Musica

Published on Giugno 7th, 2014 | by Roberta Rega

Jino Touche – Jino Touche

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Jino Touche, anno 2013, Copyright: SFR

 

Jino Touche, troppo semplice ridurlo al contrabbassista di Paolo Conte. Ridurre la vita di un artista alla sua carriera è sempre un ostacolo che difficilmente si supera. Il vero musicista suona per mestiere quello che ama e quello che non ama, come un artigiano.

Mauriziano di nascita e torinese di adozione, Jino Touche collabora da anni con i migliori artisti della scena italiana e internazionale: artista eclettico, musicista eccellente, contrabbassista divino. E allora perché stavolta si ridimensiona alla semplicità del segà, stile musicale delle Mauritius dalle quali proviene? È forse questo l’ennesimo colpo di coda dell’esotico d’occasione, che propone un prodotto appetibile ad un pubblico sempre più alla ricerca di novità – ammesso che l’esotismo alla Gauguin sia nuovo? In più, i testi sono scritti tutti in creolo mauriziano, difficile da capire e da studiare, visto che non ne esiste nemmeno una grammatica definitiva. Insomma, la solita novità che niente ha di nuovo.

Ma il creolo di Jino Touche è un espediente: è la lingua di ognuno che parla con sé e non vuole ingannarsi, lingua madre, precisa e diretta. E il sé è l’uomo che vive ogni giorno con le sue passioni, con le abitudini, con i suoi sogni, i suoi limiti e la volontà di superarli, il suo difficile giorno per giorno, e la certezza di una felicità possibile in questa vita.

Jino mette i suoi “calli di musicista e la sua voce semplice”, come egli stesso dice, come ponte tra l’illusione e la vita vera, e la musica è quella della sua isola, che poco alla volta si libera dalle invasioni e dalle colonizzazioni cercando identità ed unità, anche attraverso la lingua, dove il mare sconfina ed è maestro e vita, come ne La Mer. Il discorso da qui si estende allora, perché forte è il bisogno non sempre percepito di liberarsi da invasioni e colonizzazioni, spesso auto-indotte senza piena coscienza, e di uscire dal vortice del relativismo costante e di un ignaro e continuo dormiveglia, ma non per prendere soltanto una boccata d’aria, le ferie ad agosto o la settimana in montagna.

Lo sforzo di Jino Touche non è quello della novità apparente e – per quanto anche ciò possa sembrare abusato, o peggio ancora naif – egli parla col cuore e al cuore arriva: è un invito a rivolgere l’attenzione a sé e a trasformare il proprio mondo, e quindi il mondo di chi sta a lato, e quindi il mondo; a non avere paura del Lou Garou, il lupo mannaro, a fare attenzione al denaro, Larzan, e al Boomerang lanciato nel cielo, che può divertire e terrorizzare allo stesso momento. Bambino, una nenia che trasforma il pianto in sorriso e il sorriso in sogno, forse sussurrata all’orecchio dell’uomo-bambino, incanta solo con voce, contrabbasso e piano – dove il pianista d’eccezione è Paolo Conte. Chiude l’album Zalouzi, una piccola orazione a se stessi, per non lasciarsi vivere dalla vita, ma per viverla.

Questo esordio cantautoriale di Jino Touche è dunque uno spunto per chi lo ascolta, un punto d’arrivo e di partenza di un uomo e di un artista che forse, mai come adesso, sono la stessa cosa.

 

Roberta Rega in collaborazione con Pasquale Porciello – traduttore dei testi di J. Touche

Testi e traduzioni: https://docs.google.com/file/d/0B-xQhfIF2YlMMHhmN1U2ckQxUlk/edit

 

Tracklist:

  1. To Mark Mwa Boukou
  2. Mové Camarade
  3. Lou Garou
  4. Mamzelle Roze
  5. Bambino (feat. Paolo Conte)
  6. Boumerang
  7. Larzan
  8. Monn Perdi Mo Boat Zanimett
  9. Twa l’Amour
  10. Pa Bizin Bat Mwa
  11. La Mer
  12. Ti Za Fer La
  13. Zalouzi

 

Jino Touche su Spotify

 

 

L’album è in vendita su iTunes e Amazon

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4

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