Libri

Published on Ottobre 5th, 2016 | by Sabrina D'Errico

Eccomi

Eccomi

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Jonathan Safran Foer, Eccomi. Guanda, 2016 pp 666

“Tra due esseri qualunque c’è una distanza unica, invalicabile, un santuario inaccessibile. Qualche volta prende la forma della solitudine. Qualche volta prende la forma dell’amore.”

Eccomi è la rivelazione di Jonathan Safran Foer che tutti stavamo aspettando. Dopo undici anni di pausa dalla narrativa, i riflettori si riaccendono (come la lampadina della copertina che è già tutto un programma) sul suo lavoro più intenso, il più vero, il più doloroso, e senza dubbio il più autobiografico. Al quarto libro, Jonathan Safran Foer torna con un’opera di grandissima intensità, lunga quasi il doppio dei precedenti: oltre 600 pagine che hanno la pretesa di presentarsi come l’opera maestra, “il primo libro” scritto in circa dieci mesi ma covato da quasi venticinque.
Eccomi è un viaggio lunghissimo all’interno dell’io più profondo dei personaggi, di quello di Foer, e del nostro; un romanzo che è tutto un capolavoro nel trattare i più disparati argomenti collegati dal fil rouge dell’impossibilità di riuscire a simulare un perfetto autocontrollo quando ormai ci si trova faccia a faccia con crisi e cedimento.

Ambientato a Washington, città natale di Foer, la storia ha come perno la gestione del divorzio tra Jacob e Julia, una coppia ebrea con tre figli maschi, a causa di un cellulare nascosto ritrovato pieno zeppo di messaggi erotici, nonché simbolo del desiderio represso a lungo. Da qui, un romanzo che parla di scelte, di bivi, di convivenza con la frustrazione e con l’ostinazione di preservare un piccolo mondo perfetto che in realtà non è altro che una messinscena a tratti tragicomica. L’autore parla di matrimonio, di guerra, di religione, di famiglia, di tecnologia, di quotidianità creando un romanzo straordinario e raccontando tutto ciò che è ordinario, sottolineando come in realtà il lato più affascinante della vita non sia niente altro che una collezione di momenti assolutamente usuali e regolari che si caricano di una forte emotività e riescono a stupire chi li vive e li legge. Non servono grandi storie quando la vita ha già dell’incredibile di suo.

Gli oltre cinque microcosmi in cui perdersi sono parte del gigantesco affresco che rivela i problemi della middleclass americana di origine ebraica, newyorchese, microcosmi che in realtà sono conflitti interiori che accomunano tutti. Julia e Jacob danno spettacolo delle nevrosi tanto care all’autore, che derivano dal senso di colpa e dall’assurda pretesa di vivere un’esistenza che – se organizzata nei minimi dettagli – possa rivelarsi giusta, restando a lungo sulla superficie delle apparenze e senza mai arrivare a toccare con mano la verità, anche quando la sincerità sarebbe palesemente l’unica via di salvezza. Mentire e mentirsi, in quel complicato gioco di rendersi la vita più complicata, per poi essere costretti ad uscire allo scoperto quando ormai i tempi sembrano non perdonare più.

Eccomi parla di amore, tradimento, religione, non ultimo dell’impatto distruttivo di alcune tecnologie sulle nostre vite. Si serve dei registri più diversificati, in un mix di risate e commozione, in cui la leggerezza dei dialoghi esilaranti si contrappone alla riflessione più impegnata sul senso della vita. Semplicemente, un capolavoro.

Sabrina D’Errico

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