L’invenzione della madre
“Quella che si sta per concludere è l’ultima estate che Mattia ha a disposizione per dire alla madre tutto quello che ha da dirle. Un periodo dolce e feroce insieme, l’estate del 2005.”
Affrontare la morte e la malattia di una persona cara è un’esperienza così totalizzante per la vita di un individuo, da non poter essere capita né spiegata a chi sta fuori. Segna un punto x, una svolta, un momento dove la tua vita cambia, per sempre. Resta come un tatuaggio che ti marchia, può trovarsi in un posto nascosto che non vedi sempre, magari con gli anni si sbiadisce, si rovina, ma resta sempre là e non puoi più eliminarlo.
Questo è quello che succede al giovane Mattia all’età di 26 anni: sua madre si ammala di cancro. La sua vita (così come quella del padre) prende una piega nuova. Entrambi devono adattarsi a questa nuova situazione contro la loro volontà, imparando giorno dopo giorno come (e cosa) fare. In questo devono vedersela da soli, poiché non c’è nessuna guida o manuale a spiegare come comportarsi. I due devono calibrare la propria vita in funzione della madre, per non sprecare nessun momento, nessun attimo, potersela “godere” fino all’ultimo minuto. Sanno entrambi che quest’ultimo minuto arriverà, sono preparati, ma nonostante ciò a certe cose non sì è mai preparati per davvero, e sebbene i due cerchino di fare di tutto per rimandare questo momento per tenersela stretta, prima o poi arriva.
“Riempire il tempo di nulla è comunque vivere.”
Con il tempo Mattia impara sì a controllare le emozioni, ma questo non cambia la loro percezione né intensità. I compleanni, le feste, le piccole cose non sono più le stesse, ogni piccola azione quotidiana, anche un semplice andare a fare la spesa, non ha più lo stesso valore.
“Quando Mattia bambino guardava gli attori nei film, dopo che gli avevano spiegato che quello moriva per finta,
che quell’altro stava solo fingendo di sparare, gli era rimasto un dubbio che nessun adulto sembrava capace di sciogliere. Se un personaggio sta mangiando un panino, lo fa davvero o no? Finita la ripresa, sputerà il boccone che ha in bocca? Anche lui e il padre devono diventare attori”
Mattia cerca confronto/conforto/riparo/evasione nella sua grande passione: i film. Nei personaggi, episodi, nelle battute per non sentirsi solo, per trovare un rifugio, qualcuno che lo capisca davvero. E questi continui richiami cinematografici rendono il ritmo della storia ancora più vivo.
L’invenzione della madre è un libro doloroso, straziante ma nonostante ciò meravigliosamente bello e vitale. Affronta un tema delicatissimo e molto personale, e lo fa con onestà e sincerità e soprattutto con coraggio. Perché Marco Peano si mette a nudo, si apre con il lettore, racconta e mostra una storia, la sua, che è una storia tristissima, la storia di una perdita, la storia di un dolore incolmabile. E il lettore la vive (e la vede) con lui attraverso le sue parole. Questa storia è narrata in maniera mai banale né retorica, ma con il cuore, come solo un animo onesto e sensibile potrebbe fare. Il risultato è un libro che ti distrugge ma ti riempie allo stesso tempo, un libro che dopo le prime pagine sai già che ti farà male ma non riesci a chiudere e smettere. Ci vuole talento a parlare di cose brutte in maniera bella, e questo talento Marco Peano ce l’ha. E si merita tutto il successo che sta avendo, fino all’ultima copia venduta.
Carla De Felice
Voto
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