Fury

Regia: David Ayer
Anno: 2014
Durata: 134′
Cast: Brad Pitt, Logan Lerman, Shia LaBeouf, Michael Peña, Jon Bernthal, Jim Parrack, Brad William Henke, Kevin Vance, Xavier Samuel, Jason Isaacs
Uscita: 2 giugno 2015
Trama: Nel pieno dell’attacco finale degli Alleati alla Germania nazista, il giovane dattilografo Norman si ritrova assegnato al carro armato M4 dove verrà iniziato alla crudeltà della guerra da Wardaddy, Bible, Gordo e Coon-Ass.
‘Best job I ever had’
Di che cosa parliamo quando parliamo di guerra? A volte sembra che ci si debba per forza rivolgere al passato per capire qualcosa di così estremo, come se al giorno d’oggi quello che vediamo al telegiornale sia una sorta di eco lontano che non può entrare nelle nostre vite.
Eppure la dimensione del conflitto è forse la cosa più vicina alla natura umana più primitiva, al suo stato naturale e per questo tragico nella sua terrificante ineluttabilità.
C’è uno strazio profondo nella fragile follia dei cinque protagonisti di Fury che dipinge alla perfezione questa contraddizione di fondo per cui ignoriamo ciò che siamo, o ciò di cui siamo veramente capaci, solo perché non riusciamo ad accettarlo se non vedendolo proiettato su qualcun altro.
Allo stesso modo il giovane Norman si ritrova sbattuto nella pancia di un carro armato con quattro uomini che hanno deciso di impazzire intimamente piuttosto che accettare quello in cui si sono tramutati e con lui ne dobbiamo testimoniare il dolore, la rabbia e, ovviamente, la furia.
Questo di David Ayer è sicuramente un film da antologia, e non solo per il genere nel quale riesce a ritagliarsi un posto di spicco. In ogni scena statica, cioè non di combattimento, impone una messa in scena teatrale fatta di scambi aggressivi e gesti di violenza o imposizione, attraverso i quali, come in una competizione, il protagonista deve affannarsi per sopravvivere e raggiungere lo stadio successivo.
Le chiavi di lettura possono nascondersi o negli occhi puliti di Logan Lerman che deve assistere e quindi essere testimone dello sgretolarsi di uomini buoni in bestie al macello o nell’apologia del sacrificio per un bene superiore intangibile, teorico e scandito solo da ordini netti ricaduti dall’alto a cui ubbidire senza interesse.
Grazie anche a una scelta di interpreti perfetta, Fury si insinua nel cuore passando per le viscere, esaltando come solo un film di guerra sa fare, irretendo con irrequieta dolcezza come nella sua scena più lunga e meravigliosa piazzata al centro esatto del film, per poi ricadere come un’incudine trascinando chiunque all’inferno con sé.
Angelica Milia
Voto
Summary: Best job I ever had



