Radio Magia
In origine fu Radio Libera di Partinico
In principio era Danilo Dolci e il verbo era presso Radio libera di Partinico, che Dolci aprì nel 1970 per rompere il monopolio di Stato e dare ai “poveri cristi della Sicilia occidentale, attraverso la radio della nuova resistenza” lo spazio che meritavano. Due anni prima c’era stato il terremoto del Belice e la radio, nell’idea di Dolci, doveva servire a raccontare le condizioni in cui le persone erano costrette a vivere. Per farlo, Radio libera di Partinico mandò in onda quattro ore di programma preregistrato a ciclo continuo per ventisette ore, fino all’intervento della polizia e al conseguente sequestro delle attrezzature. Dolci fu il pioniere. Dopo di lui, grazie anche alla sentenza della Corte Costituzionale che stabiliva la legittimità delle trasmissioni private locali, le radio “libere” iniziarono a moltiplicarsi nelle grandi città e nei centri più piccoli, al Nord e al Sud. Nacquero così Radio Alice a Bologna, Studio 105 a Milano, Radio Radicale e Radio città futura a Roma, Controradio a Firenze e Radio Aut a Cinisi. In questo contesto fa la comparsa anche la radio raccontata nel nuovo libro di Valerio Aiolli, Radio Magia, uscito all’inizio di quest’anno per Minimum fax.
Le Radio libere
Mi è venuta un’idea, disse Caputo. A Caputo venivano idee.
Radio Magia è dentro questa storia, quella degli anni settanta e delle grandi agitazioni sociali e politiche. C’erano state l’austerity e la crisi energetica, la costante svalutazione della lira e nelle piazze la teoria degli opposti estremismi. In questo contesto irrompe violentemente il fenomeno delle radio “libere” che Aiolli racconta a modo suo, puntando l’obiettivo su un gruppo di amici: Caputo, Michele, Toppa, Del Neri e Caio, spaesati e fuori posto.
Radio Magia
I protagonisti di Aiolli appartengono a una generazione di confine: quella di chi era troppo piccolo per il ’68 e ancora troppo giovane per essere protagonista del Movimento extra parlamentare del ‘77. Perciò, ad accumunare il gruppo di adolescenti raccontato da Aiolli, c’è questa sorta di allergia nei confronti delle liturgie politiche dominanti nelle scuole e nelle università, della pervasività dei rituali, dell’esigenza di dover dividere il mondo tra chi guida e chi segue. Radio Magia, tirata su con goffaggine, diventa per loro una straordinaria via di fuga.
Il potere alla fantasia
Se gli altri si sentivano come me, non so. Qualche giorno prima il cadavere di Moro era stato ritrovato nella Renault rossa in via Caetani. Quell’immagine non mi era più uscita dalla mente, aveva logorato i miei giorni e le mie notti, e su quel marciapiede di via della Torre mi sentivo stanco, svuotato, privo di quel minimo di energia necessaria non solo per fare una domanda a Caputo, ma anche per farla a me stesso.
Caputo e i suoi amici prendono al volo il fenomeno delle radio libere trasformando una cantina nel loro spazio d’espressione, in cui gli LP e le canzoni sono la voce per esprimere idee e pensieri che non si possono ancora dire. Le onde elettromagnetiche che diffondono la musica sono il mezzo per comunicare. Fuori, però, c’è la storia scritta tutta in maiuscolo. C’è la forza dirompente di un corpo rannicchiato nel bagagliaio di una Renault rossa che entra come un tornado nella cantina e trascina Caputo e compagni oltre la linea d’ombra.
La grande storia è fatta di micro storie, che prendono forza dalla capacità di creare in noi identificazione ed emozioni. Proprio come quella raccontata in Radio Magia, quella di una piccola comunità di persone che grazie a una magia e a un gioco di prestigio, portò la fantasia al potere per un tempo pari a un battito d’ali.
Fabio D’Angelo




