TFF VI giorno, giovedì 1 dicembre (M)
ore 7.30 Suona la mia sveglia e la prima cosa che penso è chissà che evoluzione avrà avuto quella di Carla dopo Gigi D’Alessio. Per compensare il risveglio solitario io e la mia inseparabile cefala decidiamo di vederci prima per fare colazione assieme (sì, siamo due sentimentalone, ma credo che si era capito). Cornetto integrale al miele e caffè macchiato e poi dritte al Greenwich per SLEEPLESS NIGHTS STORIES di Jonas Mekas (USA).
Una sorta di taccuino visivo, dove la telecamera sostituisce la penna. Storie strampalate, a volte completamente non sense, per far compagnia nelle notti insonni causate da trasferimenti, traslochi e jetlag. Ancora più strampalati i frames didascalici che introducono o separano le storie, con una carrellata di “sia lodato Allah” che mi faceva sempre molto sorridere. Bella l’idea e il cinema avanguardista di questo tipo (tra l’altro è il primo film della sezione Onde che riesco a vedere, quella che raccoglie i film più sperimentali del festival), ma difficile da seguire, con queste immagini riprese con una vorticosa e traballante telecamerina. Aspettiamo The story of Louis, con il nostro amato Louis Garrel, e usciamo senza troppo dispiacere. Meglio un caffè che un mal di testa di prima mattina.
Usciamo dal Mood dopo aver dato uno sguardo alle notizie relative al TFF e riusciamo a infilare in questo spacco di tempo libero anche il nostro primo regalo di Natale (che tra l’altro si avvicina paurosamente). Felici e soddisfatte per l’acquisto ben riuscito, ritorniamo al Greenwich per ULIDI PICCOLA MIA di Mateo Zoni (ITA).
In concorso al festival è un film che merita molto. Girato e montato in maniera piuttosto semplice, senza effetti o grande fotografia è un vero e proprio documentario che testimonia la difficile vita di Paola che vive in una comunità nella zona di Fidenza. Una situazione familiare piuttosto complessa, con un padre anziano e pressante e la madre marocchina (che chiama Paola “ulidi” che nella sua lingua significa appunto piccola mia) e un grave trauma subito da piccolissima, hanno spinto la ragazza ad una forte depressione. Dopo il secondo tentativo di suicidio e l’abitudine ormai radicata di tagliarsi, Paola si sposta in questa piccola comunità assieme ad altre ragazze come lei, dove le viene dato non solo un aiuto psicologico, ma anche un’istruzione che le permetta di imparare un lavoro per poter guadagnare e rendersi indipendente. Un film davvero semplice ma che riesce a cogliere dettagli, soprattutto visivi, intensi e belli.
Ci spostiamo subito al Massimo dove ci aspetta uno dei film che abbiamo atteso molto, LES BIEN-AIMÉS di Christophe Honoré (FR). Dobbiamo assolutamente essere le prime della fila per prendere i posti migliori della sala 1 e contemporaneamente riuscire a corrompere qualcuno dello staff che possa procurarci le locandine dei film a fine festival. Due piccioni con una fava insomma, e quasi ci riusciamo dato che uno dei ragazzi ci lascia sedere sulle panchine vicino all’entrata risparmiandoci la lunga attesa in piedi in fila. Non guardateci male, non siamo raccomandate, siamo solo vecchie dentro col culo pesante. Aperta la sala è una vera e propria corsa ai nostri due ambiti posti, ma proprio in senso letterale. Carla infatti, mossa dal rischio di non riuscire a vedere Louis Garrel in maniera perfetta, si fionda correndo verso le poltrone, seguita da un signore che inutile a dirsi, ma era destinato a perdere. “Ragazze che corsa, mi avete bruciato per un soffio” ci dice col fiatone e noi ci lanciamo sui nostri conquistati posti tra risate di gloria.
Christophe Honoré si raffina in questo film rispetto a Les chansons d’amour. Anche qui protagonista è una storia d’amore che, come una specie di malattia genetica, passa di generazione, di madre in figlia, evolvendosi, cambiando, forse nemmeno in meglio. Gli amori di Honoré sono sempre amori forti, di quelli senza respiro, che senza sembra morire, mai scontati, mai troppo mélò. Sono davvero rari i film di questo tipo, film cantati per di più (come sempre Alex Beaupain è bravissimo nella sua colonna sonora che è quasi un film a parte), che riescono ad avere uno spessore di questo tipo, una tale ampiezza, quasi un po’ di lirismo raffinato. Chiara Mastroianni e Catherine Deneuve sono donne bellissime, personaggi complessi e affascinanti, e ho amato molto vederle recitare un ruolo, una dicotomia (madre-figlia) che appartiene loro anche nella realtà di tutti i giorni. Purtroppo non sono riuscita a godermi il finale del film per scappare nella sala 3 (se non entravo entro i 5 minuti dall’inizio della proiezione mi beccavo la seconda penalità e rischiavo l’annullamento dell’accredito) e quindi mentre Carla era in lacrime accanto a me presissima dalle forti emozioni del film, io ero in preda all’ansia da ritardo e controllavo l’ora ogni minuto. Quel domage.
Arrivo giusto in tempo, riesco anche a prendermi un buon posto per questo film del 1974 dei fratelli Taviani, ALLONSANFÀN, presentato e commentato da Ascanio Celestini.
Il film è complesso, sia per l’argomento strettamente politico e idealisto-filosofico sia per il modo di fare cinema dei fratelli Taviani (è anche la prima volta che mi cimento col loro cinema). Mi fa sorridere lasciare frettolosamente su uno schermo Chiara e Catherine, per poi ritrovare su quest’altro Marcello. Bravissimo come sempre, in questo film estremamente teatrale. Bello anche restare ad ascoltare Ascanio Celestini parlare del film, del perché della sua scelta, del cinema che ama, di quando era ragazzo e del suo cinema, La pecora nera. L’avevo visto fino ad ora soltanto recitare e non mi aspettavo avesse tutta questa chiacchiera. Intelligente, sagace, ironico come sempre. Una persona semplice, ma estremamente profonda e timida da non riuscire a tenere le mani ferme un solo attimo, sempre lì a tormentare il microfono e il tavolo.
Mancano solo due giorni e poi sarà finita questa bellissima parentesi alienatoria e un po’ mi spaventa il ritorno alla realtà. Ci salverà la nostra prossima parentesi demenziale, per ora in fase di progettazione. Siete pronti per un fotoromanzo?
M.



