Lo Sturangoscia
“Non è Anna Karenina, ma gli somiglia.”

Davide Predosin, Carlo Sperduti, Lo Sturangoscia. Gorilla Sapiens, 2015.
Qualche mese fa mi era stata recapitata una copia de Lo Sturangoscia di Davide Predosin e Carlo Sperduti, edito dalla casa editrice indipendente romana Gorilla Sapiens. Il libro prometteva bene, sia per il titolo accattivante che per la bella e colorata copertina di Elisa Macellari. Il caso volle, però, che tale copia mi fu sottratta da ignoti che, in un momento di distrazione, presero una borsetta che (s)fortunatamente conteneva solo il libro in questione. Leggere questo Sturangoscia era diventata allora una questione di principio, ma anche di curiosità: cosa aveva di tanto allettante il contenuto della mia anonima shopper chiaramente semivuota? Forse anche i ladri volevano leggere questo Sturangoscia? All’epoca non avevo mai trovato una risposta, ma dopo aver recuperato una nuova copia del libro e aver scoperto che la storia comincia con il furto di un pacco, ho interpretato il tutto come un segno del destino per farmi immedesimare meglio nello spirito di questo romanzo epistolare.
Lo so, la mia premessa è un po’ bizzarra, ma per un romanzo così fuori dagli schemi, una premessa “tradizionale” mi sembrava fuori luogo.
Il libro si apre con una lettera che il dottor Filoette Vasca scrive al postino Girolamo Mercuriale Trincavella per avere notizie su un pacco che Trincavella doveva consegnare ma che sembra non essere mai giunto a destinazione. Si scoprirà che il pacco è stato rubato. Il contenuto, un’invenzione del dottor Vasca, è uno strumento alquanto singolare: una specie di pompa idraulica chiamata Sturangoscia “molto utile per estirpare quello spiacevole e indefinito senso di disagio che spesso spinge le persone, tra le altre cose, a occuparsi di questioni ultime”. Un dispositivo dunque, che serve per aspirare via qualsiasi tipo di angoscia dalle persone ma che bisogna usare con cautela perché è molto utile ma anche pericoloso, e può presentare gravi effetti collaterali. Chi ha preso allora questo pacco? Cosa è successo allo Sturangoscia? Chi l’ha sottratto può essere in pericolo?
Non posso scrivere di più, ma quello che accadrà ha dell’incredibile: personaggi strambi, club misteriosi, incontri, travestimenti, indagini e anche una lezione illuminante sui vari tipi di angosce (tra cui la mia preferita, quella metafisica o teologica “la fonte da cui tutte scaturiscono”). Una vera e propria avventura surreale e grottesca che inghiottirà pagina dopo pagina il lettore, che difficilmente riuscirà a chiudere il libro senza averlo finito.
Ciò che rende davvero interessante e geniale questo romanzo, oltre al ritmo calzante e avvolgente e alla storia originale, è che i due scrittori, come dichiarano nella prefazione, si sono scritti davvero queste lettere senza concordarsi sul contenuto, “ciascuno cercando a ogni risposta di sorprendere, divertire e anche, essendo persone che tutto sommato indulgono al Male, di superare e stuzzicare l’altro”. E immagino si saranno divertiti a scrivere, tanto quanto il lettore nel leggere.
Non crediate comunque che si tratti solo di un romanzo totalmente non-sense, perché a leggere bene tra le righe il senso si trova, e anche molto profondo. E questo è un altro dei punti forti del libro, di cui consiglio una lettura tutta d’un fiato. Prendetevi un paio d’ore, abbandonate ogni pregiudizio, liberate la vostra fantasia e fatevi sorprendere, e soprattutto a fine lettura fate come me: sperate che gli anonimi che me l’hanno derubato stiano sperimentandone da mesi tutti gli effetti collaterali.
Carla De Felice
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