Cefalo emergente

Published on Novembre 1st, 2014 | by Giuseppe Gioia

Santo Barbaro – Geografia di un corpo

santo barbaro

Ho perso la fiducia un po’ in tutti e per forza di cose ho perso fiducia anche nella musica e il cosiddetto underground, non per colpa e per via della musica intesa come forma d’arte, ma per via della gente che bivacca nella “fauna musicale”, che la rende sterile, finta, arrendevole e disagiata. Senza rendermene conto ho perso anche la curiosità verso le nuove uscite: non aspetto più un disco con ansia, non cerco l’anteprima, non mi guardo più intorno; eppure la musica, da almeno un anno a questa parte, è diventata anche il mio lavoro. Tutto questo perché? Perché ho un bisogno inesauribile di verità, di realtà, di cose crude lanciatemi in faccia senza mezzi termini, senza indugiare. A quanto pare in questo nostro periodo storico tutto questo non sembra fare molta tendenza nella politica, nel sociale e di conseguenza anche nella musica.

Solo di una persona mi fidavo ancora, solo a un progetto ho voluto dare ancora una chance: i Santo Barbaro di Pier Alberto Valli; non perché mi piaccia il suo modo di scrivere, di pensare o per via della stima artistica che mi lega a lui, ma prima di tutto perché non ha mai fatto caso alla confezione, perché ha sempre sputato in faccia la realtà e soprattutto perché non ha paura. Non ha paura di tirare fuori un quarto disco Geografia di un corpo dopo aver dichiarato morto o fermo il progetto, non ha paura di registrare un disco in presa diretta con ben nove elementi (due batteristi e due percussionisti), non ha paura di farlo in pochi giorni, non ha paura di abbandonare la forma canzone “barbariana” del precedente “Navi”, ormai collaudata e perfetta, non ha paura di suonare punk, new wave, elettronica, pop e, soprattutto, non ha paura di raccontare come funziona e tradisce il corpo umano.

Non ho mai amato e me ne guardo bene” tuona il ritornello di Lacrime di Androide che ha l’importanza di far entrare in casa la quarta anima dei Santo Barbaro: lo fa tenendosi stretto sottobraccio From The Lions Mouth dei The Sound, incarnando l’anima “ferrettiana” più spudorata, tessendo un percorso rapido e veloce che non pretende salvezza o assoluzione, ma vuole solo lasciare la traccia di un’esistenza tumultuosa.

Cosmonauta fa commuovere sin dal primo ascolto, lascia scorrere i brividi lungo la tua logora schiena, ti fa stringere al pavimento con le gambe incrociate facendoti scorrere davanti una vita intera di ricordi, quelli più piccoli e frammentati che hai tenuto nascosto al riparo da quelle mani luride e abominevoli che richiedono ordine; la coda finale fa pensare a Brian Eno che abbraccia Atmosphere dei Joy Division e si commuove a sbirciare l’alba di un nuovo giorno che proprio non ti aspettavi di veder scorrere.

Zolfo è un incidere lento verso l’alto, inseguendo un puntino fioco di luce che scompare cercando di evitare le schegge impazzite di un pericolo costante e continuo, per poi aprirsi ad un mantra chitarristico che forse non ci mostrerà la luce ma ci fa respirare.

Corpo non menti è un attimo: testamento e manifesto, allo stesso tempo, di un’intera vita.

Non credo agli uomini ma guardo avanti. Non credo agli uomini ma vado avanti. Non credo agli uomini ma agli eventi” sono le parole che riecheggiano fisse e ipnotizzanti in “Tra gli alberi” e sono le parole che più mi hanno scavato dentro sin dal primo ascolto: sono una presa di coscienza forte, ma non una sconfitta, un facile qualunquismo da discount, sono l’amore per la storia quella decisiva e importante, sono l’amore per la bellezza e la poesia, sono la vera linfa vitale che l’uomo ha dimenticato e che non cerca più.

Tante altre cose si potrebbero dire sul sound di questo disco, ci potremmo perdere in mille discorsi feticisti e maniacali ma sono cose che lascio ai miei colleghi più blasonati ed esperti in questa gara al massacro, a me interessa altro: mi interessa sapere che quell’ultima chance me la sono giocata bene, mi interessa sapere che se Pier Alberto e i Santo Barbaro sono tornati dopo aver detto basta lo hanno fatto per dire qualcosa e soprattutto per aggiungere qualcosa, ancora una volta! Geografia di un corpo è un corso intensivo di anatomia spaziale, cosmica ed emotiva alla ricerca distruttiva della reale indole umana per cercare di scardinare sistemi e finzioni e liberarci dalle pulsioni più inutili e becere.

Io probabilmente non credo più negli uomini, ma credo in quest’uomo!

Giuseppe Gioia

Tracklist

1. lacrime di androide

2. pavlov

3. cosmonauta

4. la necessità di un´isola

5. zolfo

6. corpo non menti

7. finché c´è vita

8. ora il presente

9. ti cammino dentro

10. tra gli alberi

11. in memoria di nessuno

http://santobarbaro.org

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