Suburra
Vanno, vengono e poi si fermano su un comodino, su una sedia, su un mobile o su una mensola. A volte si moltiplicano e si auto-organizzano a formare colonne che si reggono in piedi con l’aiuto dello stesso santo protettore di turno degli scavi di Pompei: sono i libri che hai lasciato in sospeso, quelli a cui in tempi remoti, proprio come l’amico che si fidanza e poi sparisce, promettesti che vi sareste rivisti presto. E invece no. Restano lì, immobili ed in equilibrio precario per un tempo indefinito. Fino al momento del bisogno, tipo in estate, quando, con un po’ più di tempo libero, pensi ad un libro da recuperare, ad esempio Suburra di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini, lasciato sul comodino per ben due anni.
Ed è stata cosa buona e giusta. Il libro non se la prenda a male, ma il periodo di solitudine trascorso è stato necessario, visto che è proprio questo il momento perfetto per leggere Suburra, perché la reazione che provoca oggi è identica a quella prodotta da Instant book.
Il romanzo di Bonini e De Cataldo è la dimostrazione pratica che la realtà può superare la fantasia: il contesto descritto nel libro è sovrapponibile a quello emerso nell’ultimo anno nell’inchiesta “Mondo di mezzo” su Mafia Capitale che ha avuto il suo massimo picco di notorietà con il funerale più tamarro della storia, quello del boss Casamonica.
Il titolo, d’altronde, evoca il cosiddetto “mondo di sotto”, in quanto Suburra era il nome di quel vasto quartiere malfamato dell’antica Roma, oggi sinonimo di plebaglia o gente di malaffare. In tutto il libro la Roma raccontata coincide perfettamente con la realtà descritta, durante un’intercettazione ambientale, da Massimo Carminati (boss con un passato neofascista intorno a cui si regge l’intera inchiesta della magistratura, e la cui figura ha notevoli punti di contatto con il Samurai del romanzo) sui “tre mondi”: quello “di sotto”, Suburra appunto, fatto per lo più spezzacosce di periferia; il “di sopra” dei salotti, dei prelati, degli imprenditori e dei politici corrotti; il “di mezzo”, infine, quello dei burattinai, potenti e arroganti, che fanno affari collegando i due mondi ”di sopra” e “di sotto”. Suburra è un sequel ideale di Romanzo Criminale, in cui la coppia Bonini e De Cataldo riesce a descrivere in modo magistrale il meccanismo all’interno del quale si sviluppano quegli strani legami d’amicizia tra cardinali e boss che ultimamente ci appassionano tanto. Con una non trascurabile differenza: Romanzo criminale è la storia di un’epopea criminale, Suburra è il “qui, ora, adesso”. E questa si chiama preveggenza o potere del grande noir, no?
Fabio D’Angelo
Summary: Il potere del grande noir




