Cefalo emergente

Published on Dicembre 5th, 2013 | by Giuseppe Gioia

Lo spazio dell’assenza – Vostok

Io Giuseppe Argentiero l’ho conosciuto in uno di quei tanti call center, quei refugium peccatorum nei quali prima o poi ci capiti, volente o nolente, un po’ per sopravvivere, un po’ perché a un certo punto la poesia finisce e devi fare i conti con il malefico fine-mese. Giuseppe anche in un posto come quello spiccava per dolcezza e intimismo: il tipico omone dai capelli e barba lunga, con un passato metal alle spalle e una cultura enciclopedica da far invidia a quei quattro sgallettati che scrivono di musica. Giuseppe di musica ne ascoltava tanta e ti dava sempre un consiglio su un gruppo particolare e, anche se le proposte erano così diverse tra loro, c’era sempre un filo rosso che le univa, una ricerca di armonia, di estasi creativa e bellezza.

Credo che sia con queste basi che, insieme alla splendida voce di Mina Carlucci, abbia dato vita al progetto Vostok, e abbia prodotto un interessante esordio discografico che porta il titolo de Lo spazio dell’assenza. Ho ascoltato l’album diverse volte prima di scrivere, ma ieri ho deciso di seguire il consiglio stampato sul disco, ovvero “è consigliato l’ascolto notturno”: ora, aldilà del facile e abusato tema della notte, davvero le trame dei nove brani si ricoprono di una rara bellezza al buio, assumono altre forme e fanno risplendere angoli nascosti che nel marasma quotidiano non riusciremmo ad apprezzare; grazie alla notte attingo direttamente alla fonte naturale dei Vostok, le parole vengono percepite forti e chiare mentre la voce di Mina si destreggia in un cantato che è più un vissuto.

Eviterei di parlare di generi per il duo: c’è davvero di tutto in questo percorso, dal folk alle tendenze più minimaliste e cantautoriali, un certo senso di disorientamento new wave, c’è il jazz quello meno autoreferenziale e la dura e forte polvere del blues. Tanti sono gli strumenti e gli strumentisti che accompagnano il duo nelle sue escursioni riempiendo solchi che sembrano essere lasciati proprio alla libera partecipazione: il progetto Vostok è aperto e non accartocciato su se stesso. Il cantato di Mina Carlucci è un cantato perfetto, si avvertono gli studi ma, allo stesso tempo, lei ricerca una chiave di lettura diversa che non faccia diventare il tutto mero esercizio di stile; le chitarre di Giuseppe sono sapienti, presenti e armoniose.

Il tema dei nove brani è quello di un amore vissuto e sofferto, della distruzione e la sofferenza, del ricordare per non morire, del fissare le tracce di un passato per sognare una rinascita: brani come Lontano dalla luce, Lacryma e Le néant scintillant sono bozzetti di un sentire intimo, eppure allo stesso tempo universale.

Il messaggio che permane quando Lo spazio dell’assenza è terminato, è che ora ci sia spazio per una rinascita, che i colori una volta fuori dall’uscio ritornino a splendere, che gli odori accendano di nuovo i sensi e con essi le passioni rinvigoriscano l’esistenza, non a caso allo splendido e vigoroso brano strumentale, Kamet 42, è lasciato il compito di porre la parola fine a questo primo capitolo.

 

Giuseppe Gioia

TRACKLIST

1. Me terah
2. Lontano dalla luce
3. I tuoi occhi
4. Come marea
5. Bonjour tristesse
6. Lacryma
7. Jerusalem
8. Le néant scintillant
9. Kamet 42

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Lo spazio dell’assenza – Vostok Giuseppe Gioia

Summary:

4

Voto


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