Cefalo emergente

Published on Maggio 28th, 2016 | by Giuseppe Gioia

Il nome dell’album è i Misteri del Sonno

 

il nome dell'album è i misteri del sonno - i misteri del sonno

I Misteri del Sonno – Il nome dell’album è i Misteri del Sonno (La Rivolta Records, 2016)

I Misteri del Sonno – Il nome dell’album è i Misteri del Sonno

Qualcuno, inevitabilmente, dirà che questo è un disco troppo pop, che risente delle influenza di Tizio o Caio. Ma sono solo chiacchiere da pessimo discount: la verità (almeno per me) è che in questo primo LP de I Misteri del Sonno, dal simpatico titolo Il nome dell’album è i Misteri del Sonno si assiste a un esordio chiaro e definito.

Dove iniziare la mia analisi e quali prove utilizzare per avvalorare la mia tesi? Sicuramente dal modo di cantare e dalla voce di Carlo Adamo: le spinte rock e quel retaggio alternative, nascondono (neanche più di tanto in realtà) una voce multisfaccettata, spigolosa e incline al vagito soul, al graffiato, che riporta alla memoria Andrew Strong (per chi ha amato quel film-capolavoro chiamato The Commitments). Questo è uno degli aspetti che colpisce sin da subito l’ascoltatore, insieme a quel manierismo dal sapore vagamente retrò, particolarmente efficace in brani come Tu non vuoi morire che evidenzia un’attenzione ai particolari, un modo di costruire le fondamenta dei brani personale e mai standard.

La letteratura dei testi è semplice ma mai banale, trasuda di vissuto, di momenti importanti raccolti nel cassetto pronti ad esplodere, sensazioni che restano e tracciano percorsi fondamentali nelle esistenze. La struttura ritmica è granitica, essenziale e a tratti possente, capace di tratteggiare e sorreggere le idee decise di un quartetto che già alla prima uscita s’impone per chiarezza e coesione. Le chitarre sono argute, taglienti e mai ripetitive: giocano con i Blur e il migliore underground italiano, si scoprono melodiche e punk, accendono ritornelli coincisi e al fulmicotone.

Alla fine le parole contano poco in realtà, così come le descrizioni e le sterili classificazioni da frustrati del mondo indie, la sostanza è tutta nei dieci brani: precisi, diretti, calcolatori ma allo stesso punto fantasiosi e sconvolgenti.

Destrosinistro funziona benissimo come opener ironica e giocosa che fonde tutte le anime dei quattro musicisti salentini; Tu non vuoi morire è forse la gemma del disco, con un ritornello capace di scavarti dentro sin dal primo ascolto nonostante la semplicità: un brano perfetto insomma; Resto in casa, il primo singolo, mescola ironia, atmosfere british e un gusto melodico italiano che accontenta tutti, senza dimenticarsi di esplodere nei momenti giusti; Perdente ironizza su uso e abuso di social network e fantomatiche scene artistiche vomitando un ritornello veloce e punk capace di sfogare la rabbia sopita che aleggia nei nostri giorni; L’uomo dell’anno è in realtà già presente nel loro primo EP con un testo di pregiata fattezza e realismo pungente; La stanza d’inverno è rotonda e ipnotica e ricorda alcune delle cose migliori dei Non voglio che Clara dotata di un verso geniale come “Anche un orologio rotto segna per due volte al giorno, l’ora esatta senza muoversi”.

Discorso a parte meritano le due cover presenti nel disco: la splendida rivisitazione pop-punk di I am happy brano giocoso dei sottovalutati Soerba e soprattutto la magistrale ed emozionale interpretazione di Sugar man di Sixto Rodriguez in cui la voce di Adamo diventa vibrante e devastante, così come l’arrangiamento regalato dalla band.

A conti fatti, scusatemi la polemica, ma se questo, signori miei,  è solo un semplice e facile disco pop, allora io della musica non ho davvero capito un cefalo!

“…se sei tu l’ispirazione io mi lascio soffocare

Giuseppe Gioia

TRACKLIST

1-Destrosinistro

2-Tu non vuoi morire

3-Resto in casa

4-Perdente

5-L’uomo dell’anno

6-I am happy

7-La stanza d’inverno

8-Riff in mi

9-Arrivederci

10-Sugar man

Il disco si può ascoltare su bandcamp.com

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    • #Repost @ssimonadirosa with @get_repost・・・"Eravamo tutte esaltate e terrorizzate: si stavano avvicinando i mondiali ISI, la gara più importante dell'anno. Non capivo perché fosse così importante. Una vittoria non qualificava per nessun'altra competizione. Nessuna di noi sarebbe andata alle Olimpiadi. Eravamo solo prigioniere nel ciclo continuo del pattinaggio agonistico di medio livello."La recensione su @unabandadicefali, qui basti dire che questo mattone di 400 pagine si legge super velocemente (forse anche troppo) e racconta una deliziosa storia di formazione. Un primo passo per conoscere il talento di Tillie Walden anche in Italia 💙
    • Uno #streetcefalo Batllò, grazie @giorgiare #unabandadicefali #barcelona #instatravel #instatraveling #igersbarcelona
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