Film

Published on Novembre 6th, 2013 | by Angelica Milia

Before Midnight

Before Midnight

Like sunlight, sunset, we appear, we disappear. We are so important to some, but we are just passing through.

 

Regia: Richard Linklater

Genere: drammatico

Durata: 108 minuti

Lingua originale: inglese

Cast: Ethan Hawke, Julie Delpy

Sceneggiatura: Richard Linklater, Julie Delpy, Ethan Hawke

Soggetto: Richard Linklater, Kim Krizan

Fotografia: Christos Voudouris

Montaggio: Sandra Adair

Distribuzione: Good Films

Uscita nelle sale: 31 ottobre 2013

Trama: Jesse e Celine, in vacanza in Grecia, ormai sposati e con un paio di gemelle a carico, si scontrano con il nuovo stadio della rapporto a due: il matrimonio che lavora sulla lunga distanza, sul compromesso, sul mettere in secondo piano passione e attrazione, affinità e desiderio nel momento in cui la vita adulta, le sue prove e i suoi ricatti, definiscono l’identità di due che si fanno uno.

Il cinema ci mette in prospettiva. Ci mostra ciò che forse siamo stati senza rendercene conto, cosa potremmo essere al momento e cosa siamo in grado di diventare (in positivo o in negativo) in un futuro così vicino da poterlo quasi toccare, se scorto dentro i semplici confini di un rettangolo bianco su cui vengono proiettate immagini in sequenza.

Partendo da questo presupposto, aiutato certamente dallo slancio genuino dei suoi due protagonisti (che come in passato co-scrivono le scene attraverso l’improvvisazione) e un po’ forse dalla casualità, propria dello spaccato di vita che sembra mostrare in maniera quasi involontaria, che Richard Linklater continua il suo viaggio sul racconto dell’essere umani e fallibili attraverso una coppia tanto anomala quanto ordinaria.

Perché se nel primo capitolo il loro incontro, e lo sbocciare del relativo amore, era così impregnato di animo romantico e il secondo di desiderio perduto mandato a braccetto col senso di rimpianto per una possibile vita insieme, qui è la divertita e cinica amarezza delle scelte, obbligatorie e non, a dare il polso della situazione tra Jesse e Celine.

Un mese di riprese per un film che parte con la separazione di Jesse dal figlio del precedente matrimonio dopo l’estate trascorsa insieme, una percezione relazionale che influenzerà tutto il film, aleggiando dolcemente sulla prima parte e cadendo invece nella lunga coda finale tra i due coniugi con la forza di un segreto inespresso, scardinandone gli apparentemente perfetti meccanismi interni, portandoli a un confronto ineditamente duro e a tratti velenoso.

Sono i dialoghi, come sempre, a costruire la drammaturgia della storia, dipanata attraverso l’esposizione di “altre” storie. Ragionamenti, ricordi, sovrapposizioni di esperienze (in questo la scena del pranzo dove ogni coppia dà una visione del mondo attraverso il proprio modo di vivere l’amore in maniera quotidiana è perfetta, soprattutto nel passare dalla leggerezza alla malinconia dolorosa in pochi minuti senza scadere nel melodrammatico) oppure, per l’appunto, di prese di posizioni riguardanti scelte da farsi in relazione a eventi trascorsi o futuri.

Ma è anche meraviglioso notare come, nonostante i tre film lavorino perfettamente se presi singolarmente, mostrino in realtà una natura evolutiva propria dell’essere umano e delle sue fasi una volta percepiti in sequenza. Così dalla giovinezza piena di slanci emotivi si passa all’età di mezzo dove si è adulti ma si è ancora nell’occhio del ciclone della propria esistenza, quando ogni cosa sembra perdere di significato o acquistarne a secondo di quanto si riescano a rapportare le cose che si sono conquistate con quelle che si sono perdute, per raggiungere la fase di stallo in cui “stiamo tutti bene” perché infondo possediamo finalmente tutto ciò che abbiamo sempre voluto, ma dove comunque basta un colpetto al vetro per far crollare la struttura sotto la quale ci stavamo nascondendo. La seconda età adulta, insomma.

Attraverso quindi la calma placida con cui lascia che i suoi film si sciolgano dentro i suoi spettatori, Linklater conferma un totale disinteresse nei confronti dello “stress da seguito”, incedendo tranquillamente nello sviluppo di una storia normale in cui chiunque può riconoscersi. Un’universalità totale e delicatissima, diretta e mai falsata da una ricerca di identità forzata. Con l’onestà che lo ha sempre contraddistinto, tramite lunghe passeggiate o creando situazioni in cui normalmente ci si perderebbe in chiacchiere analitiche, dialoga con la storia di tutti mostrandone una in particolare, riprendendola in mano ogni dieci anni non solo per cogliere un invecchiamento reale sul volto dei suoi attori ma forse anche in se stesso e nel suo modo di raccontare e quindi nel suo pubblico (in questo caso fortunatissimi coloro che sono cresciuti involontariamente con Jesse e Celine, spettatori casuali di una vera e propria esperienza cinematografica). Un autore gigantesco dei giorni nostri che in Italia arriva in ritardo di sei mesi (con una traduzione del titolo non direttamente collegabile ai suoi precedenti) e nel giorno di uscita di Checco Zalone.

La seconda età adulta, dicevamo, che arriva mentre si guarda il sole tramontare per percepirne la vera fine scatenando, prima in modo ironico e poi sempre più concreto, la comprensione improvvisa di qualcosa che finisce per dare inizio alla necessità ultima, forse l’unica davvero fondamentale, della vita: il coraggio di continuare ad amarsi anche quando non è più così semplice. O divertente.

Angelica Milia

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Before Midnight Angelica Milia

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4,5

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