Fumetti

Published on gennaio 10th, 2018 | by Carla De Felice

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Sacred Heart

 

Sacred Heart è il graphic novel di esordio della fumettista statunitense Liz Suburbia, pubblicato in Italia da Eris Edizioni. Nato come webcomic sul sito dell’autrice, è stato pubblicato successivamente da Fantagraphics Books nel 2015 dopo esser stato ridisegnato completamente. Parla di adolescenza ma non è assolutamente il solito teen-drama.

Liz Suburbia, Sacred Heart (tradotto da F. R. Ledvinka), Eris Edizioni, 2017 PP 312

 

“Mi viene questa voglia e… pensavo fosse di sesso…
Ma è voglia di spaccare tutto, cazzo!”

All’apparenza Alexandria potrebbe sembrare una qualsiasi periferia suburbana americana, di quelle viste e riviste in film, telefilm, libri e fumetti. Una periferia dove regna il disagio, gli adolescenti bevono, si drogano, vanno ai concerti, fanno sesso. Come un teen-drama da manuale che si rispetti, anche qui i ragazzi covano un senso di ribellione. C’è però una grandissima differenza: qui non c’è niente di concreto contro cui ribellarsi. Ad Alexandria, infatti, non esistono regole né autorità: gli adulti sono tutti scomparsi, non si sa perché e non ci è dato sapere se faranno ritorno. Una sorta di realtà distopica, per intenderci, un’ambientazione perfetta per una puntata di Black Mirror.

I teenagers di Alexandria, comunque, non sentono affatto la mancanza degli adulti, e dopo lo spiazzamento iniziale, neanche noi lettori. Vanno ancora a scuola ma solo a cazzeggiare perché non ci sono insegnanti, l’apatia è sovrana e le giornate trascorrono sempre allo stesso modo: sigarette, alcool, concerti punk, film sul divano, sesso. Ogni tanto succede qualcosa di diverso, come una serie di omicidi inspiegabili, eppure dopo i primi morti nessuno sembra sconvolgersi più di tanto.

Nel corso del racconto seguiamo le vicende di Ben, ragazza introversa e ribelle, del suo migliore amico Otto, della sorella Empaty e di tutta una schiera di adolescenti che popolano la città. Tutto viene mostrato senza alcun filtro o censura, e i personaggi si muovono e agiscono tra lo stereotipo e il suo ribaltamento: si innamorano ma dura poco, si spezzano il cuore a vicenda, litigano violentemente anche per un nulla, e li vediamo anche fare cose stranissime come leccare suole di scarpe o vestirsi da donna. Eppure, nonostante tutto, il sentimento predominante dei protagonisti resta un senso di apatia e alienazione che aleggia sin dalle prime pagine. L’Apocalisse potrebbe arrivare da un momento all’altro, è una presenza costante, e neanche di questo nessuno sembra preoccuparsi.

 

All’interno di questo tran-tran dell’apatia, l’autrice inserisce ogni tanto piccole rivelazioni, variazioni o colpi di scena che inducono il lettore ad attendere un avvenimento straordinario. In questo modo lo stuzzica, ne cattura l’attenzione, lo induce a riflettere raggiungendo l’apice nel finale.

Dal punto di vista grafico, l’autrice gioca molto con la struttura della tavola, sempre varia, e inserisce spesso pagine totalmente prive di dialogo, che mettono ancora più in risalto il senso di alienazione dei personaggi nonché il contrasto tra l’apparenza e il reale stato d’animo. Qualche volta, i disegni entrano nella sfera privata dei personaggi, mostrando anche particolari intimi.

Un ruolo fondamentale è assunto anche dalla musica, punk in questo caso, che funge proprio da colonna sonora della storia (e in fin dei conti anche dell’adolescenza vera, no?) indicata spesso a bordo pagina, quasi come una playlist.

Lontana dalle adolescenze patinate e pseudo-disagiate dei film e telefilm americani, nel suo Sacred Heart Liz Suburbia offre una riflessione intelligente, sarcastica e potente sul confine tra fede e religione, legami affettivi e sesso, normalità e anormalità, adolescenza ed età adulta. Una lettura forte, intensa, da ripetere più volte, per trovare sempre nuovi elementi o chiavi interpretative, che lascia il lettore con una serie di domande sospese che continuano a martellare anche a lettura conclusa. Ma in fondo, è proprio questo il bello: mica dobbiamo avere sempre tutte le risposte?

Carla De Felice

 

 

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L’unico vero realista è il visionario.



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