Musica

Published on Maggio 22nd, 2014 | by Fabio D'Angelo

Al Monte – Mannarino

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Credo che il primo ascolto appassionato di Mannarino risalga a quasi cinque anni fa. All’epoca il nostro era uscito con un bel disco d’esordio che ebbe pure un discreto successo. Noi ci appassionammo particolarmente a due canzoni di quell’album: Il Bar della Rabbia e Me so ‘mbriacato. Quest’ultima fu la colonna sonora dei viaggi in macchina per un’estate intera, poi scoprimmo che era presente anche in un film con Vaporidis e così  decidemmo di abbandonarla come una reietta.

Comunque, per farla breve, io mi ricordo bene di quando Mannarino cantava, cito testualmente: “So na montagna / se Maometto nun viene, mejo / sto bene da solo, / er proverbio era sbajato”. E dico questo non per fare quello che rinfaccia le cose e fa i pipponi sulla coerenza, ma per evidenziare il fatto che già dal titolo del nuovo album, Al Monte, si intuisce un cambio quasi radicale che può essere sintetizzato così: l’esigenza di guardare le cose da una diversa posizione e in un modo più razionale. Ed è questo che spinge Mannarino ad abbandonare la Roma pasoliniana.

Il cammino verso il monte diventa così la metafora di un viaggio di formazione, un po’ come per Goethe, Petrarca e Brunori SAS in cammino verso Santiago. La sua è una maturazione artistica. Non è più tempo di storie da osteria e il cambiamento lo potete riscontrare anche dal fatto che nelle canzoni troverete poca Roma. Il dialetto è ridotto all’osso e i personaggi (il militare, il carcerato, l’imperatore, la signorina) non sono più strettamente legati alla vita delle borgate. Nell’album non mancano i riferimenti alla cronaca.

Scendi giù parla di un detenuto che viene pestato in carcere. Una violenza gratuita tipica di un sistema giuridico vendicativo che ha dimenticato nel cassetto la funzione rieducativa. E poi ci sono comunque le periferie urbane, quelle in cui vive, cresce e si abbruttisce il militare di Malamor (“Quando cresci in un paese in provincia di lamiera / non hai molta scelta tra la fame o la galera / e se non muori per le botte o per atti criminali / ti uccidono quei giorni sempre vuoti e tutti uguali”), che baratta il tedio e le poche alternative con uno stipendio sicuro e una divisa militare.

La fine del viaggio è rappresentata dall’immagine di Mannarino in cima al Monte, con lo sguardo rivolto al cielo (“a cercare nei campi di campi di grano, nel fondo del mare, dove va a finire il profumo delle stelle che da qui non si sente”), ad osservare le stelle con l’occhio attento di chi ha imparato dal nonno a schivare le insidie della vita e, come i pesci che non abboccano all’amo, a “distinguere la luce delle stelle da quella dalle lampare”.

Fabio D’Angelo

Tracklist:

1. Malamor
2. Deija
3. Gli Animali
4. L’Impero
5. Scendi giù
6. Gente
7. Signorina
8. Al Monte
9. Le Stelle

 


 

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Al Monte – Mannarino Fabio D'Angelo

Summary:

3

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è una persona semplice: ama la pasta e patate con la provola, la pizza, il sole, il mandolino e la SSC Napoli 1926. Alla domanda “Progetti per il futuro?”, generalmente risponde: non sottovalutare le conseguenze di una parmigiana di melanzane.



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