Non dirmi che hai paura
Quel gran filosofo della televisione italiana di nome Marzullo ama ripetere ai suoi ospiti da più di vent’anni la solita cosa: la vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere?
Sulla domanda Marzullo ci ha costruito una carriera, questo perché il nostro ha sempre schivato ospiti tipo Samia, la protagonista di questo libro, che alla domanda fatidica avrebbe sicuro risposto in modo definitivo, mettendo fine così alla carriera di uno dei pilastri della tivvù italiana.
È bene dire da subito che quella di Samia Yusuf Omar è una storia vera. I personaggi e i fatti qui narrati non sono immaginari ed è autentica la realtà sociale e ambientale che li produce. Catozzella ne racconta la storia in modo impeccabile, senza retorica e il risultato è un libro epico, memorabile, che come pochi ti si attacca addosso. Io, personalmente, a distanza di giorni, sento ancora la nostalgia di Samia, questa ragazzina nata a Mogadiscio, in un quartiere fatto di polvere e sabbia, nello stesso anno in cui in Somalia scoppia un conflitto infinito. Samia cresce in compagnia della guerra e dell’amico Alì. Con lui condivide tutto, persino l’amore per la corsa. Un giorno però il buon Alì prende una decisione definitiva da vero amico: appende al muro di fango e polvere il suo sogno di gloria e si dedica anima e corpo ad alimentare quello di Samia. Ne diventa l’allenatore. Sostenuta da Alì e dalla famiglia, Samia fa correre il suo sogno fino al punto di farlo diventare la proiezione di un’ipotesi di futuro migliore. Da questo momento in poi nessuno può più fermarla: non l’integralismo religioso e neanche la perdita dell’amico e del padre. Samia trasforma tutto in forza di volontà e in fede per Mo Farah, il campione olimpico anglo-somalo. E forse grazie anche alle preghiere rivolte alla foto del suo santo protettore, riesce da sola a qualificarsi alle Olimpiadi del 2008.A Pechino arriva, applauditissima, ultima nei 200 metri, stabilendo il suo record personale con il tempo di 32″16.
Questo è solo un primo passo. Il coronamento del sogno è partecipare alle Olimpiadi di Londra, spalla a spalla in processione con il suo mito Mo Farah. Nel suo Paese però la pressione dell’integralismo si fa sempre più opprimente e la condizione delle donne più difficile. Samia ha bisogno di allenarsi e per farlo deve raggiungere l’Europa. Intraprende così quel “viaggio della speranza”, che porta i tanti migranti ad attraversare il deserto, il Sudan, le coste della Libia e poi da qui su un barcone, per traghettare i sogni e una risposta verso le coste italiane. Che la vita sia una cosa tanto complicata e dura che magari definirla un sogno proprio no ma, caro il mio Marzullo, questo te lo possiamo dire: i sogni aiutano a vivere.
Fabio D’Angelo
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