Tutti vogliono qualcosa
Tutti vogliono qualcosa

Regia: Richard Linklater
Durata:116 min.
Cast: Blake Jenner, Ryan Guzman, Tyler Hoechlin, Glenn Powell, Wyatt Russell, Will Brittain, Forrest Vickery, Temple Baker, Tanner Kalina, Austin Amelio, Juston Street, Zoey Deutch
Uscita: 16 giugno 2016
Distribuzione: Notorious Pictures
Trama: Jake arriva all’università come matricola. Rimarrà in una delle due case che il Campus ha messo a disposizione per la sua ottima squadra di baseball. Qui condividerà lo spazio abitativo, le birre e le ragazze, in attesa dell’inizio dell’anno e del primo allenamento di squadra.
‘Troppa filosofia per questa merda!’
Nei film di Richard Linklater la gente parla molto. Anzi, meglio, SI parla molto. La naturalezza dei suoi dialoghi, il ritmo delle situazioni messe in scena, hanno quel particolare gusto e identificabilissimo stile, che nel ventaglio di generi da lui toccati in fase sperimentale (suoi i meravigliosi Waking Life e A Scanner Darkly, ma anche il cult School of Rock) lo rendono uno degli autori più capaci e identificativi della frangia indipendente americana.
Nel caso di Tutti vogliono qualcosa, il regista fa la scelta più classica di sempre: raccontare la fine di un’estate, gli ultimi tre giorni per esattezza, di una squadra di baseball universitaria alle porte del professionismo. Amori, feste e personaggi iperdefiniti che incarnano una nostalgia universale, leggibile per tutti, e comprensibile attraverso ogni scelta fatta dai suoi protagonisti.

Se infatti a molte persone i film di Linklater appaiono come un interminabile scambio di battute dove nulla accade, la realtà è che sotto ogni battuta, scherzo o lite si nasconde una piccola presa di coscienza di ogni elemento messo in gioco. Ogni personaggio evolve silenziosamente e si ritrova comunque diverso, seppur in maniera impercettibile, alla fine della pellicola: dall’invasato per il baseball che impara una lezione di umiltà, al protagonista che non sa qual’è il suo posto nel mondo ma è consapevole dei suoi limiti, passando per il chiacchierone affascinante fino ai tonti del gruppo.
La sensibilità di Linklater sta tutta nel tratteggiare veri esseri umani sotto le sembianze di identità fittizie, e questo emerge fortemente in una delle ultime scene che sembra richiamare, attraverso ogni suo elemento, il finale di Boyhood in tutta quella sua forza tracotante naturalezza.
Ogni suo film è una boccata d’aria fresca, e noi speriamo che continui a regalarcene, essendo uno dei pochi a saper maneggiare con tanta eleganza la condizione umana nella sua natura più semplice e quotidiana.
Angelica Milia
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