Via dalla pazza folla
Regia: Thomas Vinterberg Anno: 2015 Durata: 119′
Cast: Carey Mulligan, Matthias Schoenaerts, Michael Sheen, Tom Sturridge, Juno Temple
Trama: Bathsheba Everdene, cresciuta in condizioni umili e dotata di un animo forte e spiccatamente indipendente, eredita una tenuta e cerca di farla prosperare nonostante l’opinione contraria di una società fortemente maschilista. Lungo il suo percorso dovrà giostrarsi tra due pretendenti e un fattore deciso a proteggerla dal mondo circostante, unico suo pari in un mondo di equilibri mancati.
‘E’ alquanto difficile per una donna esprimere i propri sentimenti con un linguaggio che gli uomini hanno creato appositamente per esprimere i loro’
Di eroine femminili è pieno il mondo, ma come Bathsheba Everdene ne troverete una su un milione, se siete fortunati.
Già a partire dal cognome della protagonista (che scritto leggermente diverso denota un altro personaggio femminile culturalmente quasi rivoluzionario degli ultimi anni a livello cinematografico) si intuisce che si avrà a che fare con una forte intenzione di tratteggiare la donna schiacciata da una società romantica solo dal punto di vista maschile.
Thomas Hardy, che di contro-eroine femminili ha riempito la sua bibliografia (Tess dei D’Urberville su tutte, ma anche la splendida controparte di Jude ‘l’Oscuro’ Fawley, Sue Bridehead è letteralmente indimenticabile) costruisce qui però la sua migliore incarnazione, riuscendo a rivestire la donna di una serie di eventi che, incontro dopo incontro, anno dopo anno, scontro dopo scontro, ne costruiscono la forza permettendole di crearne una nuova, più solida e reale.
A rafforzare le fondamenta di una storia già meticolosamente matematica nel suo giostrare passioni silenti, decisioni sofferte ed equilibri sociali, cinque attori dispiegati lungo i limiti dei loro personaggi e quindi perfetti, come emersi dalla pagina stampata ma colmi di una dignità carnale che ha avuto rari simili in passato, riguardo al genere trattato.
Ma la vera gemma del film è il suo regista, il danese Thomas Vinterberg (già candidato all’oscar per il suo gelido Il sospetto e, giovanissimo, autore del celebrato Festen) che riesce a far risplendere di forza e grazia una Carey Mulligan sempre accecante, calandola in un contesto di rimbalzo tra micro e macro continui, senza perderla di vista un secondo, impedendole di scivolare in contraddizioni facili con l’onestà di un autore attento e presente per ogni suo più piccolo dettaglio sparso sullo schermo.
Ed in questo sembra quasi scoprirsi incarnato sullo schermo dal ‘guardiano’ di Bathsheba, il forte e gentile Grabriel Oak, cuore segreto e pulsante di un film piccolo, leggerissimo eppure concreto come pochi.
Non lasciatevelo scivolare tra le dita.
Angelica Milia
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