Masters of Sex
Ideatore: Michelle Ashford
Genere: drammatico
Durata: 60′ (a episodio)
Lingua originale: inglese
Stagione: 2
Episodi: 24 puntate
Cast: Michael Sheen, Lizzy Caplan, Caitlin Fitzgerald, Teddy Sears.
Prima Tv: Stati Uniti d’America, anno 2013
Masters of Sex è una serie targata Showtime, andata in onda per la prima volta il 29 settembre 2013: a un anno dal lancio del prodotto della rete che ha visto nascere pietre miliari come Dexter e Californication (e ancora Weeds, Homeland, Shameless…serve andare avanti?) e a conclusione della seconda stagione, proviamo a tirare un po’ le somme.
La serie, ambientata nella Saint Louis di fine anni ’50, racconta l’attività dei due pionieri della sessualità moderna: il ginecologo William Masters e la psicologa Virginia Johnson, accompagnando lo spettatore in un romanzo a rilascio lento sin dai primi passi del rapporto professionale e personale dei due protagonisti.
La storia si mantiene pressoché coerente nella descrizione della vita personale e professionale dei due protagonisti, Bill e Virginia, che studiano una metodologia, basata su osservazioni empiriche, correlazioni di dati e utilizzo di tecnologie all’epoca considerate pioneristiche (oltre che assolutamente inappropriate!), dell’accoppiamento di soggetti volontari per studiarne le dinamiche: tempistiche, infertilità, disfunzioni e tabù sono all’ordine del giorno del medico e dell’assistente, che scavano a fondo nel mondo del rapporto sessuale umano, ed arrivano a toccare argomenti come disparità di genere ed emancipazione sessuale, ben dieci anni prima del ’68.
Non si può non pensare ad Hysteria, film britannico del 2011 ambientato in epoca vittoriana, che narra le vicende della gestione degli isterismi femminili (intese come insoddisfazioni, frustrazioni, instabilità emotive) curati attraverso l’utilizzo di un vibratore.
Masters of Sex però, pur parlando di orgasmo femminile e delle insoddisfazioni sessuali e sociali del gentil sesso, va ben oltre e regala allo spettatore un quadro realistico della condizione della ricerca scientifica degli anni ’50, della morale e della società imbrigliate ed ingessate, prossime agli ampi passi avanti che poi caratterizzeranno i decenni successivi.
Com’è ormai d’uso in ogni serie che si rispetti da Lost in poi, in Masters of Sex i dialoghi sono sacri ed ogni scena lascia ogni spazio dovuto anche ai silenzi: le inquadrature generose lasciano sempre ampio margine al protagonista della scena, che tuttavia si ritrova immerso in una luce sopita dai colori caldi; la musica interrompe le scene quasi esclusivamente a fine puntata, quasi per risvegliare lo spettatore dall’atmosfera e dai dettagli vintage che lo hanno accompagnato per cinquanta minuti di puntata proiettandolo sessant’anni indietro.
A conclusione della seconda stagione – e proviamo a dirvelo senza spoiler – si può affermare una cosa: Masters of Sex è una serie di buona qualità e vale la pena senza dubbio andare a vedere fin dove arriverà la creatrice Michelle Ashford e tutta la troupe, e quanto della storia dei due protagonisti ci racconteranno prima di farci annoiare.
E probabilmente dopo decenni di discorsi sulla parità di genere e sull’emancipazione sessuale, se ancora non ci siamo stancati ed annoiati di parlarne, un motivo c’è: è che alcune scoperte e teorie, che si accendono, timidamente, per la prima volta nello studio di Bill Masters, sono tutt’oggi tutt’altro che consolidate.
L’orgasmo femminile e i mille modi per scoprire come funziona (e come fingerlo!) accolgono prepotentemente lo spettatore nei primissimi minuti della serie, con la prostituta Betty che si trova a spiegare a Bill che le donne fingono di raggiungere l’orgasmo con i clienti – e non solo! – senza addurre spiegazioni ma esibendo un’espressione impagabile;
Il cliché dell’accesa competizione femminile, spesso considerata causa del deterioramento di rapporti personali e professionali, che invece qui viene del tutto ribaltata e trasformata in una fortissima spinta motivazionale che porterà Virginia a lavorare duramente alla propria formazione (e alla scoperta del potenziale della psicosomatica nei rapporti sessuali);
Ed infine Bill, il dottore che, ingabbiato in decenni di doveri e percorsi quasi obbligati, il solito rapporto padre-figlio distruttivo e la difficile scelta di una vita da marito, medico e padre, si troverà presto a dover necessariamente cedere, lasciarsi andare, accettare i propri limiti per capire quelli dei propri pazienti e dei soggetti osservati, osservando prima sé stesso e poi il genere umano.
Perché guardare Masters of Sex?
Perché è una storia vera, perché se sei stato concepito è anche merito di quei due, per le ambientazioni anni ’50, per Lizzy Caplan e Michael Sheen e per il Nerd Ante Litteram Kevin Christy.
Perché non guardare Masters of Sex?
Perché tanto in Game of Thrones si vedono molte più tette, perché ci sono troppi dialoghi, perché ci sono troppi silenzi, perché io-del-sesso-so-già-tutto-quello-che-devo-sapere.







