Si alza il vento

Regia: Hayao Miyazaki
Genere: Animazione / Drammatico
Durata: 126′
Lingua originale: Giapponese
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Soggetto: Hayao Miyazaki
Distribuzione: Lucky Red
Uscita nelle sale: 13 – 14 – 15 – 16 settembre 2014
Jiro Horikoshi sogna di diventare pilota d’aereo ma la sua miopia glielo impedisce. Quindi dirotta i suoi studi sulla progettazione, incontrando di tanto in tanto il suo ispiratore, ovvero il Conte Caproni, nel terreno comune dei propri sogni. Una biografia scandita temporalmente da piccoli dettagli e da un amore profondo e doloroso con la giovane Nahoko. Il testamento spirituale di uno dei più grandi narratori di tutti i tempi.
‘Le vent se lève!… il faut tenter de vivre.’
Vorrei tanto poter parlare di questo film rendendogli giustizia, anche se si tratta di un’impresa pressoché impossibile a mio avviso, ma tenterò in nome della richiesta dei suoi stessi personaggi attraverso la frase francese di Paul Valery che dà il titolo al film.
Non ci sono creature buffe o stacchi surreali nell’ultima opera di Miyazaki (letteralmente purtroppo, il maestro giapponese sta disegnando un manga di samurai dopo l’addio ai lungometraggi di animazione). Ci sono pochi istanti di vera leggerezza, intervalli di un’unica e continua ma spiazzante storia di passione e visioni, di viaggi e incontri, di reincontri e addii improvvisi o pianificati, tutto disteso lungo un dolcissimo canto d’addio che prevarica il mezzo con cui viene servito allo spettatore. All’inizio appare quasi esserci una una concomitanza o una collisione con lo stile crudo e immaginifico di quel Hideaki Anno (Neon Genesis Evangelion e Le situazioni di Lui & Lei) che presta perfino la voce al protagonista della vicenda.
Chiarito questo, si può passare a sezionare un film straziante e portentoso, disegnato come la linea perfetta che insegue il giovane Jiro, alla ricerca della leggerezza definitiva, inafferrabile e sfuggente ad ogni calcolo, eppure impossibile da non inseguire con la testardaggine del sognatore attraverso la lavorazione e l’intima comprensione di ciò che di più materiale e terreno esiste, la pesantezza definitiva del metallo che viene disossato, ammorbidito e piegato alla mente del creatore.
In molti hanno già parlato del parallelismo sulla creatività tra il ruolo del l’uomo dello studio Ghibli e la vita di un suo eroe, che inseguendo la perfezione e la sua bellezza disegnò (senza saperlo) la macchina di morte definitiva che nell’omicidio richiedeva il suicidio, uno dei simboli della follia bellica più forte dello scorso secolo: il Kamikaze.
Ma è più impressionante la chiusa totale sulle tematiche a lui più care come l’antimilitarismo e il rapporto di ambivalenza con la natura, di compassione attraverso il suo protagonista e i suoi gesti quanto di umana impotenza tramite le sue parole nel disconoscere un collegamento tra ciò che disegna e ciò per cui questo viene utilizzato, il tutto con un realismo e una capacità di essere diretto e amaro in maniera abbacinante e a tratti insopportabile.
Ogni volta che vedo un suo film, penso sempre che un universo senza le opere di Hayao Miyazaki non sarebbe un universo in cui vivere poiché Miyazaki stesso altro non è che l’esistenza nel suo più profondo e intimo punto di consapevolezza. E con questo ‘finale’ d’opera non riesco neppure a immaginare una tale possibilità.
Con Si alza il vento arrivano bombe simili ad organi malati e pulsanti in procinto di esplodere, il terremoto del Kento come una bestia risvegliata dal nulla che fagocita tutto calcolando i centimetri, l’amore nella sua forma più pura come una semplice stretta di mano e la scoperta delle sensazioni come movimenti reali che scardinano la realtà arrivando a toccare perfino le persone intorno per la loro piccola grandezza.
Dobbiamo quindi tutti essere profondamente grati di poter usufruire delle opere di questa creatura magica che vaga per il mondo raccontando di come il cuore e la mente possano fondersi creando punti di luce mozzafiato, e dobbiamo fermarci a pensare a quanto sia bello essere in vita, come dice Nahoko, dal lato giusto dell’universo in cui queste opere esistono e attendono solo di essere consumate.
Il dolore, alla fine, è come il vento: si alza senza che noi si possa vederlo, ma è quando si placa che la bellezza intorno ci si rivela.
Grazie Maestro, per questo e per tutto il resto.
Voto: 1000
Angelica Milia
Summary: Grazie Maestro, per questo e per tutto il resto. Voto: 1000



