La futura classe dirigente
– Sei una merda.
– Grazie.
– Figurati. Sei la solita merda di sempre.
Ti pesa così tanto alzare quel telefono del… del… del cazzo?
Ecco, vedi, mi hai fatto diventare come te!
– Come me cosa?
– Come te che ogni due parole è una parolaccia.
Un bandito. Non ti interessa di niente e di nessuno.
Di niente e di nessuno.
– Mamma, ti prego. Non è il momento.
Ne possiamo parlare dopo?
Michele Botta è un napoletano trasferito a Roma. È megalomane, bipolare, erotomane. Precario nel lavoro e nella vita: lavora per la televisione ma gli fa schifo, e non ha ancora capito cosa vuole veramente. Ha 26 anni ma a volte si sente come se ne avesse 50, altre volte 14.
Ha una fidanzata che non sa se ama, un migliore amico che vive in Giappone, una madre assillante e ansiosa, parenti un po’ cafoni, e chi ne ha più ne metta. Non capisce gli altri, ma nemmeno se stesso. A volte si sente oppresso, altre volte avrebbe voglia di essere coccolato. E gliene capitano sempre di tutti i colori.
Bastano poche pagine per affezionarsi subito al protagonista, perché Michele Botta è come noi: instabile, insicuro, dubbioso, alla ricerca di risposte che non trova. E così diventa subito un conoscente, un amico: si ride con lui, si condividono le sue esperienze, le sue insicurezze e le sue paure.
La futura classe dirigente è di quei libri che una volta aperto non vorresti mai chiudere e che vorresti non finisse mai. Ti tiene con il fiato sospeso fino all’ultimo rigo e alla fine ti chiedi: no, perché? Ne voglio ancora!
Il giovane scrittore Peppe Fiore è bravissimo, soprattutto nella stesura dei dialoghi, e il risultato è un romanzo originale e avvincente.
Michele Botta è un guru dei giorni nostri, possiamo imparare molto da lui, soprattutto a farci sorprendere dalla vita, senza farci troppe domande e viaggi mentali, che comunque non ci porteranno da nessuna parte.
Carla De Felice
Summary:




