artista di Reykjavìk, affiancata dal produttore venezuelano ARCA, già al suo fianco per l’album Vulnicura.
Se il produttore è lo stesso, le intenzioni sono completamente diverse. Utopia si pone infatti come esatto opposto dell’album precedente. È tempo di scrollarsi di dosso l’angoscia che ci attanagliava, è tempo di sognare, è tempo di Utopia.

Utopia è un disco che vuole portarci in una dimensione onirica, che affonda radici nel folklore nordico, che ci parla di antichità senza dimenticare una sottotraccia tecnologica, elettronica, un sogno fatto di echi lontani ma sempre attaccati al Wi-fi.
La struttura dei pezzi è omogenea, continua, quasi una suite, solidissima nelle sue altalene fatte di voci e synth che si intrecciano a creare un vero e proprio universo acustico.

La voce di Björk continua a essere lo strumento principale, qui messaggero di speranza e di luce. Ad accompagnarla stavolta c’è un intricato coro di legni (soprattutto flauti) e delle sezioni elettroniche, quasi drum ‘n’ bass, appena accennate che danno dinamicità all’album senza snaturare l’atmosfera.

Utopia è un disco preciso, che si ascolta con più facilità di quanto sembri, le canzoni dal minutaggio più lungo sembrano quasi volare via. Ritroviamo forti influenze del capolavoro intimista che era Vespertine. Il primo singolo, The Gate, è un inno di amore puro e di accoglienza. Utopia, la titletrack, è un canto antico di purificazione planetaria, mentre Losss sembra infischiarsene di tutte le brutture del mondo, trascinandoci in un mondo floreale e caldo, nel senso più erotico del termine. La parte finale del disco si presta a passaggi più strumentali, in cui i flauti sono docili protagonisti.

Utopia è un canto di positività, che ci invita ad alzarci e a reagire, staccandoci dall’orrenda realtà cerebrale e abbracciando l’istintività corporea. Per un attimo, ascoltando le parole di Björk in Body Memory, ho davvero pensato che forse l’unica speranza per questo mondo sia davvero arrendersi al futuro.

Tracklist:

1. Arisen my senses
2. Blissing me
3. The Gate
4. Utopia
5. Body Memory
6. Features Creatures
7. Courtship
8. Losss
9. Sue me
10. Tabula Rasa
11. Claimstaker
12. Paradisia
13. Saint
14. Future Forever

Björk – Utopia Francesco Papadia

Summary:

4.5

Voto:


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