Calamita presunzione

Published on Giugno 17th, 2019 | by Calamita

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Presunzione

Presunzione

Presunzione – Luca Mercadante – minimum fax 2019 – Collana Nichel – pagine 270.

«Ero un progredito e avevo il diritto di stare insieme a gente come me»

 

Bruno Guida è un ragazzo di Villa Literno che frequenta l’ultimo anno di liceo. Odia tutto ciò che lo circonda: il paese dove è nato, la Caserta dove frequenta le superiori e i compagni borghesi che lui stesso si è cercato. Odia pure l’ossessione del padre per il fratello gemello scomparso e che crede vittima della camorra, e odia la sua stessa famiglia perché si è impantanata in questa storia.

Bruno è convinto di saperne più degli altri, è presuntuoso, e si tiene a distanza da tutto ciò che odia con il cinismo e il sarcasmo che lo contraddistinguono: la vita di paese, la famiglia che non riconosce più, la comunità da dove proviene che accetta senza porsi domande la narrazione che gli viene propinata, e odia le grandi macchinazioni – politiche, culturali e anche malavitose – che creano dal nulla falsi miti ed eroi ricorrendo a una retorica deleteria e lontana da ogni forma di verità. Ma tutto questo, sia chiaro, non lo odia mai abbastanza da riuscire a disfarsene completamente.

 

«Sentivo il disastro incombente e avevo pensato, in quel modo, di salvare almeno me portandomi lontano da tutto quello che stava accadendo»

 

Luca Mercadante, con una scrittura che crea pagina dopo pagina un mondo gremito di dettagli, nitido e che dà forza ai personaggi rendendoli assolutamente palpabili e ben definiti, riesce nel tentativo di raccontare un pezzo di provincia devastato dalla retorica fuggendo dalla retorica: una prova di consapevolezza non solo della parola scritta ma della realtà da cui nasce la narrazione, tale da consentire all’autore di non inciampare mai, di riuscire a mantenere le distanze da parole già trite e ritrite, consegnando al lettore una narrazione che sotto diversi punti di vista sorprende per le deviazioni improvvise, colpisce per il gioco delle parti dei personaggi, e commuove per la verità dei sentimenti a cui non ci si può sottrarre.

 

La presunzione è un fatto di Bruno, fa parte del suo modo di essere, del suo modo di stare al mondo, ma fino a un certo punto. Leggendo, però, cercavo una parola che potesse sostituire “Presunzione” e che toccasse ogni angolo nascosto di questo romanzo. E alla fine l’ho trovata. “Opportunismo”. Eccola la parola.

La parola di questo romanzo è: opportunismo.

Abbiamo il politico che approfitta di un fatto di cronaca per creare un eroe, e che, per raggiungere i propri obiettivi elettorali, si fa paladino della lotta alla camorra.

C’è il figlio dello stesso politico, amico di Bruno, che sfrutta l’amicizia con il “nipote di un morto ammazzato” per gli stessi scopi del padre e farsi eleggere rappresentante di istituto.

Un giornalista locale di cronaca nera che vede in quell’evento un pozzo da sfruttare per i suoi articoli infarciti di inesattezze, «con toni che compostavano la sceneggiata napoletana alla Mario Merola, il poliziottesco anni Settanta e l’immancabile omicidio passionale di metà agosto».

Il padre di Bruno, che cerca un modo per dare un senso alla morte di suo fratello – o anche alla sua vita riempiendo un vuoto che già c’era –, e che sfruttando il proprio dolore mette in piedi un’associazione anti camorra che lo terrà impegnato facendogli perdere il senso della realtà, anche quando questa realtà non risulterà esattamente quella che intimamente “sperava”.

Lo zio “camorrista”, che prova a sfruttare la situazione per il suo tornaconto.

E Bruno stesso che, pur apparendo come un essere votato alla disobbedienza, non riesce a tenersi lontano dagli effetti e dalle conseguenze della vicenda, e, anzi, più volte, sembra cavalcare lui stesso, certo con ritrosia ma lo fa, l’onda di popolarità che gli porta il fatto di essere il nipote di un morto ammazzato, il nipote di un eroe.

 

Presunzione è un dramma che non si fa mai tragedia e a volte diventa farsa amara: il peggio non arriva quasi mai, viene sempre sfiorato, la storia si muove sull’orlo del precipizio e l’unico modo per riuscire ad andare avanti su quella linea è fare finta – o convincersi – che non ci sia nessun precipizio, che la vita sia da quest’altra parte, dove è tutta terra sotto i piedi, e guardando da questa parte si procede nonostante tutto, con il collo storto su un lato e una vita vista solo a metà.

Alla fine, però, qualcuno o qualcosa ci mette davanti alla “vita vera”, e soccombiamo tutti. Le nostre battaglie non hanno più valore, le forze ci abbandonano e siamo costretti a confrontarci con la realtà, così lontana dai nostri sogni. Come se la sola e semplice prossimità al male ci condanni ad affrontarlo o almeno a conviverci, ad averci a che fare, a farci i conti e a vedere se tornano.

Ed è ciò che accade in questa storia: non c’è redenzione per nessuno e tutti sono in qualche modo colpevoli di qualcosa, ritrovandosi con i propri sogni infranti: ogni cosa brucia e si fa cenere di fronte alla feroce e normale violenza della vita vera.

Raffaele Mozzillo

Posizione:

Appartato nel giardino inglese della Reggia di Caserta, mordicchiando «nient’altro che un paio di semplici, eleganti, metropolitani tramezzini confezionati»

 

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About the Author

- brevi recensioni di libri appena letti a cura di Raffaele Mozzillo. Il Calamita è un pesce appartenente alla famiglia dei Cefali. Un segno particolare è la pinna pettorale con una macchia nera ascellare. Come gli altri pesci della sua famiglia, nel periodo dell’amore mostra il suo dentino.



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