Fumetti

Published on aprile 16th, 2018 | by Carla De Felice

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Sofia dell’Oceano – Intervista a Marco Nucci

La fiaba è un genere che conosciamo in (quasi) tutte le sue forme dall’infanzia e perciò leggere oggi qualcosa che possa davvero colpire e affondare è impresa ardua. Sofia dell’Oceano, invece, il dolcissimo graphic novel scritto da Marco Nucci e disegnato dall’incredibile Kalina Muhova (Tunué), può sciogliere il cuore anche del più duro e insensibile degli esseri umani. 

Marco Nucci, Kalina Muhova – Sofia dell’Oceano. Tunué, 2018, pp 186

“Grazie per avermi messo in difficoltà, che le cose facili non insegnano niente, secondo me.”

La protagonista è un’adorabile bambina di sette anni, alta come un portaombrelli, che vive in una casa troppo grande, in compagnia di zii vecchissimi. È affetta da una brutta malattia: l’ombra rossa, che le impedisce di vivere in città, vedere e conoscere gente e per questo si sente molto sola. La piccola parla soltanto con la sua bambola, Veronica, e scrive delle lettere all’oceano, perché in fondo lui è l’unico vero amico che ha. Un giorno l’oceano le risponde inviandole il Capitano Occhioblu, che la porterà con sé negli abissi marini a vivere avventure favolose alla ricerca dei leggendari cristalli guaritori, che l’aiuteranno a liberarsi finalmente dalla sua malattia.

Sofia è una bambina fragile ma coraggiosa, e nel suo viaggio negli abissi si trasformerà in una vera eroina imparando a superare le sue paure e insicurezze e a “piantarla di voltarsi indietro mentre va avanti.” Una fiaba adatta a tutti, grandi e piccini, con messaggi ed insegnamenti utili sia per i più piccoli, che per noi adulti, per insegnarci a guardare la vita con occhi diversi. Un piccolo capolavoro, insomma, curato in ogni minimo dettaglio, con gli strepitosi e delicati disegni in bianco e nero di Kalina Muhova (spoiler alert: a pagina 102 c’è una sorpresa che ha dell’incredibile) e il bel cartonato con la copertina a colori di Tunué, che è un omaggio alle edizioni classiche dei grandi romanzi di avventura e letteratura per ragazzi. 

Curiosissima di scoprire tutto il possibile su Sofia e i suoi amici, ho deciso di scrivere un appello a Marco Nucci, che gentilissimo, è accorso in mio aiuto proprio come il suo Capitan Occhioblu.


Ciao Marco e benvenuto su una banda di cefali

Nella tua carriera hai spaziato tra vari generi narrativi. Come mai hai deciso di cimentarti in quello insidioso della fiaba? 

Individuare il genere narrativo per raccontare una storia è un po’ come scegliere una mazza da golf: qual è la migliore per far andare la pallina in buca? Una domanda delicata, visto che in caso di errore si può perdere la partita! Nel caso di Sofia, il linguaggio non poteva essere che quello del racconto per ragazzi, che di certo è il più difficile da scrivere, perché richiede di veicolare messaggi complessi in modo semplice. Niente è più complicato della semplicità, basti pensare a quanto è difficile trovare una pizza Margherita fatta come si deve! Eh! Eh! Infatti, ho riscritto la sceneggiatura decine di volte, tagliando parole, rimodellando sequenze, aggiungendo momenti di respiro narrativo. Tutti gli elementi dovevano concorrere a rendere il libro godibile e leggero agli occhi di un ragazzo: ma i messaggi erano complessi, e dunque è stata una faticaccia! I bambini sono un pubblico esigente e spietato, ed è giusto così!

Di solito, il mio genere prediletto è l’horror, o perlomeno il perturbante: tuttavia, sono da sempre un avido lettore di libri per ragazzi, soprattutto romanzi. Da Roald Dahl a Stevenson, da Jules Verne a Italo Calvino. Capisco che non si tratta narrativa prettamente “per bambini”, semmai di classici per tutte le età: ecco, “Sofia dell’Oceano” vorrebbe avere un pubblico trasversale, e apparire diverso (ma convincente, si spera) dipendentemente dall’età a cui lo si legge. Un obiettivo non da poco, che ha dato alla stesura del racconto un’ulteriore difficoltà.

A margine: il nome Sofia è un voluto omaggio alla piccola protagonista di Il GGG, che è uno dei miei romanzi preferiti.

Il racconto per ragazzi, paradossalmente, è il veicolo ideale per mandare i messaggi più forti, quelli che in altre forme apparirebbero tronfi, oppure didascalici. Una specie di cavallo di Troia narrativo, che riesce ad esemplificare concetti base attraverso l’Avventura (quella con la A maiuscola). Quindi: mai fidarsi di un libro per ragazzi, può nascondere segreti aberranti (magari, la ricetta per una buona pizza Margherita).

Sono una cefala e quindi permettimi questa domanda: perché proprio l’oceano e gli abissi marini per ambientare la tua storia?

Ho sentito il bisogno di ambientare la storia in una scenografia “enorme”, che si contrapponesse alla minutezza di Sofia, che è una bimbetta alta un soldo di cacio (come un portoambrelli, a voler essere precisi). Inoltre, l’Oceano, per come lo intende il racconto, è un luogo metafisico, privo di specifiche di sorta: un elemento base, che aiuta a conferire al libro una nota di “universalità”. Senza considerare che, per antonomasia, le profondità acquatiche richiamano il concetto di ignoto: sono una sorta di spazio profondo che invece che stare sopra, beh, sta sotto! Sofia si abbandona all’ignoto della crescita, dell’incontro con gli altri, che è fatto di scoperte bellissime e paurose, di momenti divertenti e altri letteralmente terrorizzanti. Si abbandona all’Oceano, che qui è scritto con la lettera maiuscola, e non è nessuno oceano in particolare. Nel nostro universo narrativo, ce n’è uno solo (ma molto grande, eh!)

Marco Nucci, Kalima Muhora, Sofia dell'Oceano, recensione, una banda di cefali

Sofia dell’Oceano segue una struttura tradizionale, con i vari elementi tipici del racconto di avventura classico ma con dei risvolti inaspettati. Nei ringraziamenti si citano tutta una serie di personaggi che vanno da Terry Pratchett a Alfred Hitchcock. Quali sono state però le tue ispirazioni principali? 

I ringraziamenti sono in parte seri, e in altra parte ironici. Ma c’è qualcosa di più serio dell’ironia? Diciamo che ho voluto citare tutti i personaggi (e le cose) che ritengo, in qualche misura, responsabili dell’esistenza del libro in questa forma.

Inizialmente, la storia voleva essere un racconto “bigger than life”, poetico, nell’accezione di Hayao Miyazaki (senza fare paragoni con il grande Maestro). Poi, visto che Myiazaki l’ho sempre frainteso, la narrazione ha subito scartato verso immaginari e toni occidentali, che ritengo francamente più nelle mie corde. E così sono spuntati Roald Dahl, Stevenson, Poe e tutti gli altri compagni di tante ore passate a leggere in solitudine. Sono state contaminazioni inconsce, visto che l’intento non era quello di fare omaggi smaccati ai grandi della scrittura, ma di raccontare una storia con una sua specificità e degli intenti precisi. Le citazioni sono venute da sole, visto che tutti siamo vittime del nostro immaginario. Molti hanno nominato “Pinocchio”: incredibile a dirsi, non mi ero minimamente reso conto dell’enorme (anche letteralmente) omaggio al libro di Collodi contenuto nel libro, nella sequenza in cui il bestio Martirio inghiotte la nave dei protagonisti, che si ritrovano nel suo sconfinato stomaco. Sul serio, non me n’ero accorto.

Scriviamo, e le nostre letture affiorano in clandestinità, senza neanche chiedere il permesso. Delle vere maleducate!

All’interno della storia si trovano qua e là piccoli omaggi alla letteratura per l’infanzia che stupiscono il lettore. Era una cosa che avevate deciso dall’inizio o è nata in corso d’opera?

Un po’ all’inizio, un po’ in corso d’opera, un po’ non ce ne siamo accorti. Alcuni personaggi portano come nome di battesimo quello di scrittori che abbiamo voluto omaggiare: Edgar è un richiamo a Poe, Orwell allo stimato George, Stephen è King, e poi abbiamo i cristalli di Fenimore, il cui nome cita quello dell’autore del classico L’ultimo dei Mohicani. Ma gli esempi potrebbero essere moltissimi. Alcuni hanno paragonato l’ingresso di Sofia nel Palla 6 a quello di Alice nella Tana del Bianconiglio: il paragone è comprensibile, e in parte giusto. Tuttavia, il mio intento era quello di omaggiare l’incipit di Il Grande Gigante Gentile. La protagonista, che anche lì si chiama Sofia, vive la sua vita disgraziata finché un personaggio buffo e stralunato (in quel caso un gigante, qui il capitan Occhioblu) la conduce in un’avventura incredibile, che le cambierà l’esistenza. Alice, all’inizio del suo libro, non ha bisogno di aiuto, e credo che questo renda il meccanismo narrativo molto diverso. Non c’è dramma di partenza, nel romanzo di Carrol. Il Capitano Occhioblu vuole essere una specie di Willye Wonka, con la Turbonave subacquea al posto della Fabbrica di Cioccolato: credo sia un paragone che vedo soltanto io, visto che a conti fatti i due personaggi sono del tutto diversi. Ad accomunarli c’è una sorta di irriducibile e folle entusiasmo, un’euforia che prescinde da ciò che sta accadendo intorno.

La protagonista Sofia, alta come un portaombrelli, è un personaggio a dir poco adorabile, e soprattutto ritratta alla perfezione. È stata lei a ispirare la storia o viceversa?

Mi rendo conto che sembra una romanticheria “da scrittore”, ma è stata proprio la piccola a ispirarci la storia. Nella mia mente è affiorata la scena iniziale, che è poi diventata il primo capitolo del libro, il quale ha un tono narrativo molto diverso da ciò che segue. Il resto, in qualche modo, è venuto da sé, quasi come se me lo avesse raccontato la “Rospetta”: mi sono abbandonato al suo stupore, e solo in una seconda fase ho riannodato i fili del racconto, plasmandolo in un linguaggio che fosse coerente, attraverso un intreccio che fosse il più avvincente possibile, e magari privo di errori (visto che lo stupore commette un sacco di errori tecnici, accidenti a lui). Sofia è una bimbetta davvero tosta: in qualche modo, è entrata a far parte della mia quotidianità. Di tanto in tanto mi sgrida, e mi fa notare tutte le mie debolezze (che sono moltissime). Sa essere davvero petulante, ma lo fa per affetto, quindi la perdono (accidenti a lei).

Marco Nucci, Kalima Muhora, Sofia dell'Oceano, recensione, una banda di cefali

Come sono nati invece gli altri personaggi? Chi è il tuo preferito?

I personaggi sono nati in stretta cooperazione con la magica Kalina. Io scrivevo un capitolo per volta, aspettando che lei lo disegnasse (la trama c’era già tutta, parlo della sceneggiatura). Volevo vedere lo sviluppo grafico della storia, prima di aggiungere nuove scene: questo perché i disegni di Kali, che ideava personaggi e ambienti graficamente stimolanti, mi faceva venire idee che non avevo preventivato, conducendo dialoghi e situazioni verso territori imprevisti. Insomma, da un certo punto in poi l’ispirazione per la storia è stata la storia stessa!
Questo ha plasmato anche le fattezze e il carattere di molti personaggi, che stimo tutti, dal più semo al più pauroso: il mio preferito è Occhioblu, perché si crede furbo ma in realtà è incredibilmente ingenuo! È convinto che una retorica fine sia sufficiente a rendere una mente fine: si sbaglia alla grande, e mi riconosco molto in lui!
Kalina preferisce Sofia, più pragmatica e razionale (anche se stralunata, come tutti i personaggi), e si diverte un sacco a disegnare Nerofumo. Inoltre, ha una passione smodata per i due avocado/divanetti (quelli li ha inventati lei, dal nocciolo al picciolo).

Marco Nucci, Kalima Muhora, Sofia dell'Oceano, recensione, una banda di cefali

Uno dei punti forti di questo meraviglioso graphic novel sono sicuramente i bellissimi e delicati disegni di Kalina Muhova che creano un connubio perfetto tra storia e immagini. Com’è nata la collaborazione? Sapevi già che sarebbe stata lei a illustrare il libro o è stata una scelta dell’editore? Come avete lavorato insieme?

Scoprii l’arte di Kalina due anni fa, a Bologna, durante una mostra dei ragazzi (bravissimi) del collettivo Brace. Decisi subito che avrei voluto realizzare una storia con lei. Solo che questa storia non esisteva! Lasciai passare il tempo, scrissi un paio di soggetti, che a lei non piacquero: erano dei noir violentissimi, chissà cosa mi era saltato in testa! Ah! Ah! Attesi ancora, finché non mi affiorò nella mente la storia di Sofia. La condivisi con Kali, che questa volta gradì. Decidemmo di diventare una squadra avventurosa, e da quel giorno lavorammo insieme, per molti mesi, molte ore al giorno, perdendo la vista sulle tavole, ma divertendoci moltissimo!

A proposito di editore, con Tunuè hai già pubblicato La Tana di Zodor con Isaak Friedl. Sei stato tu a proporre questo nuovo lavoro?

Io e Kali iniziammo il libro “per amore per il libro”, senza fare calcoli. Basti pensare che, quando lo proponemmo per la prima volta a un editore, eravamo praticamente alla fine del lavoro. Dei pazzi! Tunué si innamorò subito del nostro progetto, e presto decidemmo che era la casa editrice perfetta per accompagnare Sofia nel suo viaggio (in questo caso editoriale). Avevamo ragione! Hanno svolto un lavoro strepitoso, con un entusiasmo che non ha pari. Insomma, con enorme sforzo e concentrazione, speriamo di aver cucinato una pizza Margherita perlomeno decente.

Grazie mille Marco!

Grazie, Banda di Cefali, ci vediamo nelle Profondità Profondissime. D’altra parte, laggiù, voi cefali siete praticamente autoctoni!

Intervista a cura di Carla De Felice

 

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Sofia dell’Oceano – Intervista a Marco Nucci Carla De Felice

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4.5


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L'unico vero realista è il visionario.



2 Responses to Sofia dell’Oceano – Intervista a Marco Nucci

  1. Stefania says:

    un’adorabile bambina di sette anni! <3 <3 <3

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