Jino Touche – Jino Touche
Jino Touche, troppo semplice ridurlo al contrabbassista di Paolo Conte. Ridurre la vita di un artista alla sua carriera è sempre un ostacolo che difficilmente si supera. Il vero musicista suona per mestiere quello che ama e quello che non ama, come un artigiano.
Mauriziano di nascita e torinese di adozione, Jino Touche collabora da anni con i migliori artisti della scena italiana e internazionale: artista eclettico, musicista eccellente, contrabbassista divino. E allora perché stavolta si ridimensiona alla semplicità del segà, stile musicale delle Mauritius dalle quali proviene? È forse questo l’ennesimo colpo di coda dell’esotico d’occasione, che propone un prodotto appetibile ad un pubblico sempre più alla ricerca di novità – ammesso che l’esotismo alla Gauguin sia nuovo? In più, i testi sono scritti tutti in creolo mauriziano, difficile da capire e da studiare, visto che non ne esiste nemmeno una grammatica definitiva. Insomma, la solita novità che niente ha di nuovo.
Ma il creolo di Jino Touche è un espediente: è la lingua di ognuno che parla con sé e non vuole ingannarsi, lingua madre, precisa e diretta. E il sé è l’uomo che vive ogni giorno con le sue passioni, con le abitudini, con i suoi sogni, i suoi limiti e la volontà di superarli, il suo difficile giorno per giorno, e la certezza di una felicità possibile in questa vita.
Jino mette i suoi “calli di musicista e la sua voce semplice”, come egli stesso dice, come ponte tra l’illusione e la vita vera, e la musica è quella della sua isola, che poco alla volta si libera dalle invasioni e dalle colonizzazioni cercando identità ed unità, anche attraverso la lingua, dove il mare sconfina ed è maestro e vita, come ne La Mer. Il discorso da qui si estende allora, perché forte è il bisogno non sempre percepito di liberarsi da invasioni e colonizzazioni, spesso auto-indotte senza piena coscienza, e di uscire dal vortice del relativismo costante e di un ignaro e continuo dormiveglia, ma non per prendere soltanto una boccata d’aria, le ferie ad agosto o la settimana in montagna.
Lo sforzo di Jino Touche non è quello della novità apparente e – per quanto anche ciò possa sembrare abusato, o peggio ancora naif – egli parla col cuore e al cuore arriva: è un invito a rivolgere l’attenzione a sé e a trasformare il proprio mondo, e quindi il mondo di chi sta a lato, e quindi il mondo; a non avere paura del Lou Garou, il lupo mannaro, a fare attenzione al denaro, Larzan, e al Boomerang lanciato nel cielo, che può divertire e terrorizzare allo stesso momento. Bambino, una nenia che trasforma il pianto in sorriso e il sorriso in sogno, forse sussurrata all’orecchio dell’uomo-bambino, incanta solo con voce, contrabbasso e piano – dove il pianista d’eccezione è Paolo Conte. Chiude l’album Zalouzi, una piccola orazione a se stessi, per non lasciarsi vivere dalla vita, ma per viverla.
Questo esordio cantautoriale di Jino Touche è dunque uno spunto per chi lo ascolta, un punto d’arrivo e di partenza di un uomo e di un artista che forse, mai come adesso, sono la stessa cosa.
Roberta Rega in collaborazione con Pasquale Porciello – traduttore dei testi di J. Touche
Testi e traduzioni: https://docs.google.com/file/d/0B-xQhfIF2YlMMHhmN1U2ckQxUlk/edit
Tracklist:
- To Mark Mwa Boukou
- Mové Camarade
- Lou Garou
- Mamzelle Roze
- Bambino (feat. Paolo Conte)
- Boumerang
- Larzan
- Monn Perdi Mo Boat Zanimett
- Twa l’Amour
- Pa Bizin Bat Mwa
- La Mer
- Ti Za Fer La
- Zalouzi
L’album è in vendita su iTunes e Amazon
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