Musica

Published on Novembre 19th, 2015 | by Fabio D'Angelo

Amore e furto

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Amore e furto – De Gregori canta Bob Dylan. Caravan, 2015.


Il legame genitori-figli è un argomento difficile e complesso che spesso riduciamo ad una mera analisi delle peculiarità che in qualche modo ereditiamo: la fisionomia del viso, il colore dei capelli e degli occhi o un particolare talento artistico. A queste va aggiunta, ma questo io personalmente lo ignoravo, anche una certa visione romantica del lavoro dei genitori. Io ad esempio, quando mi ritrovai ad osservare per la prima volta su un treno veloce la soddisfazione stampata sul volto della gente che guardava il display con la velocità di viaggio di 300 km all’ora, pensai con orgoglio al mio papà (per trenta anni ferroviere deviatore capo) e a quella sua strana idea del suo ruolo di manovratore di scambi, un misto tra un giostraio e un attivatore manuale di sliding doors. Papà era riuscito a trasmettermi senza rendersi conto una certa passione per il tema delle locomotive, e questo perché, come ha spiegato Francesco De Gregori durante una recente intervista per la presentazione del suo ultimo lavoro Amore e furto (Caravan, 30 ottobre 2015), certe cose le assorbi come una spugna in modo inconsapevole.

Ovviamente “il Principe” pensava al modo in cui Bob Dylan, attraverso i suoi dischi, avesse influenzato la sua carriera sin dall’adolescenza. Cosa che gli appassionati di cantautori italiani di fede degregoriana avevano intuito da un po’. Basti pensare ai numerosi omaggi che il nostro De Gregori ha distribuito in più di quarant’anni di carriera all’arte del signor Robert Allen Zimmerman (Buonanotte fiorellino, ad esempio, è liberamente ispirata a Winterlude, mentre Via della Povertà e Non dire non essere così, presenti in una versione rivista anche in quest’album, sono il frutto di fedeli traduzioni).

Per cui l’uscita di un album come Amore e furto (traduzione letterale di Love and Theft, il disco in cui il menestrello americano “ringraziava” le sue origini musicali) composto da undici canzoni pescate nel vasto repertorio di Bob Dylan, non ha certamente colto di sorpresa i cosiddetti degregoriani della prima ora. Ciò nonostante, è importante non fermarsi agli aspetti più evidenti e quindi non pensare a questo lavoro come ad un album omaggio o ad un semplice gesto d’amore verso l’arte di un maestro mentore, perché Amore e furto è molto di più: è una vera e propria  dichiarazione di parentela, documentata da tanto di stato di famiglia artistico in forma di disco. E per farlo De Gregori si è lanciato in un’impresa titanica, rappresentata dall’inevitabile paragone con le versioni originali dei pezzi di Bob Dylan. Una sfida enorme che il nostro ha affrontato in modo coraggioso ed intelligente, come può rappresentare, ad esempio, la scelta di non inserire in Amore e furto i successi più conosciuti di Bob Dylan. Una decisione, questa, non legata a ragioni snobistiche, ma piuttosto all’esigenza di dover rispettare un parametro fondamentale, quello della forma canzone. De Gregori mette da parte qualunque ragione di carattere commerciale (ad esempio, inserire nell’album la cover di Like the rolling stone avrebbe fruttato di più in termini di suggestione e di vendite) e punta dritto sulla ricerca dell’equilibrio perfetto fra testo e musica. E quindi, al netto degli arrangiamenti che conservano una certa fedeltà con i pezzi originali, la sfida “il principe” se la gioca interamente nel campo delle traduzioni. Gli undici brani che costituiscono Amore e furto non sono altro che il risultato di una scelta certosina, mirata a trovare l’incastro giusto tra un testo fedele ed efficace, il suono e la metrica.

Questa quadratura del cerchio viene raggiunta nel brano Mondo politico (Political world), la più bella per chi scrive: “Viviamo in un mondo politico/ La pietà scaraventata a mare / La vita è un riflesso, la morte una maschera / Ogni banca è una cattedrale”. In Non è buio ancora (Not dark yet), Non dirle che non è così (If you see her, say hello), Servire qualcuno (Gotta serve somebody da Slow train coming) e nella bellissima Come il giorno (I shall be released).

In conclusione, chi scrive pensa che alla fine De Gregori la sua sfida personale con le traduzioni l’abbia vinta con largo scarto, al punto da concedersi qua e là nell’album qualche vezzo. Piccole autocitazioni come quella presente in Un angioletto come te (Sweetheart like you): “Vorranno tutti sapere qualcosa e se è stato difficile/Camminare sui pezzi di vetro e ritrovarsi qua” (“You could be known as the most beautiful woman Who ever crawled across cut glass to make a deal”). O nel brano Servire qualcuno (Gotta serve somebody): “puoi chiamarmi Ciccio, puoi chiamarmi Generale” (“you may call me Bobby, you may call me Zimmy”).

Amore e furto è un progetto riuscito che vale la pena di ascoltare perché parla un po’ di quello scambio del dare e avere che c’è tra un padre (artistico) e un figlio – perché ci fa conoscere cose di Bob Dylan non segnalate sulle guide ufficiali – perché ci insegna l’arte della cover – perché il merito dei figli ricade anche sui padri, e quindi se quest’anno tre generazioni di persone hanno festeggiato commosse i quarant’anni di Rimmel, è anche un po’ per merito di un giradischi  su cui andavano le note del signor Zimmerman.

Fabio D’Angelo

 

TRACKLIST
  • Un angioletto come te (Sweetheart like you)
  • Servire qualcuno (Gotta serve somebody)
  • Non dirle che non è così (If you see her, say hello)
  • Via della Povertà (Desolation row)
  • Come il giorno (I shall be released)
  • Mondo politico (Political world)
  • Non è buio ancora (Not dark yet)
  • Acido seminterrato (Subterranean homesick blues)
  • Una serie di sogni (Series of dreams)
  • Tweedle Dum & Tweedle Dee (Tweedle Dee & Tweedle Dum)
  • Dignità (Dignity)
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è una persona semplice: ama la pasta e patate con la provola, la pizza, il sole, il mandolino e la SSC Napoli 1926. Alla domanda “Progetti per il futuro?”, generalmente risponde: non sottovalutare le conseguenze di una parmigiana di melanzane.



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