Dallas Buyers Club

Regia: Jean-Marc Vallée
Genere: drammatico
Durata: 117 min.
Lingua Originale: inglese
Cast: Mattew McConaughey, Jared Leto, Jenniger Garner, Steve Zahn
Sceneggiatura: Craig Borten, Melisa Wallack
Fotografia: Yves Bélanger
Montaggio: Martin Pensa, Jean-Marc Vallée
Musiche: Danny Elfman
Distribuzione: Good Films
Uscita nelle sale: 30 gennaio 2014
Trama: USA, anni 80. Ron Woodroof (Matthew McConaughey) è un texano rude e omofobo. Gli viene diagnosticata l’HIV e solo altri 30 giorni di vita. Cerca qualsiasi soluzione per salvarsi, ma viene escluso dai test di sperimentazione di un farmaco e allora comincia a curarsi seguendo una terapia alternativa non approvata negli Stati Uniti. Quando scopre che i nuovi farmaci migliorano le sue condizioni, Woodroof comincia a importarli e contrabbandarli nel suo Paese scontrandosi con le autorità.
A volte mi sembra di lottare per una vita che non avrò tempo di vivere.
L’AIDS viene spesso utilizzata nel cinema come elemento per dare sfogo a inutili retoriche e superflui sentimentalismi con il solo scopo di commuovere facilmente lo spettatore. Perciò mi sono avvicinata con un po’ di diffidenza a questo Dallas Buyers Club, poiché temevo si trattasse di uno di quei film che “ne hai visto uno ed è come se li avessi visti già tutti.”
Scoprire dopo solo pochi minuti che mi sbagliavo è stato un grande sollievo.
Siamo negli anni 80, l’HIV si sta diffondendo a macchia d’olio, manca ogni forma di prevenzione e le comunità mediche barcollano nel buio alla ricerca di un rimedio.
L’AIDS viene considerata una malattia da omosessuali e i malati dei finocchi appestati. Questo è quello che crede anche Ron, un rozzo, volgare, alcolizzato e bigotto cowboy che ben presto viene messo di fronte alla dura realtà: lui stesso, eterosessuale al 101%, è sieropositivo, non per un rapporto omosessuale ma per un rapporto non protetto con una tossicodipendente.
Il mondo gli crolla addosso e si troverà a lottare per la sua vita, per superare quegli ultimi trenta giorni che gli sono stati diagnosticati.
Il film prende allora una piega inaspettata: dalla storia di un cowboy, dedito all’alcool, al sesso e alla droga si trasforma nell’epopea di un uomo (e non solo uno) che si aggrappa alla vita e non vuole mollarla. E che fa di tutto per tenersela stretta.
Non dirò di più per non spoilerare nulla sulla trama, ma una cosa è certa: bisogna assolutamente vedere Dallas Buyers Club.
La sua sceneggiatura viaggiava di produttore in produttore ed era stata respinta innumerevoli volte in vent’anni prima di trovare la sua realizzazione. Ma la lungimiranza è stata premiata e il regista Jean-Marc Vallée ha fatto un ottimo lavoro realizzando un film sobrio e vitale. Ha evitato luoghi comuni e ha sviluppato la storia su diversi toni (alternando tragedia e momenti di commedia) per mettere a nudo stati emotivi diversi e mostrare la crescita e l’evoluzione del protagonista.
La lode più grande, però, va al fantastico cast.
Matthew McConaughey è semplicemente straordinario. La sua trasformazione fisica è la prima cosa che colpisce (ha perso più di 20 kg per il ruolo) e ha saputo tirare fuori ogni sfumatura possibile dalla sua ricchissima gamma espressiva, rappresentando al meglio un uomo mai banale e ricco di contraddizioni. La sua incredibile perfomance basterebbe già da sola a riempire l’intero film: lui non cede per un attimo e, perciò, nonostante io faccia il tifo per Leonardo di Caprio, non ci resterei male se Matthew McConaughey gli strappasse la tanto ambita statuetta.
Anche Jared Leto ha compiuto una metamorfosi esemplare (non solo nell’abbigliamento) per interpretare Rayon, lo stravagante ma al tempo stesso fragile transessuale che si mette in affari con Ron. Anche a lui darei l’oscar come migliore attore non protagonista ad occhi chiusi.
The Dallas Buyers Club è un film che lascia un segno indelebile nel cuore e nella mente dello spettatore: gioca con il suo lato emotivo ma non si lascia mai andare a inutili leziosità e falsi moralismi. Alterna momenti brillanti e sequenze crude, e rappresenta in tutta la sua forza una lotta: contro la malattia, contro il sistema ma anche contro i pregiudizi.
Imperdibile.
Carla De Felice
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